"Exodus, arte per credere" con Safet Zec all'Abbazia di Rosazzo

Dal 12 dicembre 2017 al 31 maggio 2018 all’Abbazia di Rosazzo «Exodus, arte per credere»: in mostra le straordinarie opere del bosniaco Safet Zec Sarà la millenaria Abbazia di Rosazzo la prestigiosa e suggestiva cornice della mostra dedicata all’artista bosniaco Safet Zec che sarà inaugurata martedì 12 dicembre alle 18.

L’allestimento, realizzato nella chiesa e nelle sale dell’ex tribunale dell’Abbazia, vanta – oltre ad altre opere dell’artista – i suoi grandi teleri dedicati all’attuale tema delle migrazioni, teleri che fino al 30 novembre sono stati esposti nella Chiesa della Pietà, in Riva degli Schiavoni a Venezia. Il ciclo delle tele, dalle grandi dimensioni, realizzato con tecnica mista (dall’olio alla tempera, dal collage al disegno) raffigura la presa di posizione dell’artista contro ogni forma di guerra e contro la tragedia delle migrazioni e della fuga. Evidenzia Giandomenico Romanelli in «Naufragi», un capitolo del catalogo: «È davvero una costruzione mastodontica e terribile nella quale confluiscono tutte le sue esperienze e il suo dramma personale, il suo orrore della guerra e la pietà per le vittime, di qualsiasi lingua, colore, nazionalità ed etnia ma unite nella disperazione del futuro, nella inguaribile follia della guerra, delle morti, dei lutti, della violenza che l’uomo esercita sull’uomo». Durante l’inaugurazione, all’interno della chiesa abbaziale, il maestro Marco Dal Sass eseguirà la Suite n. 1 e la Suite n. 3, composte da J. S. Bach.

La biografia

Safet Zec nasce in Bosnia nel 1943. È l’ultimo di otto figli di un calzolaio che, durante la Seconda Guerra Mondiale, si trasferisce a Sarajevo da Rogatica, un paese a est della Bosnia. Il suo straordinario talento si manifesta sin dall’infanzia; si forma alla Scuola Superiore di Arti Applicate di Sarajevo e all’Accademia di Belle Arti di Belgrado si diploma. Qui incontra la moglie, l’artista Ivana; restaura una vecchia casa nel quartiere ottomano dell’antica città di Pocitelj, vicino a Mostar, luogo amato da molti artisti, che mantiene anche quando, nel 1987, torna a vivere a Sarajevo, da pittore ormai affermato anche a livello internazionale. Con lo scoppio della guerra, il mondo in cui Zec è cresciuto, di convivenza tra persone di diverse culture e religioni, è sconvolto. Pocitelj viene distrutta e, con essa, tutte le sue opere incisorie. Morte e devastazione a Sarajevo lo costringono a fuggire con la famiglia. Nel 1992 è a Udine dove ricomincia a lavorare grazie all’aiuto dello stampatore Corrado Albicocco, per poi giungere a Venezia nel 1998. Dalla fine del conflitto l’artista ha ripreso un’assidua frequentazione con la sua terra; oggi vive ed opera tra Sarajevo, Pocitelj, Venezia e Parigi.

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