Confartigianato Fvg contro il decreto crescita, penalizzate 5 mila piccole imprese

Tilatti: La norma produce una distorsione di mercato. Pronta la segnalazione all'antitrust

Lo sconto in fattura introdotto dal dl Crescita, appena convertito in legge, per gli interventi relativi all’ecobonus e al sisma bonus fa tremare le gambe a 5.000 piccole e piccolissime imprese artigiane in Friuli Venezia Giulia. Aziende impegnate nei settori dell’edilizia e in generale di tutto ciò che ruota attorno alla casa - dalle caldaie ai condizionatori, dagli impianti fotovoltaici alle caldaie a biomasse, dai serramenti ai rivestimenti e cappotti fino all’adeguamento sismico - che rischiano di pagare cara la novità normativa voluta dal Governo per rilanciare gli investimenti privati agevolando il cliente finale con uno sconto sulla fattura. Il vantaggio è un boomerang per le piccole imprese, che spesso non dispongono della capacità finanziaria per ‘anticipare’ lo sconto e rischiano così di vedersi tagliate fuori dalla competizione.

“Diciamo un secco no a questa misura - afferma il presidente regionale di Confartigianato-Imprese, Graziano Tilatti -. Abbiamo sempre contestato lo sconto, convinti che premi i grandi a discapito dei piccoli, producendo una distorsione del mercato: soltanto i fornitori già strutturati e dotati di elevata capacità organizzativa e finanziaria potranno infatti anticipare ai clienti la liquidità necessaria a ottenere lo sconto disponendo di una capienza fiscale sufficiente a compensare il credito di imposta”.

Il punto

Il decreto legge Crescita consente ai cittadini che effettuano lavori di riqualificazione energetica o antisismici di chiedere, in alternativa alla detrazione fiscale in 10 anni, uno sconto immediato sulle fatture all’impresa che ha realizzato i lavori. Sconto che l’azienda potrà farsi rimborsare dallo Stato in 5 anni tramite un corrispondente credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione. Peccato che la maggior parte delle piccole realtà non dispongano di una situazione economico-finanziaria tale da permetter loro di rinunciare alla metà dell’introito e di vederselo restituire in 5 anni, per altro neanche cash, ma come compensazione sulle imposte. Né ha la forza contrattuale per giocare a proprio vantaggio il rapporto con i fornitori, ai quali la norma prevede la possibilità di cedere a cascata il credito d’imposta. Per l’artigianato la norma si prospetta come una mera penalità, senza effetti positivi, neanche sull’emersione del nero che in questi settori di fatto non c’è: oltre 95% delle imprese lavora infatti con il meccanismo della detrazione fiscale che impone l’emissione della fattura. 

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Il rischio

Conclude Tilatti: “Rischiamo solo di creare un grande “supermarket di moneta virtuale”  gestito da grandi gruppi industriali e dalle principali multiutility che oggi sono fortemente presenti nel mercato della fornitura di prodotti e nell’offerta di servizi relativa all’ecobonus. Noi continueremo a batterci contro questa misura, che reputiamo iniqua e che ci prepariamo a segnalare all’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato”.

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