Udine batte tutti quanti: è la provincia con più bar per numero di abitanti

In Friuli Venezia Giulia il territorio udinese è quello con il rapporto più basso tra "localizzazioni" e popolazione. Il comparto occupa nella nostra zona 4.700 addetti. Giornalmente in città si spendono 160mila euro nei diversi locali

Due foto tratte dal profilo Facebook del "Bar Savio", in piazza XX Settembre

Si sa che l'appuntamento al bar è un rito per tutto lo stivale, ma dalle nostre parti c’è sempre stata la percezione che la densità di questo tipo di esercizio commerciale fosse particolarmente consistente rispetto ad altre latitudini. I dati lo confermano, almeno per quello che riguarda la regione, con Udine in testa. È infatti la provincia del capoluogo quella col rapporto più basso tra abitanti e bar: per 563.493 abitanti ci sono 2.229 bar, vale a dire uno ogni 240,6 persone. Seguono la provincia di Trieste, con un rapporto di uno ogni 260,09 (239.972/892), quella di Gorizia - a 261,15(141.024/540) -. Pordenone chiude “lontana”, a quota 383,66 (315.755/823).

Stando alle rilevazioni di InfoCamere, elaborate dal Centro Studi della Camera di Commercio di Udine, i bar attivi (localizzazioni) in Friuli Venezia Giulia, al 31 marzo 2015, erano quindi 4.484. Rispetto ad un anno fa si registra un incremento di 16 nuovi bar, ma nel medio periodo la crescita dei bar e altri esercizi simili senza cucina è più consistente: si passa dalle 4.191 localizzazioni attive di fine 2009 alle attuali 4.484 (+293 localizzazioni, +7%).

IL TURNOVER. Una parte non trascurabile di questo comparto è soggetto alla stagionalità; infatti, in alcune importanti aree turistiche della nostra regione la presenza soprattutto di localizzazioni attive riflette l’offerta turistica e quindi condiziona in una certa misura la consistenza di quest’attività economica. «Il bar – rileva il vicepresidente vicario e responsabile Turismo di Confcommercio Udine Carlo Dall’Ava – è da sempre un comparto imprenditoriale dinamico. Si tratta di un fenomeno che deve essere interpretato secondo una duplice chiave di lettura, ovvero in termini di vitalità imprenditoriale, ma anche di fragilità. Quando il turnover è costituito da un elevato numero di imprese che aprono e, al contempo, da un altrettanto elevato numero di imprese che cessano l’attività, non si possono non rilevare anche le implicazioni negative di tali dinamiche». 

GLI ADDETTI. Il comparto dei bar e altri esercizi simili senza cucina occupa poco meno di 10mila addetti: quasi 4.700 addetti a Udine, 2.100 circa a Pordenone, quasi 2.000 a Trieste, 1.100 a Gorizia. Non è più semplicemente un luogo di consumo, ma un luogo scelto dal cliente per trascorrere un tempo di qualità. Nelle piccole realtà comunali o di paese, queste attività, magari in combinazione con quella commerciale, svolgono anche una funzione di carattere associativo e sociale. 

LE "BUSSOLE" DI CONFCOMMERCIO

LA SPESA. A proposito di prezzo, se ogni giorno in Italia sono 20 milioni le persone che entrano quotidianamente in un bar, effettuando 14 milioni di transazioni commerciali e spendendo 50 milioni di euro, la stima a livello regionale si aggira attorno alle 360mila transazioni commerciali giornaliere per una spesa di 1,4 milioni di euro al giorno, tenuto conto che lo scontrino medio in Fvg è di 3,90 euro. Un successo indubbio, ma i problemi non mancano. «La crisi c’entra – dichiara Dall’Ava – ma da sola non basta a spiegare le dimensioni di tanti insuccessi. C’entra anche l’emergere di nuovi bisogni dei consumatori che hanno dato vita a nuovi modelli di offerta mettendo ai margini del mercato molte di quelle imprese che non hanno saputo vedere il cambiamento».

UDINE CITTÀ. Guardando ai dati Infocamere del solo comune di Udine, al 31 marzo 2015 i bar (intesi come localizzazioni attive) sono 490, 56 in più rispetto alla fine del 2009 ma in leggero calo negli ultimi due anni. La spesa giornaliera? Con 40mila transazioni commerciali si può stimare in circa 160mila euro. 

GLI ACQUISTI. Nella pubblicazione di Confcommercio emerge anche l’albero delle vendite. In termini di atti di acquisto le bevande calde (caffè, cappuccino, infusi) rappresentano il 37% del totale. Acque minerali e bevande analcoliche assorbono circa un quinto del volume degli acquisti, mentre non va trascurato il 10% relativo ai cosiddetti acquisti d’impulso (snack, gelati, caramelle). Contenuto il ruolo del food, ma in questo caso è determinante la specializzazione del bar. Nei Lunch Bar, infatti, la componente food rappresenta, sempre in termini di numero di atti di acquisto, circa un quarto dei consumi. Lo stesso si può dire per le bevande alcoliche che rappresentano, in media, il 13% dei volumi mentre nel segmento serale (Evening Bar) arrivano al 31,1%.

LE SCELTE. Il criterio di prossimità è decisivo nella scelta del bar. Sommando chi sceglie il bar perché “comodo” con chi va in quello specifico bar regolarmente, abbiamo una quota di oltre l’80%. Si tratta di un fenomeno che riguarda principalmente i bar specializzati per colazione e pranzo. Solo il 5,6% degli intervistati sceglie sulla base del prezzo. Per i bar serali le variabili sono diverse perché in questo caso il consumatore è disposto a muoversi per frequentare il bar “giusto”. Il bar è un luogo per tutti ma il profilo della clientela vede una prevalenza di donne (52,9% del totale), età compresa tra i 25 ed i 44 anni (52%) e occupati come condizione professionale (57,1%).

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