Contro la cimice asiatica arriva la vespa samurai

A Latisana danni fino al 100% sui frutteti: la situazione è molto grave ma la Coldiretti è ottimista per l'avvio dell'iter

Le pesche danneggiate dalla cimice asiatica

La situazione è drammatica. I danni causati dalla cimice asiatica raggungono percentuali anche del 100% nei frutteti del Friuli Venezia Giulia. Pare però che ci sia una possibilità di intervento, che arriva da un altro insetto.

La soluzione

Per fermare la strage dei raccolti causati dalla cimice asiatica che con il caldo si sta moltiplicando nelle campagne e in città arriva il primo via libera alla diffusione della vespa samurai, nemica naturale dell’insetto che sta devastando meli, peri, kiwi, ma anche peschi, ciliegi, albicocchi e piante da vivai con danni che possono arrivare fino al 70% e oltre delle produzioni.

La Coldiretti

La Coldiretti commenta positivamente l’approvazione del regolamento, ora alla firma del presidente della Repubblica, per l’immissione di specie e popolazioni non autoctone di organismi antagonisti di insetti alieni nel territorio italiano su richiesta delle Regioni, delle Province autonome o degli enti di gestione delle aree protette nazionali. «Un provvedimento fortemente richiesto dalla Coldiretti a cui è necessario ora dare rapida attuazione – commenta il presidente nazionale Ettore Prandini velocizzando la procedura in modo da consentire l’immissione in campo della vespa samurai contro la cimice asiatica già durante la campagna agricola in corso».

In Regione

Soddisfazione anche da parte della Coldiretti del Friuli Venezia Giulia, che proprio in queste ore ha svolto, con il presidente Michele Pavan e il direttore regionale Danilo Merz, una visita in alcune aziende duramente colpite della Bassa friulana. A Fiumicello, soprattutto per quel che riguarda le pesche, si contano danni fino al 40%. Ancora peggio va a Latisana, dove si arriva addirittura al 100% su mele e pere, nonostante le reti protettive e pure con la beffa di dover aggiungere alle perdite pesantissime sulle vendite anche i costi per la raccolta dei prodotti danneggiati, e quindi non vendibili, per evitare di creare problemi fitosanitari nel terreno.

La cimice asiatica

La “cimice marmorata asiatica” arriva dalla Cina ed è particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all’anno con 300-400 esemplari alla volta che con le punture rovinano i frutti rendendoli inutilizzabili e compromettendo seriamente parte del raccolto. La situazione – sottolinea la Coldiretti – è difficile in tutto il Nord: dal Fvg al Veneto, dalla Lombardia all’Emilia Romagna fino in Piemonte dove i fastidiosi insetti provocano vere stragi delle coltivazioni, oltre al fastidio provocato dagli sciami che si posano su porte, mura delle case e parabrezza delle auto.

Una vera piaga

La diffusione improvvisa di questi insetti che non hanno nemici naturali nel nostro paese – spiega la Coldiretti – è favorita dalle alte temperature e dalla loro polifagia, potendosi spostare su numerosi vegetali, coltivati e spontanei. La lotta in campagna per ora può avvenire attraverso protezioni fisiche come le reti a difesa delle colture. Per contrastare la proliferazione dell’insetto alieno è dunque importante proseguire a marcia spedita con la ricerca per interventi a basso impatto ambientale, attività già avviata con importanti centri universitari, come nel caso del Piemonte dove è stato sperimentato l’utilizzo di un piccolo insetto indigeno, l’Anastatus bifasciatus, contro la cimice grazie ad un progetto promosso dalla Fondazione Crc con il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino e Coldiretti Cuneo.

La cimice asiatica è solo l’ultimo dei parassiti alieni che hanno invaso l’Italia con i cambiamenti climatici e la globalizzazione degli scambi commerciali: dal moscerino dagli occhi rossi (Drosophila suzukii) che colpisce ciliegie, mirtilli e uva al cinipide del castagno (Dryocosmus kuriphilus), dall’Aethina tumida, il coleottero killer delle api, al punteruolo rosso Rhynchophorus ferrugineus che fa seccare le palme, provocando all’agricoltura danni stimabili in oltre un miliardo.

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