A Udine il "black pride" scende in piazza con la forza delle seconde generazioni

In tutto il mondo stanno sorgendo movimenti di protesta contro i fatti di Minneapolis, dove ha perso la vita George Floyd, un uomo afroamericano ucciso da un poliziotto: a Udine sta nascendo un movimento di giovani che scenderà in piazza mercoledì 10 giugno

Abdou, Mama e Samuel: tre dei giovani organizzatori della manifestazione

Com'è difficile essere se stessi al giorno d'oggi. Gli occhi degli altri ci scrutano costantemente, alla ricerca di un dettaglio da copiare, nella migliore delle ipotesi, o di un difetto da denigrare, il più delle volte. Se sei basso, se sei grasso, se sei brutto, se sei alto, se sei zoppo, se sei magro, se sei pallido, se sei vestito male, se sei pettinato strano, se sei pieno di tatuaggi, se sei straniero. Già, quest'ultima condizione è una delle più difficili da "portarsi addosso", se il paese in cui sei nato è l'Italia ma se la tua pelle è scura e tutti continuano a giudicarti sempre e solo per questo dettaglio, tra i mille che compongono il tuo essere.

È anche per questo che per alcuni giovani udinesi questo è diventato il momento adatto per decidersi a scendere in piazza e farsi sentire. Italiani, migranti di seconda generazione, figli di uomini e donne arrivati nel nostro paese anche 30 anni fa, nati sulla penisola più bella del mondo, della quale hanno preso gli accenti, i modi, l'istruzione ma non i diritti. Una decisione nata, ovviamente, anche sulla spinta del movimento mondiale dei "Black lives matters", sgorgato in maniera prorompente a seguito della tragica morte di George Floyd, il 46enne afroamericano morto a Minneapolis il 25 maggio a causa della violenza dell’agente di polizia Derek Chauvin. Una decisione che li porterà a scendere in piazza mercoledì 10 giugno, per la prima volta, anche a Udine. 

Il movimento udinese

«Noi siamo un gruppo multietnico di ragazzi, la maggior parte dei quali di nazionalità italiana. Il nostro obiettivo è combattere il razzismo cercando di sensibilizzare le persone su diverse tematiche come lo Ius soli, il caporalato, l'islamofobia e i white privilege. Ci stiamo ispirando ai movimenti afroamericani, ma l'idea di far nascere questo gruppo e di ritrovarci a manifestare è frutto dei nostri pensieri e di quello che abbiamo vissuto finora sulla nostra pelle». Mama ha 20 anni, è nata in Italia, a Udine ha fatto tutte le scuole prima di diplomarsi e iscriversi a Scienze internazionali e diplomatiche a Pisa. La sua famiglia è arrivata 30 anni fa dal Mali. «Ormai loro si sono rassegnati a questa situazione - ammette con un filo di delusione nella voce - ma noi che siamo la cosiddetta seconda generazione pensiamo al nostro presente e al nostro futuro, a come potranno vivere i nostri figli e per questo abbiamo deciso di fare qualcosa».

Quando Mama parla al plurale, si riferisce innanzitutto a Samuel, originario della Nigeria, e Abdou, senegalese. Loro tre sono l'anima del movimento udinese, un trio di ventenni con il sorriso stampato sul viso, che non nasconde la determinazione d'intenti. Ma dietro di loro si apre un intero mondo, fatto di giovani e giovanissimi: adolescenti ed ex adolescenti che stanno cominciando ad affacciarsi all'età adulta con uno sguardo sul mondo consapevole e orgoglioso. Loro ci sono e non vogliono essere invisibili.

Gli obiettivi

«Noi vorremmo creare un gruppo che si occupi di informare le persone, perché sappiamo che alla base del razzismo c'è l'ignoranza. informarsi, leggere, guardare documentari, ascoltare, cercare di capire: sono tutte cose sempre più difficili per le persone, gli argomenti correlati al razzismo sono scomodi, lo vedo anche nelle reazioni dei nostri amici». Mama e gli altri lo sanno, di portarsi addosso qualcosa che arriverà sempre prima del loro essere giovani, femmine, maschi, studenti, sportivi o qualsiasi altra cosa. Loro, prima di tutto, saranno "stranieri" razzializzati dagli sguardi degli altri, spesso dei bianchi che li etichetteranno nella categoria degli "altri neri", i richiedenti asilo, "quelli arrivati sul barcone" e via dicendo. 

Il razzismo latente

«Quando io, Samuel e Abdou siamo andati in Questura per richiedere i permessi per la manifestazione, il poliziotto di guardia fuori dall'edificio non ci ha chiesto cosa volessimo ma ci ha solo detto che l'ufficio immigrazione  era chiuso, dando per scontato che non potevamo essere lì per altro. Nonostante noi siamo nati qui, saremo sempre visti come stranieri». La sensazione, per Mama e chissà quanti altri, è di «sentirsi rifiutati da un paese che non ci vuole».

Il cambiamento

«Siamo giovani, siamo tanti, siamo multirazziali e guardiamo il mondo con occhi diversi: il cambiamento deve partire da noi, solo insieme possiamo sconfiggere il razzismo perché tanti ragazzi italiani la pensano come noi - continua Mama -. La mia famiglia mi appoggia, dice che condurre queste battaglie è il mio futuro: loro, una volta che io e i miei fratelli troveremo lavoro, vogliono ritornare in Africa, ma io voglio stare qui». Il sospetto è che il "qui" di cui parla Mama sia in realtà riferito al mondo intero, quel posto che con i suoi vent'anni non vede l'ora di poter rendere migliore. «In piazza, mercoledì prossimo, spero di non vedere solo le minoranze. Spero di vedere tutto quegli udinesi che sono stufi di vivere in una società che si basa sulle discriminazioni... certo, non so se Udine è pronta, ma noi di sicuro sì!».

La manifestazione

Il ritrovo è fissato per le 15 di mercoledì 10 giugno in piazza XX Settembre. «Dopo esserci radunati, ci sarà spazio per diverse persone che hanno preparato dei discorsi su alcune tematiche (Ius soli, sfruttamento nel lavoro, islamofobia, discriminazioni sociali, n.d.r.). Tra un discorso e l'altro saranno intonate alcune canzoni che abbiamo ritenuto significative per il nostro pensiero». Alla manifestazione hanno aderito altre associazioni ed enti, tra cui il Centro Balducci di Zugliano, ArciGay, Libera contro le Mafie, la Rete degli studenti medi e l'associazione universitaria Iris.

Il futuro

«Siamo in contatto con tanti altri gruppi in giro per l'Italia che si stanno muovendo nella nostra stessa direzione: perché non vogliamo più essere invisibili. Vogliamo coordinarci per avere un dialogo con le istituzioni. Per ora vogliamo riuscire a sensibilizzare i ragazzi della nostra età e non mettere in scena una manifestazione politica ma quanto prima vorremmo poter inziare un dialogo con gli amministratori della nostra città». Come dire, questo è solo l'inizio. 

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