Comunali 2018, il generale Pappalardo punta a palazzo D'Aronco

«Se il popolo friulano raccoglie le firme - dichiara l'esponente del Movimento Liberazione Italia - cambierò la città da così a così»

Il generale Pappalardo © ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il generale Antonio Pappalardo vuole diventare sindaco di Udine. Dalla lotta per cacciare gli abusivi dalle istituzioni, con la galassia dei "Forconi", a quella per entrarci di nuovo, dopo aver avuto dei pregressi come deputato e sottosegretario alle finanze negli anni '90. Il capoluogo ha dunque un nuovo aspirante primo cittadino dopo Enzo Martines, Enrico Bertossi, Pietro Fontanini, Andrea Valcic e Stefano Salmè. O meglio, lo avrebbe, visto che l’apparato organizzativo dell’esponente del Movimento Liberazione Italia non è ancora riuscito a raccogliere il numero di sottoscrizioni necessarie per presentare la candidatura. 

Il popolo e le firme

«Se il popolo friulano raccoglie le firme - ci racconta il generale - cambierò la città da così a così». Sull’entità dei “così” non c’è stata nessuna precisazione, perché «è il popolo che impone il programma, non il suo leader, come fa invece Beppe Grillo con il Movimento 5 Stelle».

Il legame col Friuli

Come mai proprio Udine? Pappalardo ha un rapporto solido con il nostro territorio, avendoci lavorato per cinque anni nei ’70, periodo del terremoto compreso: «Ho apprezzato il coraggio e la forza della gente - racconta -, che si è rialzata senza batter ciglio dopo il sisma. Da altre parti invece, a 90 anni di distanza, ci sono ancora macerie e non si è ricostruito».

Generale senza esercito

In più, aspetto non secondario, dalle nostre parti vive il fratello Giuseppe, che si propone come suo riferimento. Il parente prossimo sta faticando parecchio provando a comporre la lista per il tentativo di succedere a Furio Honsell. «La problematica è complessa - confida -, ci sto lavorando sopra da qualche mese. Il generale non ha la residenza e quindi non può concorrere per le regionali, come avevamo pensato inizialmente. Allora abbiamo virato sulle comunali, ma purtroppo la democrazia è piena di intoppi. Sto trovando difficoltà. Abbiamo un generale, ma non abbiamo l’esercito. In tanti ci sostengono a parole, però quando si tratta di passare al lato pratico non è così».

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