“Trusse mò, trusse Stilin...”, rinnovate in Friuli le celebrazioni della vittoria europea di Lepanto

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

"Trusse mò, trusse Stilin..." ossia "Coraggio, Selim, fatti sotto...": così esordiva un'antica canzone udinese in lingua friulana dedicata alla vittoria europea di Lepanto contro l'invasore turco nel 1571. Ebbene, venerdì 7 ottobre 2016, il Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico "Fogolâr Civic", presieduto dal prof. Alberto Travain, si è incontrato presso il centrale Caffè Contarena di Udine per ricordare proprio il 445° anniversario di quella storica battaglia: "Un momento davvero di coesione continentale, pur guastato dai Francesi alleati dei Turchi" ha detto il leader del sodalizio euroregionalista che ha voluto innanzitutto rendere omaggio all'eroe veneziano Marcantonio Bragadin, irriducibile governatore di Famagosta, a Cipro, orrendamente torturato e ucciso dai Levantini, il cui valore e la cui tremenda fine il professore ha associato a quelli odierni del giovane ricercatore friulano Giulio Regeni in terra d'Egitto. La strenua resistenza del Bragadin permise alle forze europee di mobilitare in modo efficace e infine di vincere. Travain ha ricordato anche navi e comandanti del Friuli schierati in quella tragica giornata sul mare di Lepanto e la conseguente, celebrativa, fondazione in territorio friulano, della fortezza di Palmanova su progetto di Giulio Savorgnan. Pregnante anche il richiamo fatto dal sodale sandanielese Maurizio Di Fant, appassionato cultore di storia patria, il quale ha evocato, in tale contesto, il caro ricordo del concittadino mons. Giovanni Andrea Carga, vescovo martire secentesco nell'isola greca Syros, impiccato dagli Ottomani per aver difeso caparbiamente il suo popolo ed essersi rifiutato di convertirsi all'Islam. "Il ricordo delle guerre passate non deve certo servire a rinnovarle ma ad acquisire coscienza storica della tenacia e della coesione di chi ci ha preceduti in questa parte di mondo! Non si tratta di rinnegare una giusta cultura della pace bensì di coltivare nel presente la pianta di quelle virtù di resistenza al negativo che sono capitali per l'individuo e per la collettività" ha concluso il leader del Fogolâr Civic.

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