Il presidente Mattarella in visita sui luoghi del terremoto

La giornata del Capo dello Stato, in Friuli per rendere omaggio a un territorio simbolo di coraggio e solidità

Il presidente Mattarella a Venzone, con il sindaco Fabio Di Bernardo (foto Ufficio stampa Quirinale

A 40 anni dal Sisma che sconvolse il Friuli, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è giunto in regione intervenendo nei luoghi simbolo del Terremoto.

GEMONA. Bagno di folla per il Cap dello Stato Sergio a Gemona, accolto in piazza del Municipio alle 10.55, dov'è arrivato insieme alla presidente della Regione Debora Serracchiani, al commissario del Governo del Friuli Venezia Giulia Annapaola Porzio, al prefetto di Udine Vittorio Zappalorto e a Giuseppe Zamberletti, già commissario straordinario per il terremoto. Reduce dalla precedente visita al cimitero, il Presidente della Repubblica ha incontrato le autorità civili e militari nella loggia del Municipio, tra le quali il sindaco di Gemona Paolo Urbani, il presidente del Consiglio regionale Franco Iacop, l'assessore regionale allo Sport, Cultura e Solidarietà Gianni Torrenti, consiglieri regionali, sindaci e l'europarlamentare Isabella De Monte.

L'arrivo del Presidente della Repubblica è stato salutato da rappresentanti dell'Esercito, dei Vigili del Fuoco, della Protezione civile, dei volontari del soccorso, dalla banda musicale della città, nel contesto di una popolazione festante in una giornata di pieno sole. Sono stati gli alunni delle scuole di Gemona e Venzone coloro che hanno raccolto le attenzioni speciali del Presidente della Repubblica, che si è soffermato a stringere le loro mani, così come quelle di tanti cittadini che assiepavano via Bini. Dal Municipio Mattarella si è recato a piedi insieme alla presidente Serracchiani e al corteo di autorità nel Duomo di Santa Maria Assunta dove è stato accolto dal vescovo di Udine Andrea Bruno Mazzocato, dal parroco, monsignor Valentino Costante, e da Ivano Benvenuti, sindaco di Gemona all'epoca del terremoto. Dopo la visita nel Duomo, il Capo dello Stato e la presidente della Regione Debora Serracchiani hanno lasciato Gemona in automobile per dirigersi alla volta di Venzone. Gemona pagò un prezzo altissimo al terremoto del 1976, con 400 morti. Per la reazione al sisma, il Comune è stato insignito della Medaglia d'oro al merito civile, «splendido esempio di dovere civico e d'alto senso del dovere».

L'arrivo di Mattarella nella residenza del Prefetto, a Udine.

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Il presidente della Repubblica è arrivato a Udine attorno alle 13. Alle 15.30 si è recato all'auditorium della Regione Friuli Venezia Giulia in occasione della seduta straordinaria del Consiglio regionale.

Mattarella è stato accolto dal sindaco di Udine Furio Honsell: «Quel giorno di immane tragedia e devastazione cancellò per l’eternità, in pochi istanti, tante vite, ricordi, esperienze, affetti, progetti. Ma il 6 maggio 1976 fu anche il giorno che segnò l’inizio della Ricostruzione del Friuli, una straordinaria epopea che sa di leggenda», aggiungendo anche che, subito dopo il sisma, «Ci fu una straordinaria partecipazione popolare, ma questa non fu individuale, bensì collettiva, come ai tempi della Resistenza. Il Friuli è stato insignito della medaglia d’oro per la lotta di Liberazione per quanto seppe fare 71 anni fa, e qualcosa di molto simile accadde 40 anni fa: ci fu una presa di coscienza collettiva e una decisiva spinta al rinnovamento del concetto di pratica della cittadinanza, il terremoto fu la molla per una partecipazione attiva alla vicenda collettiva della regione, per una diffusa assunzione di responsabilità». 

Il presidente del Consiglio regionale Franco Iacop, oltre alla tragedia, ha ricordato anche «l'esaltante processo di rinascita che ha assicurato nuove condizioni di crescita e di sviluppo al Friuli». Per Iacop «la nostra specialità statutaria, unita alla capacità di attuare un'efficiente programmazione delle risorse attribuite dallo Stato, risultò la chiave di volta che consentì di risolvere con grande efficacia le problematiche connesse alla ricostruzione».

A intervenire anche Debora Serracchiani, presidente della Regione, «La presenza del Capo dello Stato onora degnamente questo anniversario. E' giusto che oggi in forma solenne rendiamo omaggio alle quasi mille vittime provocate dal sisma. Dopo 40 anni commemoriamo le giornate del 1976 che hanno fatto da spartiacque alla Regione: il Friuli Venezia Giulia dopo il 1963 ha ricevuto il suo battesimo morale: tutti accorsero nelle zone colpite. La regione è diventata adulta nel sudore, nel pianto e nell'abbraccio. Quella prova terribile ci ha forgiato in tanti sensi: sul nostro territorio c'è stato un processo di coesione che non è finito. Quel terremoto ha unito la gente per scavare prima e per conoscersi poi. Senza la forza incredibile del popolo friulano non sarebbe mai potuto esistere quello che sarebbe stato considerato un miracolo: il modello Friuli. 'Prima le fabbriche, poi le case poi le chiese' fu una frase che consentì di traguardare l'obiettivo comune della rinascita. I friulani rimasero, strinsero i denti e ricostruirono».

Giuseppe Zamberletti, commissario straordinario del Governo ha ringraziato il presidente Mattarella per la disponibilità dimostrata nel presenziare alla cerimonia poichè «la sua presenza onora le vittime della catastrofe e mette in risalto il grande esempio offerto dalla gente friulana nella sua volontà di risorgere».

Infine Sergio Mattarella si è soffermato sull'importanza della ricorrenza per «fare memoria di una di quelle ferite, quel terremoto che ha colpito, per due volte di seguito, comuni e popolazioni in Provincia di Udine e Pordenone, lasciando una scia di morti e di immani distruzioni. Un dolore che non potrà mai essere colmato».
Mattarella ha ricordato il Friuli come una terra vissuta da una popolazione capace di dare a tutti un'importante lezione, quella di rialzarsi e di ripartire, sia dopo la Prima Guerra mondiale, sia dopo i terremoti del 1976. Nel modello socio economico comune al Triveneto, «tutta l'Italia è stata al fianco del Friuli. C'è stata una grande solidarietà internazionale che ha accompagnato questa regione nei momenti di emergenza. Ma i protagonisti sono stati gli abitanti delle zone colpite». Protagonisti del soccorso sono stati anche i volontari, giovani e meno giovani, che hanno evidenziato i tratti migliori del carattere italiano, l'altruismo, la gratuità, la solidarietà. Mattarella ha ricordato anche i radioamatori, entrati con la loro rete nella zona terremotata per fornire preziose indicazioni.

«Il soccorso, partito dal basso e basato su un'informazione capillare, dal basso, paese per paese, parrocchia per parrocchia, in grado di mettere a frutto gli importanti assetti messi in capo dai Vigli del Fuoco, dalle forze armate dalle forze di Polizia».

«E' ammirevole - secondo il presidente - la forza d'animo di non arrendersi dopo la seconda scossa del 15 settembre. La consapevolezza che sarebbe stato un grave errore rompere un tessuto sociale già tanto provato, è stata in quei giorni all'origine di decisioni sagge». Per Mattarella la «chiave di tutto è fare ciascuno la parte propria: i cittadini, i Comuni, la Regione, lo Stato. Queste sono virtù civiche concrete, questo è il senso della comunità». Il presidente della Repubblica ha poi ricordato l'imponente dispositivo di emergenza messo in campo, ricordando che «vi siete rialzati, ci siamo rialzati», salutando poi i presenti con un  «Viva il Friuli, Viva la Repubblica».

Al termine dell'incontro, il presidente Mattarella ha incontrato gli udinesi nel centro della città, da piazza San Giacomo a via Mercatovecchio.

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