Riforma sanitaria, Liguori: “Un modello che manca di solidità”

“Un passo indietro rispetto alle esigenze delle persone e dei professionisti della sanità. Non poggiando su un impianto territoriale saldo, finirà col generare l’aumento degli accessi in pronto soccorso e nelle Medicine peggiorando le condizioni del sistema ospedaliero”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Si è aperto oggi in Consiglio regionale l’esame in Aula del disegno di legge n.70 “Riorganizzazione dei livelli di assistenza, norme in materia di pianificazione e programmazione sanitaria e sociosanitaria” con le relazioni di maggioranza e minoranza. Simona Liguori, relatrice di minoranza per il Gruppo di Cittadini,ha mosso diverse critiche al modello proposto dalla giunta di centrodestra: «Le finalità della legge non sono una novità e certamente sono condivise – ha spiegato Liguori – ma ciò che non funziona sono i modelli proposti per il raggiungimento degli obiettivi: un impianto tutt’altro che solido, a tratti improvvisato, che sembra non convincere neppure la Giunta la quale rispetto al testo proposto inizialmente ha fatto una palese retromarcia durante l’esame in Commissione». Il riferimento di Liguori è all’assistenza territoriale la cui erogazione del servizio era stata, inizialmente in forma obbligatoria, tolta ai distretti e affidata ad una nuova struttura aziendale, il Dipartimento di assistenza distrettuale. «In commissione – ha commentato Liguori – quella che doveva essere la grande innovazione del modello proposto è stata derubricata a mera opzione a disposizione dei futuri Direttori generali, segno che neppure nella giunta stessa vi fosse convinzione nella proposta. Inoltre il modello non poggia su una compiuta analisi critica della situazione esistente, né si confronta con le esperienze delle altre regioni». Riguardo l’assistenza ospedaliera la legge toglie al Consiglio regionale ogni possibilità di determinare le funzioni degli ospedali. La legge infatti che pone “le basi per giungere alla progressiva differenziazione delle attività e dei mandati delle sedi ospedaliere” demanda alla Giunta le scelte su di essi. «Non è accettabile che il Consiglio venga esautorato di un compito che da sempre gli spetta – ha detto Liguori – perdendo la responsabilità delle scelte sulla tipologia e numero di presidi ospedalieri nonché sulle funzioni che gli stessi devono esercitare». In conclusione, Liguori ritiene che la riforma rappresenti «un passo indietro rispetto alle esigenze delle persone e dei professionisti i cui organici spesso sono ridotti all’osso. Mancando un impianto territoriale saldo, finirà col generare l’aumento degli accessi in pronto soccorso e nelle Medicine, peggiorando le condizioni del sistema ospedaliero».

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