“Un fiore al limite del campo, un film come ce ne dovrebbero essere di più”: con queste parole Gianni Amelio ha descritto Ulidi piccola mia, l’esordio folgorante del giovane Mateo Zoni accolto con calore all’ultimo Torino Film Festival. Prodotto da Indigo Film, Ulidi racconta le vicende di una diciottenne ospite di una casa famiglia. Dopo la tappa pordenonese di Cinemazero, questo piccolo gioiello cinematografico sarà presentato dal suo autore anche al Visionario di Udine domani giovedì 31 maggio alle ore 20:30.
Liberamente tratto da uno spettacolo teatrale a sua volta ispirato al libro di Maria Zirilli Fuga dalla follia. Viaggio attraverso la legge Basaglia - opera che ha gettato nuova luce sulla relazione tra malattia e terapia -, Ulidi (parola marocchina che significa “piccola mia”) è destinato ad entrare di diritto nella storia della filmografia della “follia” che ha raggiunto i suoi vertici espressivi con opere come Matti da slegare (1975) di Marco Bellocchio.
Ulidi piccola mia narra tra documentario e fiction la storia di Paola, padre emiliano e madre marocchino-musulmana, dei suoi 18 anni e dei suoi quattro passati in una comunità per adolescenti. Ma non solo. Alle vicende personali si mescolano le storie delle ragazze che vivono con lei, il rapporto complicato e tenero con i genitori, e ancora la storia della terapia e dei suoi mentori. Per raccontare questa grande storia di umanità l’esordiente Mateo Zoni si distacca dalle convenzioni cinematografiche per indagare con occhio partecipe, leggero e controllato un cammino, fatto di disagio e di brutte ferite ma anche di crescita, e intriso dello strano stupore che lascia la paura quando la si affronta.











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