Gli artigiani udinesi: "Per noi la crisi non è finita"

Dopo il congresso di Confartigianato. Tilatti: "L'impegno straordinario nostro, della Regione così come degli istituti di credito e dei consorzi di garanzia fidi non è affatto concluso"

“È indubitabile. La ripresa c'è, ma la gran parte delle 14.200 imprese artigiane della provincia di Udine con i loro 34 mila addetti non se n'è ancora accorta. Per loro la crisi continua e molte delle imprese – per fortuna ancora tante - che sono sopravvissute a questi 8 anni terribili (sono 1.000 in meno del 2007), sono ormai allo stremo. L'impegno straordinario nostro, della Regione così come degli istituti di credito e dei consorzi di garanzia fidi non è affatto concluso. La guardia deve restare ancora alta”. Lo ha detto il presidente di Confartigianato Udine Graziano Tilatti all’annuale congresso di Confartigianato Udine che quest'anno si è svolto venerdì 12 giugno a villa Nachini Cabassi, a Corno di Rosazzo. E i dati forniti per il congresso dall’Ufficio studi di Confartigianato Udine testimoniano il malessere del settore: nel 2014 il 52% delle aziende artigiane della provincia di Udine ha ridotto il fatturato rispetto al 2013, mentre soltanto il 18% lo ha incrementato. Nello stesso periodo l’Albo artigiano provinciale ha perso l’1,2% delle imprese attive e il connesso tasso di mortalità (7,5%) è stato nettamente superiore al tasso di natalità (6,3%). Il 74% delle aziende denuncia come fattore critico la difficoltà o il ritardo nell’incasso dei crediti; per il 66% il problema più grave è la stagnazione della domanda; il 59% non ha sufficienti capitali per investire; le forme di concorrenza sleale preoccupano il 51% degli artigiani.

“Oltre a mantenere alta la guardia – ha concluso Tilatti, che ha riconosciuto che la Regione sta facendo un buon lavoro a sostegno delle imprese  – occorre continuare ad agire sul fronte dell’accesso al credito, della semplificazione burocratica amministrativa e spingere ancor di più l’acceleratore sull’innovazione di prodotti e di processi, sul trasferimento tecnologico e sulle reti d’impresa, oltre che su politiche economiche in grado di stimolare i giovani a fare impresa, su riforme in grado di ridurre i costi e aumentare le prestazioni della PA a favore delle aziende e su interventi che rendano l’economia in chiaro più conveniente dell’abusivismo, con un contrasto reale alla concorrenza sleale”. Non è mancato un richiamo alla necessità di “accelerare anche il cambiamento del nostro modo di fare sindacato che deve adeguarsi ai tempi, ai nuovi linguaggi della politica e della rete, alla crescente richiesta di semplicità, rapidità e connessione espressa dalle aziende”.

Nella sua sessione straordinaria il congresso ha anche provveduto all’adeguamento dello statuto dell'associazione al nuovo statuto confederale e alla nomina dei membri del collegio sindacale  e del collegio dei probiviri nonché all’approvazione della relazione del presidente provinciale sulle attività svolte e sulle linee di indirizzo della politica associativa per l’anno a venire.

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