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Sabato, 2 Luglio 2022
Archeologia / Cividale del Friuli

Svelati i segreti del Tempietto Longobardo di Cividale

Concluse le indagini archeologiche dell’oratorio di Santa Maria in Valle, uno dei monumenti più rilevanti dell’alto medioevo italiano

Gli scavi condotti all’interno dell’oratorio di Santa Maria in Valle a Cividale del Friuli, meglio noto come Tempietto Longobardo, hanno portano alla scoperta di un edificio preesistente collegato all’antica Gastaldaga, sede della classe dirigente longobarda  e l’indagine su una cassetta di legno contenente resti umani, già noti da varie ricognizioni (ultima delle quali avvenuta nel 1968) e tradizionalmente attribuiti Piltrude, badessa del monastero menzionato dalle fonti a partire dal IX secolo. In realtà si tratta di una selezione di resti scheletrici pertinenti a diversi individui, attualmente al vaglio degli studiosi.

Gli interventi

Questi scavi si inseriscono in un insieme interdisciplinare di progetti di analisi, restauro e valorizzazione del Tempietto Longobardo che costituisce uno dei monumenti più rilevanti dell’alto medioevo italiano. Si tratta infatti di un edificio legato a una committenza regia e frutto di una fase costruttiva e decorativa unitaria e coerente datata all’VIII secolo, un tempo in cui l’età longobarda conosce la sua maturità mescolando in un’armonia di linguaggi elementi bizantini, orientali e mediterranei. L’insieme si compone di interventi diversificati che vanno dallo scavo archeologico alla messa in sicurezza sismica, al consolidamento strutturale, al restauro degli apparati lapidei, di tutte le superfici dipinte e degli stucchi con il comune obiettivo di assicurare, attraverso la conoscenza, la corretta conservazione dell’edificio nell’ambito di una pianificazione progettuale più ampia di restauro e valorizzazione dell’intero complesso di Santa Maria in Valle prevista dal Piano di Gestione del 2010 World Heritage List – Italia Langobardorum. I Longobardi in Italia – I luoghi del potere (568-774 d.C.).

Che cosa hanno scoperto

Uno scavo molto difficile per la presenza di rilevanti rimaneggiamenti, necessario tuttavia per registrare ogni evidenza e leggerla alla luce dei dati scientifici attualmente disponibili, anche in relazione agli esiti delle recenti indagini svolte nell’area del Monastero, nella prospettiva di elaborare nuovi dati di conoscenza. Le indagini archeologiche, effettuate dalla ditta Arc-Team srl sotto la direzione scientifica di Angela Borzacconi per conto della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio Fvg si sono concluse da qualche settimana permettendo di verificare e meglio definire le caratteristiche del deposito archeologico esistente. Utilizzando un rigoroso metodo di scavo manuale stratigrafico di grande dettaglio, unito a una documentazione tecnologica qualitativamente efficace, è stato possibile individuare residui di stratigrafia ancora conservata che, unitamente ad una serie di datazioni al carbonio potranno supportare sia la cronologia delle fasi edilizie legate all’edificio che le dinamiche insediative precedenti alla costruzione del Tempietto.

Di grande interesse è infatti il riconoscimento di alcune murature relative ad un edificio preesistente al Tempietto, già note da precedenti scavi ma mai documentate e comprese correttamente. Si tratta di strutture che definiscono spazi articolati di una certa ampiezza, pavimentati con preparazioni di malta spessa e tenace che parrebbe presupporre l’utilizzo di lastre di pietra pesanti (forse le stesse utilizzate poi per il piano pavimentale del Tempietto, oggi ancora visibili). Elementi di pregio che, abbinati all’opus sectile, si prestavano al frequente reimpiego in relazione al progressivo innalzamento di piani pavimentali utilizzati durante le fasi di vita dell’oratorio. Non si sa a cosa si riferisca questa preesistenza ma pare che sia collegata all’antica Gastaldaga, sede della classe dirigente longobarda. 

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La ricognizione sotto l’altare, effettuata nel dicembre scorso a conclusione delle indagini nell’aula del Tempietto, ha portato alla luce una cassetta di legno contenente resti umani, già noti da varie ricognizioni (ultima delle quali avvenuta nel 1968) e tradizionalmente attribuiti proprio a Piltrude, badessa del monastero menzionato dalle fonti a partire dal IX secolo. Tali resti, in origine sistemati in un sarcofago assemblato in età medievale reimpiegando pezzi scultorei di epoca longobarda databili all’VIII secolo, furono traslati sotto l’altare in tempi recenti. Si tratta di una selezione di resti scheletrici pertinenti a diversi individui, attualmente in corso di studio.

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