Alto Friuli, meno fallimenti e crescita del settore metalmeccanico

Lo afferma un'indagine della Cisl sulla situazione economica del territorio: quella di Coopca la peggiore crisi

Un'immagine della conferenza stampa

Calano i fallimenti, crescono gli ordinativi in molte aziende del metalmeccanico, in tenuta il cartario, continua invece a soffrire cronicamente l’edilizia. Eccolo il flash che scatta la Cisl Alto Friuli ad inizio 2016 nel proprio comprensorio di riferimento. Un territorio che nei 35 anni dalla costituzione del sindacato ha visto perdere oltre 11 mila abitanti, come se fossero scomparsi cinque comuni di medie dimensioni. Il quadro è stato fornito stamani in conferenza stampa dal segretario generale Franco Colautti e dai componenti della segreteria Annalisa Bergagnini, Valentino Bertossi e Giancarlo Tabacco per la FNP Cisl Alto Friuli.

Questa la panoramica:

FALLIMENTI

I fallimenti registrati nel 2015 di aziende con sede legale sul territorio dell’Alto Friuli (si è trattato di piccole o piccolissime imprese) sono stati 15, il 12,6% del dato provinciale, in calo rispetto all’anno precedente quando furono 26. Negli ultimi quattro anni sono fallite complessivamente 86 aziende, di cui il 35% circa nel Terziario, il 25% circa nella metalmeccanica e un altro 25% circa nell’edilizia. Se messo in relazione al numero di imprese attive, il trend, dopo il picco del 2014 mostra una riduzione di quasi la metà (da 0,24 a 0,14)

COOPCA

Anche se non si è trattato di fallimento ma tecnicamente di messa in liquidazione a seguito di richiesta di concordato preventivo con cessione di beni e limitata continuità aziendale, quella di CoopCa sicuramente è stata la peggiore crisi che l’Alto Friuli abbia vissuto in questi decenni. Rispetto al dato generale che stima complessivamente esuberi per circa 250 dipendenti sui 640 circa che risultavano in forza alla società al momento dell’apertura della procedura concorsuale tra la quarantina di negozi di Friuli Venezia Giulia e Veneto, per quanto riguarda nello specifico l’Alto Friuli, la criticità è di circa 140 lavoratori, gran parte dei quali occupati fino a dicembre al Cedi di Amaro, i restanti nei negozi di Gemona e Comeglians; da definire la situazione del punto vendita di Tarvisio sulla quale la gara è ancora aperta. Cgil-Cisl e Uil hanno chiesto unitariamente l’apertura di un tavolo di crisi sulla vertenza.

METALMECCANICO

Forse il settore che sta mostrando i segnali di ripresa migliori: si passa dall’Automotive Lighting di Tolmezzo (gruppo FCA) che si è piazzato al terzo posto a livello nazionale nel 2015 in fatto di assunzioni/stabilizzazioni alla Lima Corporate di San Daniele, anch’essa prossima a veder aumentato il proprio numero di dipendenti; ordinativi in crescita pure alla Farem di Cave del Predil, la Freud di Colloredo e Fagagna, la Geo.Coil di Artegna, la CIC Indotto Carnia di Villa Santina, la H.P.F. di Flagogna e l’Asem di Artegna. Rimangono gli ammortizzatori sociali presso la Dm Elektron di Buja, la A.W.M. di Collalto e alla Weissenfels di Fusine che però proprio nelle scorse settimane ha trovato nel gruppo giapponese Kito, aggiudicatario dello stabilimento tarvisiano, una nuova concreta chance di rilancio. Così come sta rivedendo il sereno la SIAT di Gemona, uscita dal periodo di ammortizzatori sociali e prossima ad un possibile ripristino del premio di produzione.

EDILIZIA - LEGNO ARREDO - CARTARIO

I dati della Cassa Edile Provinciale aggiornati al novembre 2015, continuano a manifestare l’enorme difficoltà del comparto che dal 2008 ha visto un crollo del -39,66% di imprese, -42,51% di lavoratori e -48,86% di ore dichiarate. “Il nostro territorio – ha reso noto Valentino Bertossi della segreteria Cisl Alto Friuli – risulta il più penalizzato perché è quello che fornisce il maggior numero di muratori della provincia. Le misure che vanno nella direzione della riqualificazione energetica, antisismica, delle scuole, sono tutte utili ad invertire la rotta e, con lo sblocco del Patto di Stabilità nel 2016, i comuni che hanno le risorse accantonate potranno finalmente appaltare nuovi cantieri. Rimangono le criticità dovute all’eccessiva burocrazia nella cantierabilità delle opere, tre volte tante la tempistica di realizzazione dello stesso intervento, così come la liquidità delle imprese che a volte ritarda i pagamenti degli stipendi”.

Nel settore del Legno-Arredo preoccupa l’ultimo caso relativo alla Stratex, dichiarata fallita, con circa 80 lavoratori interessati dalla cassa integrazione straordinaria, mentre si valuta positivamente l’annuncio del gruppo Fantoni di voler investire 70 milioni di euro per la creazione di nuove linee produttive presso lo stabilimento di Osoppo. Nel settore cartario tengono gli stabilimenti di Ovaro e Tolmezzo, così come Moggio Udinese che dovrebbe essere interessato a breve da nuovi investimenti, sia sui processi produttivi sia sull’approvvigionamento energetico. Rimane invece sotto la lente la complessa situazione della Pigna di Tolmezzo.

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