Professionisti friulani in crisi, la metà guadagna meno di 15 mila euro l'anno

Sono più di dodici mila in provincia di Udine. Lo stabilisce un'indagine condotta dall'associazione Bruno Trentin. Il problema principale è rappresentato dal ritardo dei pagamenti

Il problema principale è quello del ritardo nei pagamenti: a ricevere un compenso puntuale è solo un professionista su tre. Ma, più in generale, è ancora una questione di crisi: quasi la metà dei professionisti (più di 12mila in provincia di Udine, 40mila in regione) guadagna non più di 15mila euro all’anno, 1.250 euro al mese.

I dati emergono dall’indagine “Vita da Professionisti” realizzata dall’associazione Bruno Trentin con il supporto della Consulta delle Professioni della Cgil e della Filcams Cgil. «Lo studio – commenta Romeo La Pietra, presidente dei “Professionisti per il Friuli Venezia Giulia” – conferma che, mentre in passato la possibilità di svolgere una professione specializzata era garanzia di benessere economico, oggi i professionisti sono costretti ad affrontare numerose difficoltà  conseguenti a una lunga crisi  da cui ancora non si intravvedono spiragli di uscita».

Rivolta ai professionisti non dipendenti che operano come autonomi, la ricerca (2mila interviste online a ingegneri, architetti, avvocati e altri professionisti con Partiva Iva) svela che il 45,7% percepisce fino a 15mila euro all’anno e solo il 21,7% supera i 30mila euro.

Oltre alle difficoltà legate al reddito vengono evidenziate quelle legate al ritardo dei pagamenti: solo un professionista su tre (il 29,5%) è pagato puntualmente, il 19,5% con un ritardo che va dai 3 ai 6 mesi e il 16,8% è costretto ad aspettare più di sei mesi. In particolare, se il committente è pubblico, per il 20,7% il ritardo è di oltre sei mesi, mentre il 6,8% dichiara di non essere mai stato pagato. «Su queste basi – osserva il presidente La Pietra – non sorprende che il 60% del campione sostenga di avere difficoltà ad arrivare a fine mese».

Informazioni sconfortanti anche sul fronte lavorativo, dato che il 16,5% degli intervistati fa sapere di avere avuto l’anno scorso fino a due mesi di inattività, il 20,9% da tre a sei mesi e l’11,8% da sette mesi ad un anno. Per l’orario di lavoro, infine, il campione si divide a metà: il 44,5% lavora più di 40 ore settimanali, il resto rientra negli orari standard; tendenzialmente però si è riscontrato che i redditi più elevati sono percepiti da chi lavora più ore, a dimostrazione, conclude La Pietra, che «per i professionisti il benessere economico si lega imprescindibilmente allo sfruttamento o all’auto-sfruttamento».

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