Contratto funzioni centrali, il coraggio di dire no

Il punto di vista della Federazione lavoratori pubblici e funzioni pubbliche

La Flp, dopo aver consultato gli iscritti e i lavoratori, ha deciso di non firmare il testo definitivo del Contratto delle Funzioni Centrali sottoscritto il 12 febbraio 2018. La presa di posizione è evidente in un comunicato diffuso dalla segreteria generale del sindacato.

Riteniamo doveroso che una Federazione che si dichiara “libera, autonoma e indipendente”, che rivendica di “non dover rispondere a lusinghe o pressioni di partiti politici” e di non “avere altri padroni se non i propri iscritti”, e che fonda la propria storia sul rispetto della democrazia interna spieghi a tutti i lavoratori, anche non iscritti, i motivi della sua scelta.

Che il contratto sottoscritto:
- sia inadeguato a recuperare il potere di acquisto perso negli ultimi dieci anni dai lavoratori;

- violi la sentenza della Corte Costituzionale, ottenuta dalla FLP, che prevede un recupero economico a partire dal 2015 e non dal 2016;

- preveda addirittura un salario “a gambero” prevedendo una riduzione di stipendio, a partire dal 1 gennaio 2019, per i lavoratori che avranno l’assegno perequativo;

- non crei possibilità di recupero di efficienza e di risorse economiche, ponendo tetti e vincoli ai fondi aziendali;

- sia peggiorativo sul sistema delle relazioni sindacali e dei diritti dei lavoratori rispetto ai precedenti contratti, nonostante ci fosse la possibilità di superare appieno le restrizioni della “riforma Brunetta”;

- rinvii alla solita commissione paritetica (ricordate quella della L. 312/80?) la riforma degli ordinamenti professionali, con riflessi non solo sull’efficienza delle amministrazioni centrali, ma anche sulla motivazione dei lavoratori, fermi in una palude senza possibilità di vedere riconosciute le proprie abilità professionali;

- peggiori le condizioni di vita dei lavoratori, ne pregiudichi il diritto alla salute e si occupi principalmente di sanzioni disciplinari e di punizioni economiche collettive (unica vera funzione dell’organismo paritetico per l’innovazione);

- metta assieme tre comparti con storie e legislazioni abbastanza diverse, evitando di prevedere sezioni speciali che ne salvaguardino la specificità, come avvenuto nell’altro comparto accorpato della Istruzione e Ricerca, danneggiando in tal modo la funzionalità delle pubbliche amministrazioni e danni economici ai lavoratori;
 
è evidente a tutti, tranne ai sindacalisti e al Governo che elogiano “un contratto epocale che cambierà la vita dei lavoratori statali”.
 
Ebbene, qualcuno potrebbe chiederci il motivo per il quale la Flp, pur avendo svolto diligentemente il compito di predisporre una piattaforma contrattuale, fare proposte in sede Aran, chiedere modifiche, analizzare, evidenziare e aggiornare costantemente, durante le finte trattative, tutti i lavoratori sui vari punti del contratto che lo rendono pessimo, poi alla fine non abbia sottoscritto il contratto, magari con una bella nota a verbale per salvarsi la coscienza.
 
Perché impegnarsi a presentare diffide e ricorsi contro possibili ritorsioni ed esclusioni dalle trattative in sede decentrata, con notevoli impegni economici, di tempo e di risorse umane per gestire una fase contenziosa particolarmente capillare e stressante, invece di dedicarsi tranquillamente solo alle elezioni RSU, magari spiegando che noi abbiamo fatto il possibile, ma poi gli altri sindacati, avendo la maggioranza, hanno voluto così e non ci abbiamo potuto fare niente?
 
Perché non si può dire sempre di si e rassegnarsi alle violazioni dei diritti civili,
anche se ciò comporta dei costi e delle ritorsioni.
 
Sessantadue anni fa Rosa Parks disse “no” all’autista che le chiese di lasciare libero il posto a sedere sull’autobus. Lei non si scompose e rifiutò di alzarsi con dignitosa fermezza. Per quel "no" fu arrestata e portata in carcere per condotta impropria e per non aver rispettato il divieto che obbligava i neri a cedere il proprio posto ai bianchi nei settori cosiddetti comuni. Un atto coraggioso e determinato in seguito al quale si avviò una protesta storica.
 
Noi non paragoniamo certo i nostri gesti e le nostre decisioni a monumenti della storia.
 
Nel nostro piccolo, da soli, abbiamo avuto il coraggio di impugnare davanti alla Corte Costituzionale il blocco dei rinnovi contrattuali che varie leggi, dichiarate incostituzionali dalla Consulta, avevano reiterato per oltre 6 anni.
Non avevano avuto il coraggio di farlo nessuno degli altri 3 sindacati maggioritari Cgil, Cisl e Uil, che pure annoverano molti più iscritti e hanno notevoli risorse economiche più di noi.
Ebbene noi riteniamo che in questo contratto, indipendentemente dalle mancate risorse economiche, ci siano almeno tre violazioni fondamentali che vanno portate all’attenzione dei giudici:
1)    compressione della democrazia e della libertà sindacale, prevedendo l’esclusione dalle trattative decentrate dei sindacati che, pur rappresentativi, decidano, dopo aver partecipato alle trattative, di non firmare il CCNL (art. 7 CCNL), in violazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 231, ottenuta nel 2013 da FIOM e CGIL contro l’esclusione da parte di FIAT per non aver firmato il CCNL di gruppo;
2)    mancata esecuzione della disposizione della Corte Costituzionale che impone di rinnovare il contratto anche per l’anno 2015;
3)    mancata previsione della salvaguardia delle norme speciali che hanno costituito gli enti e agenzie confluite nel Comparto Funzioni Centrali, attraverso la creazione di sezioni speciali, che consentirebbero di mantenere la loro funzionalità ed efficacia, in particolar modo nella lotta all’evasione fiscale e previdenziale, oltre ad assicurare la sicurezza del lavoro e le tipologie organizzative delle singole amministrazioni.

E su questi punti, a partire dal primo che incide sulla possibilità di rappresentare i lavoratori sui tavoli negoziali, chiederemo ai giudici di pronunciarsi con urgenza per l’eliminazione di norme che riteniamo liberticide.
Se, come riteniamo coerente al giudicato costituzionale, i giudici dovessero pronunciarsi sulla incostituzionalità di tale norma disponendone la disapplicazione oppure, in attesa del giudizio di merito, l’ammissione con riserva alle trattative, assisteremo ad una vera rivoluzione nel pubblico impiego, in quanto Il sindacaro non sarà più soggetto a minacce e ricatti, che comportano per i vari seguaci di Don Abbondio  il dover firmare le preintese (tanto non c’è nulla da fare) o di firmare con triplo salto carpiato il Ccnl definitivo dopo non aver firmato la preintesa.
Ma d’altronde, come diceva Manzoni, “il coraggio se uno non ce lo ha, non se lo può dare”.
E sarà una vittoria per la democrazia sindacale, per tutti i sindacati non solo per la Flp.

D’altronde quando nel 2009, oltre ad Flp, anche la Cgil e la smemorata Fp Cgil non firmarono i Ccnl dei Ministeri e delle Agenzie Fiscali, queste ultime gridarono e scrissero fiumi di parole contro l’incostituzionalità della norma di esclusione. E non ci sembra che il segretario generale della CGIL sia diverso da quello che si è costituito nel ricorso Fiom alla Corte Costituzionale.

Solo qualora i giudici dovessero darci torto, prenderemmo atto della decisione e del fatto che per tutelare i lavoratori saremmo costretti ad apporre una firma tecnica al Ccnl, che ci consentirebbe immediatamente di ritornare alle trattative decentrate, ma anche in questo, malaugurato, caso lo faremmo in modo da chiarire inequivocabilmente la costrizione alla quale saremmo sottoposti e la nostra distanza siderale da contratti che comprimono, oltre ai diritti fondamentali della persona, la libertà delle associazioni sindacali di difendere i propri iscritti e quella dei lavoratori a partecipare attivamente alla vita dei propri uffici. Un ritorno ad un passato buio che pensavamo di aver superato grazie alla lotta di generazioni di uomini e donne e che invece ritorna e sceglie come nemico principale i dipendenti dello Stato, in tutte le sue forme, cioè coloro ai quali è demandata l’attuazione pratica dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione. 
 

 

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