Mercoledì, 29 Settembre 2021
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«Green Pass per lavorare? La scelta spetta al legislatore»

Pezzetta (Cgil Fvg): «Assolutamente impraticabili eventuali obblighi unilaterali decisi dalle aziende». Confortanti i dati Inail sui contagi: solo il 4% dei casi di positività ha avuto origine nei luoghi di lavoro

Da domani il certificato vaccinale sarà l'unico lasciapassare per alcune attività, tra cui la ristorazione al chiuso e spettacoli con pubblico. Il nodo, ora riguarda la scuola e il mondo del lavoro.

«La scelta di introdurre un obbligo vaccinale a carico dei lavoratori, quale sarebbe il green pass per l’accesso ad aziende e uffici pubblici, spetta esclusivamente al legislatore. Aziende e sindacati, da parte loro, possono continuare a dare il proprio contributo per una massiccia adesione alla campagna, ma entro i limiti ben precisi fissati dalla legislazione e nella piena applicazione dei protocolli nazionali e territoriali sulla sicurezza, che fino a questo momento hanno dato ottimi risultati, come confermano i dati Inail relativi contagi sui luoghi di lavoro». È quanto dichiara il segretario generale della Cgil Friuli Venezia Giulia Villiam Pezzetta, ribadendo una «ferma contrarietà» all’introduzione di obblighi in tal senso da parte delle aziende come anche «ad ogni ipotesi di discriminazione fra i lavoratori basata sulla vaccinazione», precisa ancora Pezzetta, contrario inoltre al ricorso ad accordi bilaterali tra sindacati e imprese in materia di obbligatorietà del green pass: «Si tratta – spiega – di una materia complessa e delicata sia sotto il profilo costituzionale che negli aspetti applicativi: una strada stretta per il legislatore e impraticabile per le parti sociali, che però possono e devono, da parte loro, fare ogni sforzo possibile per il rafforzamento dei protocolli sulla sicurezza e dei comitati Covid, anche come strumento di contrasto alla preoccupante crescita degli infortuni gravi e mortali che sta caratterizzando questi mesi su tutto il territorio nazionale».

Il segretario della Cgil Fvg, comunque, rimarca come i dati dei contagi sul lavoro restino al momento confortanti, «visto che solo il 4% dei contagi registrati finora ha avuto origine sui luoghi di lavoro e che due contagi su tre riguardano il comparto più esposto al rischio, quello della sanità e dell’assistenza, dove l’avvio della campagna vaccinale ha consentito un drastico abbattimento dei casi, a riprova dell’efficacia delle immunizzazioni come unico strumento di contrasto alla diffusione del virus, alla crescita dei ricoveri e dei decessi».

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