Fogolâr Civic "intitola" a Udine un'aiuola a Francesca De Marco, la “signora di Borgo stazione”

Il presidente Travain: “Gentile 'atto di forza' morale di fronte ad Istituzioni impedite da lacci e lacciuoli”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

“Area verde intitolata popolarmente a Francesca De Marco (1931†2014), civista udinese, prima promotrice del Coordinamento Civico Udinese 'Borgo Stazione'. Il Moviment Civic Culturâl Alpin-Adriatic 'Fogolâr Civic' e il Circul Universitari Furlan 'Academie dal Friûl' un tant a vevin domandât e un tant a dedichin par ricuart. Udine, 1° settembre 2017, 14° anniversario di fondazione del comitato rionale spontaneo della Stazione di Udine”. Questa la piccola epigrafe, collocata venerdì 1° settembre 2017, da una delegazione del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic” e del Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl” presso l'aiuola al centro del piazzale da cui il quartiere ferroviario udinese si affaccia al Centro Città, nel giorno del “compleanno” dello storico coordinamento civico che per oltre un decennio, dal 2003 al 2014, non senza fatica seppe sollecitare e rappresentare la migliore cittadinanza attiva nella promozione di una salvaguardia e di un incremento della qualità della vita in un'area urbana particolarmente investita dai nuovi e ben poco gestiti fenomeni migratori, ancor più preoccupanti quanto più marcato è risultato il grado di scollamento della comunità autoctona.

All'indomani della scomparsa dell'indimenticabile “Signora di Borgo Stazione”, i due sodalizi, “padri morali” del battagliero comitato civico da lei diretto magistralmente, insieme ad altre realtà sociali di città e territorio avevano firmato, l'11 aprile 2014, una vana istanza al Comune di Udine, domandando che la rotonda verde di Piazzale della Repubblica, nel capoluogo friulano, fosse a buon titolo intitolata a colei che “da giovanissima vivandiera dei deportati transitanti per la stazione ferroviaria udinese durante il secondo conflitto mondiale” era divenuta “convinta madrina e pioniera di un'idea di quartiere cittadino friulano del secolo XXI, conciliante armoniosamente tradizione e globalizzazione”.

“A tre anni da quell'istanza che già si sapeva ostacolata dal verbo di opinabilissime leggi statali, abilmente aggirabili da legittima volontà politica, ecco, dunque, un gentile 'atto di forza' morale, di fronte ad Istituzioni impedite da incredibili lacci e lacciuoli: l'appensione di un cartiglio commemorativo tra le piante della rotonda di Piazzale della Repubblica. Non dimenticheremo Francesca De Marco e nemmeno il sogno di ricostuire o di reinventare su basi locali ancorché plurietniche uno spirito civico di comunità aperto ma non fondato sull'impostura antidemocratica di una graduale, non voluta e malgestita, sostituzione di popolazione fatta passare per 'santa' accoglienza” ha detto il prof. Alberto Travain, presidente di Fogolâr Civic e Academie dal Friûl, durante un breve momento commemorativo.

“Sappiamo quanto chi viene da fuori possa senz'altro contribuire al miglioramento della società locale, riportando anche in terra friulana valori perduti attraverso decenni di vuoto progresso, di montante egoismo e d'irresponsabile libertarismo, salve le lotte e le conquiste imprescindibili riguardanti i diritti umani, individuali e collettivi. Il punto è – ha proseguito Travain – che nessuno ha chiesto ai cittadini di 'Borgo Stazione' o del cosiddetto 'Quartiere delle Magnolie' se desideravano essere 'invasi' e messi in minoranza da numeri significativi d'immigrati 'migliori' o 'peggiori' di loro. Ciò non è successo a Udine e non succede in gran parte d'Italia, dove chi pone queste questioni è subito bollato da 'poteri forti' ed 'anime belle' poco rispettose della democrazia come lurido razzista. 'Obbedir tacendo e tacendo morir' sarà stato anche un motto dei Carabinieri, ma non può essere, quello di cittadini di una Repubblica democratica e delle sue comunità locali. Il caso di Borgo Stazione a Udine, il cui propositivo e combattivo Coordinamento, dopo un decennio di vivo impegno, si è dichiarato 'vinto' – dopo la scomparsa di Francesca De Marco – da Istituzioni tese nella pratica ad imporre uno stato di fatto, è senza dubbio paradigmatico dell'incapacità o della mancata volontà di chi, a vari livelli, governa l'Occidente non solamente di affrontare il problema – perché tale è, al di là delle chiacchiere – ma di riconoscerlo e dichiararlo tale e soprattutto di riconoscere il diritto a sussistere e a prevalere delle comunità autoctone, anche come dato aggregante, inclusivo, dei territori. Non è quindi fallita l'opera di piccolo e valoroso comitato civico di quartiere. Sono, invece, fallite moralmente le Istituzioni il cui operato non ha impedito l'imponente 'trasfusione' etnica subita dal rione urbano, fatto non negativo in sé ma tale in quanto processo imposto”.

Al momento sociale commemorativo della compianta civista udinese erano presenti, oltre al presidente dei due sodalizi, prof. Alberto Travain, anche i consiglieri “fogolaristi” Alfredo Maria Barbagallo, Jolanda Deana e Milvia Cuttini nonché il “cameraro” dell'Arengo cittadino udinese, prof.ssa Renata Capria D'Aronco.

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