"Cala il sipario sulla danza in Fvg?"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Questo il quesito che terrorizza oltre 150 scuole di danza in Friuli-Venezia Giulia. L’art.2 lett.c del DPDCM dello scorso 8 marzo ha disposto la sospensione delle scuole di ballo e di danza sino al 3 aprile, salvo proroghe: potrà sembrare una misura meno impattante delle altre, ma non è così, come ci spiega Federica Comello, direttrice della scuola Axis Danza, con sedi a Udine, Tricesimo e Gradisca d’Isonzo.

“La situazione d’emergenza che stiamo vivendo impone giustamente la chiusura. Tuttavia, va detto che tale chiusura non è e non sarà indolore, anzi, i danni, anche ingenti, hanno già colpito tante scuole di danza. Un esempio per tutti: a fine marzo avrebbe dovuto tenersi a Udine il Concorso Internazionale di Danza “Città di Udine” che organizzo ormai da 7 anni e che avrebbe portato nella nostra città centinaia di danzatori provenienti da tutta Italia, isole comprese, e dall’estero, con manifestazione d’interesse addirittura dal Portogallo, con annessa possibilità di partecipare sempre a Udine e in esclusiva per l’Italia, alla Open Audition del Kibbutz Contemporary Dance Company di Israele. Un’occasione importante persa non solo per tanti giovani talenti, ma anche e soprattutto per la città di Udine e la nostra Regione che vedranno un danno economico, turistico e culturale”. Comello, infatti, ricorda che il Friuli- Venezia Giulia può vantare circa 120 Scuole di Danza e oltre 10.000 iscritti; in tutta Italia sono circa 1 milione e 400 mila i giovani che studiano danza, quando gli iscritti alle scuole di calcio non raggiungono il milione: questo patrimonio umano e artistico non può e non deve andare disperso. E sono proprio le proprio le scuole di danza a organizzare eventi, manifestazioni e concorsi, anche di prestigio e richiamo internazionale, per lo più con pochi, se non nulli, contributi delle istituzioni, malgrado tali eventi vadano ad arricchire l’offerta turistico-culturale della nostra Regione con positive ricadute sull’economia e sul territorio. Non sono state sospese solo le lezioni, ma workshop, stage, audizioni, concorsi in Friuli come in tutta Italia, oltre al fatto che tanti allievi che avrebbero dovuto partecipare ad eventi all’estero dovranno rinunciare. “E nel nostro settore – continua Comello - non sempre c’è una seconda occasione, quindi ciò che oggi perdiamo verosimilmente è perso per sempre.” Inoltre, la sospensione rischia di compromettere l’attività finora svolta dalle scuole e quella futura, mettendo a repentaglio anche i saggi di fine anno, che assicurano spesso il sold out ai teatri regionali. Non solo: alla chiusura delle chiuse non corrisponde la sospensione del pagamento di affitti, bollette, rate di mutuo, compensi per collaboratori, per i quali non è possibile ricorrere neppure alla cassa integrazione, ad esempio, il che potrebbe comportare per le realtà più piccole la risoluzione dei contratti in corso, se non c’è la liquidità per sostenere i costi. Per questo motivo, le scuole di danza della nostra Regione hanno deciso di unirsi e lanciare una petizione online, che ha superato in due giorni quota 1700 firme, per chiedere al Governo di adottare misure di supporto e sostegno in questo momento di profonda crisi, quali: la sospensione del pagamento dei canoni di locazione, di TARI e TASI, dei costi delle utenze, nonché il posticipo delle rate dei mutui, fino a garantire una fonte di reddito di almeno €500/mese per ogni istruttore e/o insegnante proporzionata al periodo in cui è stato richiesto di sospendere le attività e la parificazione delle associazioni e società sportive alle PMI o comunque di consentire anche a loro l’accesso a strumenti di finanziamento agevolato. In effetti, l’intero Terzo Settore, e in particolar modo quello culturale, artistico e dell’associazionismo, è il più colpito in questo momento: già indebolito per essere spesso dimenticato dalle politiche economiche del nostro Paese, che a pur lodevoli proclami e petizioni di principio, non sempre fa seguire azioni concrete, ora rischia davvero di andare definitivamente in default. Non a caso, le misure appena varate dal Governo per far fronte all’emergenza riguardano imprese e lavoratori, disponendo l’allargamento degli ammortizzatori sociali già esistenti e la possibilità di utilizzo del fondo di integrazione salariale per le aziende che vanno anche dai 5 agli 11 dipendenti, benefici dai quali sono escluse associazioni e società sportive dilettantistiche, che costituiscono la forma giuridica principale delle scuole di danza. L’auspicio, quindi, di Comello e delle 120 scuole regionali è che Governo, Regione e Comuni, ciascuno per le proprie competenze, si adoperino perché in Friuli Venezia Giulia non cali il sipario sulla danza.

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