Martedì, 26 Ottobre 2021
Attualità Tempio Ossario / Via Luigi Moretti

Parco Moretti può diventare il nostro Central Park: è davvero un'utopia?

Da quando ha riaperto il bar della grande area verde, si vede finalmente un po' di gente che popola il parco anche di sera, ma tutto ciò non basta a rendere il Moretti un posto sicuro a tutte le ore

Qualche sera fa sono andata a bere l'aperitivo prima di cena al bar del Parco Moretti. Abito in zona da un anno e, francamente, quella struttura sempre chiusa con le immondizie abbandonate ai lati e le piante che crescevano attorno, era uno spettacolo desolante. Non solo a livello estetico ma, soprattutto, simbolico. La sua riapertura ha provocato in me, e sono sicura non solo in me, un deciso senso di soddisfazione. Ma, una volta lì, ho sentito qualcosa che non andava, come una sensazione di incompletezza.

Il ruolo del parco

Ieri ero per strada, all'incrocio tra via Mentana e via Moretti, ad osservare il passaggio degli atleti impegnati nella Maratonina Città di Udine, quando non ho potuto fare a meno di rimanere in ascolto del dialogo tra un passante e un addetto alla sicurezza della manifestazione. «È il luogo più bello di Udine, questo... è il nostro Central Park, anzi... è forse più grande di Central Park!», ha esclamato tronfio di friulanità l'uno all'altro. Ho sorriso perché, ovviamente, il Parco Moretti, per quanto sia bello ed esteso, non raggiunge certo i 341 ettari del polmone verde newyorchese e, se vogliamo dirla tutta, nemmeno il ruolo di elegante presidio sociale.

Già, a questo pensavo l'altra sera mentre sorseggiavo una birra artigianale chiacchierando con un gruppo di amici e amiche e mi godevo il cambio di colore del cielo. Mi sono tornate in mente le parole della nuova Questora di Udine Manuela De Bernardin Stadoan, ad aprile 2019, nel giorno del suo insediamento: «Il mio obiettivo è quello che la città si riappropri delle zona urbane dal punto di vista sociale», sottolineando come dal suo punto di vista fosse fondamentale che la cittadinanza fosse parte attiva nella sicurezza, «tornando a vivere i luoghi della città liberati dallo spaccio senza paura, ma ricostruendo la tranquillità della convivenza». Da che nel 2012 il grande parco è stato restituito alla città, con l'intitolazione ufficiale alla famiglia Moretti, le sue vicissitudini non hanno però smesso di tenere banco nel dibattito cittadino. 

L'intervento della famiglia Pozzo, che ha regalato attraverso la onlus Udinese per la Vita le strutture del percorso-vita che si trovano sul lato sud del parco e i giochi dei bambini, ha decisamente impreziosito l'area verde, diventata nel tempo punto di riferimento per famiglie e sportivi. L'apertura del bar, nel 2013, ha poi rappresentato una svolta importante: il parco si poteva vivere non solo come sfogo, ma anche come punto di ritrovo e consumo. Poi sono arrivati i migranti che, nella grande crisi del 2015, hanno preso il parco come punto di appoggio e qui è addirittura nata la Refugees Public School ad opera dell'associazione Ospiti in Arrivo che, nell'estate 2015, si è presa la briga di fare ciò che le istituzioni non riuscivano o non volevano: dare una prima accoglienza, portare cibo e insegnare l'italiano a chi soggiornava a pochi passi dalla Questura in attesa di un permesso di soggiorno. Infine una costante della storia del parco è stata, oltre il degrado generalizzatoil giro di droga: questo, oltre che il quartiere della stazione, è considerato infatti il più grande terreno di spaccio della città.

Problema illuminazione

Insomma, come è normale che sia, una grande area verde nel cuore della città è destinata ad attirare le persone. Che persone la popolino, però, dipende da cosa è in grado di offrire l'area stessa. E così, mentre bevevo il mio aperitivo, mi sono resa conto di come nel giro di qualche sorso gli "abitanti" del parco fossero cambiati. Non più famiglie, non più bambini ma giovani. Al calar del sole, il vociare si è spostato dall'area dei giochi a quella della collinetta retrostante il bar, che lasciava intendere la presenza di gruppetti di ragazzi assiepati tra i vicoletti non illuminati del parco. Già, uno dei problemi fondamentali che portano alla cattiva frequentazione del Moretti, è la scarsa illuminazione. Graziosi lampioncini si trovano solo nel lato che costeggia via Moretti e lo stesso bar, ad esempio, vive le ore serali grazie alle sue luci interne perché nella zona circostante, compresa la pista di cemento dove spesso si vedono le persone pattinare, non ci sono né lampioni né fari altro genere. Peggio ancora, dunque, in tutte le altre zone del parco, dove i vialetti interni rimangono completamente al buio. 

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Socialità

Ora, i lampioni si sta relativamente poco a metterli. Il punto forse è un altro: in questo parco, che di giorno vede gruppi di persone che praticano yoga o tai-chi, coppie che provano passi di danza, runners e boxeur, cani (troppo spesso lasciati anche senza guinzaglio... per favore, no!), bambini, anziani che passeggiano e un'umanità varia e colorata, di sera spariscono tutti e tutte. Cristian Barel, che gestisce da solo il bar, fa quel che può: senza luci, senza una tenda o un gazebo, con ancora del materiale che deve arrivare per l'allestimento interno, sono in tanti che gradiscono ugualmente questo luogo per bere qualcosa. Lui però è il primo a rendersi conto che sì, la riapertura è stata una buona notizia, ma da sola non basta a risollevare le sorti di un luogo dal potenziale enorme.

Mentre l'altra sera ero seduta sui tavolini che si affacciano sui giochi dei bambini, i miei amici, le mie amiche ed io abbiamo notato un fuggi fuggi repentino partito dalle nostre spalle: una volante faceva il giro del parco e delle persone, alla vista dei lampeggianti, si sono date alla fuga. La scena è stata quasi comica, nessuno se l'aspettava né si sentiva minacciato o minacciata. Ma ci è stato chiaro che, oltre a noi avventori, nell'ora dell'aperitivo serale, il parco era popolato da altre persone che altro facevano. Ci è stato anche chiaro che le volanti della polizia passano sovente, la Questura è davvero a due passi: non è quindi il presidio delle forze dell'ordine a stabilire il termometro di delinquenza del parco. A fare la differenza è, come detto dalla Questora De Bernardin Stadoan, il presidio sociale

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Se anche la sera (o nei pomeriggi invernali) le persone fossero invogliate a frequentare questa meravigliosa area nel cuore della città, certi problemi non si verificherebbero o, più realisticamente, si verificherebbero di meno. Più luce, più eventi, più tavoli, più musica, più gazebo con i funghi riscaldanti, più socialità condivisa, insomma. L'esperienza del bar terminerà a fine novembre, dopodiché anche quest'angolo di parco tornerà nell'oblio e nell'oscurità non si sa per quanto ancora. E non rifugiamoci dietro la scusa del meteo: più a nord saliamo in Europa, meno le persone si fanno scrupoli a stare all'aperto con qualsiasi clima. E se questo deve essere il nostro Central Park, prendiamone davvero spunto e viviamo meglio la nostra città.

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