In Friuli Venezia Giulia crescita del Pil dimezzata nel 2019

Anna Mareschi Danieli: “Abbiamo un gigantesco problema di fiducia. Il Governo pensa alle prossime elezioni, noi alle prossime generazioni”

Nel 2019 si prospetta un sensibile rallentamento nell’economia regionale, con la crescita del Pil dimezzata al +0,4% dopo il +0,9% del 2018. E’ quanto emerge dall’edizione degli “Scenari per le economie locali” stilati recentemente da Prometeia e analizzati dall’Ufficio Studi di Confindustria Udine.

L'analisi

La decrescita in Friuli Venezia Giulia interesserà in particolare il settore dei servizi, che scenderà dal +0,9% del 2018 al +0,4% di quest’anno. Tiene l’industria, che si stima possa perdere soltanto un decimo di punto, dal +1,0% al +0,9%. In crescita, invece, il settore delle costruzioni, che potrebbe passare dal +1,1% al +1,4%. “Il rallentamento – spiega Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine - dipenderà soprattutto dalla minore dinamica degli investimenti, previsti crollare dal +4,1% del 2018 al -0,5% del 2019, a fronte di una tenuta dei consumi (+0,8% nel 2018 e +0,7% nel 2019) e di una decelerazione delle esportazioni, dal +7,5% al +1,5%”.Prometeia prevede invece una moderata accelerazione nel 2020: il Pil potrebbe attestarsi a +0,6%, beneficiando della ripresa del ciclo degli investimenti, +1,5%, e della crescita del comparto delle costruzioni. “Tuttavia – rimarca la presidente di Confindustria Udine -, data la continua revisione in negativo delle previsioni, questi dati non ci tranquillizzano affatto, nemmeno in prospettiva”.

Le preoccupazioni

“Si tratta di stime – commenta Anna Mareschi Danieli – che però sono attendibili e purtroppo confermano una tendenza al rallentamento certificata dagli ultimi dati congiunturali. Le imprese sono molto preoccupate. Non sembra altrettanto preoccupato il Governo. Abbiamo un gigantesco problema di fiducia, che si traduce in un sensibile calo degli investimenti, che andrebbe immediatamente invertito con manovre compensative sul fronte delle opere pubbliche, dell’apertura e non della chiusura dei cantieri, e del sostegno al lavoro, soprattutto per i giovani. Se si disincentivano le aziende, come sta succedendo, non si investe più, si ferma l’innovazione e quindi si ferma il Paese. E il conto, salatissimo, lo pagheranno sempre i soliti noti: famiglie e imprese”.

Cultura anti - impresa

In Italia – aggiunge la presidente degli Industriali friulani - continua a imperversare una autolesionistica e immotivata cultura anti impresa, che finisce per scoraggiare l’impegno di capitali e la creazione di lavoro. Siamo la seconda manifattura in Europa, ma tra gli imprenditori è sempre più diffusa la sensazione che chi ci governa non si occupi del sostegno a chi produce e a chi lavora. Anche gli investitori esteri lo vedono e preferiscono rivolgersi altrove. Per resistere, in queste condizioni, bisogna essere eroi”.

Con la nostra amministrazione regionale – conclude Anna Mareschi Danieli – parliamo e cerchiamo di trovare soluzioni. Piccoli passi, quelli che si possono fare, per cercare di colmare il gap del sistema Paese. Ma qualcosa si muove. A Roma, invece, non c’è traccia di politiche industriali. Pensano alle prossime elezioni, noi alle prossime generazioni”.

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