Celebrate a Udine le radici aquileiesi del friulano “popul salt”

Nel 1780° della resistenza popolare di Aquileia contro l'imperatore Massimino il Trace, il civismo udinese raccolto attorno al Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico "Fogolâr Civic” ha rinnovato la deposizione, presso la statua forense di Ercole, di una dedica floreale commemorativa del fatto storico, matrice del mito dell'irriducibilità locale. Il promotore prof. Travain: “Lezion eroiche, di int lade cuintri de prepotence e dal impussibil!”. Il sindaco prof. Fontanini: “O volarès vuê un Udin cul orgoi di Aquilee di une volte!”.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

“O volarès fâ in mût che Udin di cumò al ves chel orgoi di Aquilee di une volte, che mi vês clamât culì celebrâlu: une citât fuarte, vierte, però cuntune sô tradizion e braure, no une Babêl cence storie e regulis! Us ringracii tant che mi vês invidât! O sês propit brâfs!”: così, in “marilenghe”, il prof. Pietro Fontanini, sindaco di Udine, alle rappresentanze del Fogolâr Civic e del civismo culturale locale ad esso collegato, nella 1780^ ricorrenza della più grande vittoria militare friulana: la proficua resistenza popolare aquileiese del 238 contro l'imperatore romano Massimino il Trace. Infatti, il Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico "Fogolâr Civic”, il Circolo Universitario Friulano "Academie dal Friûl", il Coordinamento Euroregionalista Friulano “Europa Aquileiensis”, con il patrocinio morale dell'Arengo cittadino udinese e in accordo con le presidenze del Club per l'Unesco di Udine e dell'Associazione “Antico Borgo Aquileia”, domenica 24 giugno 2018, hanno rinnovato l'omaggio sociale alla memoria della “madre di tutte le resistenze civiche” dell'area friulana ed alpino-adriatica con una deposizione floreale, a Udine, in Piazza Libertà, presso la statua forense di Ercole “Florean”, simbolo storico di forza, amatissimo dagli Aquileiesi e associato dagli stessi al dio celtico autoctono Beleno, loro principale patrono pagano, che avrebbe combattuto al loro fianco sugli spalti della città. Vi fu, infatti, un tempo in cui Aquileia, città multietnica, cosmopolita, influenzata senz'altro anche dal vigoroso sostrato celtico locale dei Carni, resistette e vinse contro il maggiore esercito del mondo globalizzato dell'epoca. Cittadini in armi contro l'armata imperiale romana. E incredibilmente prevalsero i cittadini, al punto che i legionari, fiaccati da un assedio inconcludente, si ammutinarono e il 24 giugno 238 uccisero il proprio comandante. Dalla Britannia alla Mesopotamia, da un capo all'altro dell'orbe romano, si sparse la fama degli Aquileiesi, gente gagliarda ed irriducibile. Ecco le matrici del mito del popolo friulano “salt”, tenace, ostinato, coraggioso, in pace e in guerra. Ma cosa c'entra Udine, si dirà, con Aquileia? “Udin al è stât e al varès di volê sei di Aquilee l'erêt prin. O sin ca par chel: parcè che di chê storie o volìn imparâ une lezion eroiche, di int che ancje e à savût lâ cuintri dal impussibil, no il solit furlan praticon, onest però pleât sul oportun, vâl a dî sotan di cui che al comande!”. Questa, la motivazione data dal prof. Alberto Travain, primo promotore dell'iniziativa, leader dei sodalizi organizzatori e delegato presidenziale del Club per l'Unesco di Udine alla formazione civica e alla cittadinanza attiva: Udine “nuova Aquileia” assuma quella remota ma clamorosa vittoria civile contro la tirannide e l'impossibile come tratto identitario proprio ed esempio immortale ed universale per le generazioni future di un Friuli capace di ideali non solo dichiarati ma testimoniati sino all'estremo. Non è mancato il riferimento a Giulio Regeni “che voaltris – ha detto Fontanini – lu meteis dentri di just intune lungje storie di valorôs che e ven indevant di chei fuarts di Aquilee!”. E “Aquileiensium Patrum Fortitudini”, alla fortezza dei padri aquileiesi, è stata indirizzata, infatti, la dedica floreale, deposta ai piedi del monumento ad Ercole. Un gladiolo rosso, in friulano “spade”, che Plinio il Vecchio intitolò al “gladius”, il noto brando degli antichi Romani, e fiori marittimi, “di palût”, a evocare il luogo in cui si trova Aquileia e doveva trovarsi un importante tempio intitolato a Beleno, divinità protettrice della città, che lo storico Alfredo Maria Barbagallo indica nell'attuale isola di Barbana, in stretta connessione con la ben più nota Mont Saint-Michel di Normandia! E Barbagallo ha entusiasmato i presenti alla cerimonia rinnovando l'ipotesi, ben fondata, che i resti mortali di Massimino, lo sfortunato imperatore-gigante che trovò la morte sotto Aquileia, siano finiti in Inghilterra e confusi addirittura con quelli del favoloso Re Artù: “occasione propizia per indirizzare verso il Friuli significativi flussi turistici mobilitati culturalmente dal mito arturiano e per sviluppare un'adeguata rete di promozione ed accoglienza, chiara opportunità di varia occupazione qualificata soprattutto per le giovani generazioni del territorio”. “Qui, attorno a questa statua, ci siamo noi a fare memoria della tenacia e del sacrificio di tanti nostri progenitori, ma non siamo soli. Ci piace pensare che siano, qui, attorno a noi, tutti quanti, lieti che qualcuno riannodi quei fili che costituiscono tra noi e loro un virtuoso continuum storico e morale. Grazie, Alberto!” ha detto il “cameraro” dell'Arengo cittadino, prof.ssa Renata Capria D'Aronco, presidente anche del Club per l'Unesco di Udine, rivolgendosi all'ideatore e primo promotore di quell'evento commemorativo, prof. Travain. E di sentimenti ha parlato, inoltre, la presidente dell'Associazione Giulietta e Romeo in Friuli, prof.ssa Laura Zanelli, mentre l'arch. Amerigo Cherici, procuratore dell'Arengo udinese e professionista di chiara fama, con qualificati trascorsi nella promozione dell'area aquileiese, ha voluto rimarcare come, a suo avviso, tra i tratti storici della friulanità - “salt, onest, lavoradôr” - vada considerata anche la bellezza della contrada. Sono intervenuti alla cerimonia anche l'educatrice sig.ra Laura Paviotti, tra i fondatori dello storico Coordinamento Civico Udinese “Borgo Stazione”, oltreché il Servizio Cerimoniale del Fogolâr Civic nelle persone della segretaria sig.ra Iolanda Deana e dei collaboratori sig. Attilio Calligaro, sig.ra Marisa Celotti, sig.ra Milvia Cuttini, sig. Eugenio Pidutti, sig.ra Luigina Pinzano e sig.ra Mirella Valzacchi oltreché la maestra Manuela Bondio con delegazione valtellinese, frontiera occidentale di quella che fu l'antica Europa aquileiese. Indirizzi di saluto sono giunti, poi, dal benemerito don Tarcisio Bordignon, cappellano sociale del Fogolâr Civic. All'incontro sociale, che dal terrapieno di Piazza Libertà a Udine è approdato poi allo storico Caffè Contarena, si è segnalata anche la presenza del celeberrimo artista prof. Giovanni Cavazzon.

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