La carnica Space 1999 manda per il mondo 15mila vinili all'anno

Nuovi obiettivi per l'azienda di Tolmezzo specializzata nella vendita su scala internazionale di prodotti discografici: oggi la fetta di mercato dei dischi in vinile pesa per il 14 per cento

“Rock and roll will never die”, cantava Neil Young nel 1973. Perché la forza e l'energia della musica, a prescindere dal genere musicale, sono davvero il sale della vita, il motore capace di far muovere gli ingranaggi del mondo. Questo Alessandro Zamolo lo sa bene.

La storia

Oltre 20 anni fa ha creato a Lignano la sua Space 1999 Distribution, una realtà che oggi spedisce nel mondo circa 15.000 pezzi al giorno che viaggiano sulle ali delle sette note. L'azienda, con sede a Tolmezzo distributrice di prodotti discografici, invia in tutti gli angoli del pianeta tutti i tipi di supporti fonografici, con una diversificazione che consente di coprire tutti i formati fisici.

Gli obiettivi

Per il 2019, tra gli obiettivi dell'azienda c'è la crescita nel comparto del vinile: i tradizionali 33 e 45 giri, dopo alcuni periodi di oblio, da una decina di anni sono tornati in auge anche in Italia. Space 1999 ha sempre continuato a credere nel potenziale del long playing e guarda avanti con la certezza che la fetta di mercato sarà sempre più ampia: «Attualmente si colloca attorno al 14%, un dato che ricalca le nostre vendite - racconta il fondatore di questa realtà, che oggi conduce assieme ai soci Mattia Bellina e Majra Cimenti -. Ma nel 2019 contiamo di crescere fino al 20% e anche per questo abbiamo acquistato una quantità significativa di prodotto. Sono molto fiducioso che tutto vada secondo i piani».

Il mercato dei vinili

Il vinile è cresciuto globalmente. Se, in Paesi come: Inghilterra, Germania e Francia, l'amore per il disco tradizionale non si è mai spento - anzi, i negozi hanno continuato a spingere su questo supporto - in Italia non è stato così. «Alcuni anni fa - sottolinea Zamolo - la quota era circa del 3%. Poi c'è stata una costante ripresa, e ora siamo attorno al 14% anche qui. Il nostro Paese, però, insegue il trend e non lo anticipa. Non c'è stato un boom». Quali i motivi di questa ripresa? «Le etichette, anche quelle di ridotte dimensioni, hanno ricominciato a stampare in questo supporto: oggi, anche gli artisti più piccoli oppure i prodotti a tiratura limitata vengono pubblicati anche in vinile. È ovvio che una maggiore disponibilità nel nostro catalogo agevola sia il consumatore a trovare ciò che cerca, sia la diffusione del disco tradizionale».

Ma non è tutto qui. Perché anche l'indotto ha la sua parte e Alessandro questo lo sa bene: «In tempi di crisi, un nome di spicco tra i produttori di giradischi, la Technics, aveva fermato la produzione. Oggi, invece, complice il ritorno del 33 giri anche questa realtà ha ripreso vigore, riproducendo i vecchi modelli. Insomma, gli effetti benefici sono davvero molti!». Oggi, il vinile non finisce più soltanto nelle mani del 40-50 enne nostalgico che ricorda con affetto gli anni nei quali la puntina viaggiava tra i solchi regalando suoni ed emozioni, ma anche tra i giovani. La maggior disponibilità di dischi sul mercato ha attratto anche molti ragazzi e va detto anche che, oggi, la qualità del supporto (e, di conseguenza, la fedeltà del suono e la piacevolezza della riproduzione) è di gran lunga migliorata rispetto ai dischi “antenati”. Anche se, quel suono a volte difficoltoso all'ascolto, per molti arricchiva il fascino. E poi c'è un ulteriore aspetto: «La tridimensionalità è ancora importante, tanto fra i giovani quanto tra le persone con qualche primavera in più: il supporto digitale va bene, ma è impersonale. Il vinile, invece, rimane un bell'oggetto, un prodotto capace di dare un'esperienza straordinaria».

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