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Arriva la zona bianca: «Un giorno che segna la fine del calvario»

Dalla Mora (Confcommercio Fipe Udine) esprime «piena soddisfazione» nel giorno della riapertura in Friuli Venezia Giulia dei locali pubblici anche al chiuso

Antonio Dalla Mora, presidente di Confcommercio Fipe della provincia di Udine, esprime «piena soddisfazione» nel giorno della riapertura in Friuli Venezia Giulia dei locali pubblici anche al chiuso, «simbolo della conclusione di un lungo e travagliato calvario al quale la categoria è stata sottoposta, spesso anche a seguito di valutazioni sommarie, parziali, poco sostanziate da dati scientifici».
Ma c’è anche «l’orgoglio di rappresentare persone che hanno accolto con dignità delle misure non condivise e ne hanno rispettato i contenuti adeguando a loro spese le strutture».

«Le imprese del settore – prosegue Dalla Mora – hanno subito un danno incalcolabile, che tuttora viene sottovalutato dalla politica nazionale con ristori sommari e che escludono molte aziende. Nonostante ciò, al primo spiraglio di ripartenza, tutti i ristoranti, i bar, gli uffici spiaggia, i locali in genere si sono fatti trovare pronti a offrire a una clientela, altrettanto esausta per il confino a cui era stata costretta, i servizi di cui necessitava per dare il senso di una vera rinascita sociale ed economica del Paese».

«I pubblici esercizi, oltre ad essere punto di ristoro, sono il vero elemento cardine della socialità del nostro paese, le prime sentinelle sul territorio dell’andamento non solo dell’economia, ma della vita socioculturale delle nostre comunità. Le limitazioni che imponevano solo il servizio all’aperto, complice un cattivo tempo che mai come quest’anno ha rovinato la primavera, hanno creato profonde disparità e tanta delusione tra gli imprenditori. Molti, non avendo la possibilità di lavorare negli spazi all’aperto, hanno dovuto tenere chiusi gli esercizi, lasciando a casa moltissimi lavoratori. Peraltro, l’impossibilità, a cui a cui siamo stati obbligati per legge, di dare lavoro in maniera continuativa, ha portato molti lavoratori del settore, anche qualificati, a optare per collocazioni lavorative diverse, per le quali non sono o non sono ancora qualificati, pur di trovare continuità lavorativa e avere la possibilità di mantenere dignitosamente la propria famiglia. A tutto questo si dovrà porre rimedio, aiutando tutti coloro che sono stati penalizzati dalla gestione che si è fatta di questo ultimo anno e mezzo».
In conclusione, «vedere riprendere vita i bar, i ristoranti, i pub, con gli interni illuminati, i tavoli apparecchiati, i banconi e le cucine illuminate, e osservare i volti sorridenti dei cuochi, dei camerieri, dei baristi, dei titolari riempie di gioia tutti coloro che prestano questo tipo di servizio. Il vero segnali di ripresa».

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