Trans si suicida nel bagno del carcere maschile di Udine

Una detenuta transessuale di 33 anni, residente a Udine, si è tolta la vita martedì 31 luglio scorso. Ritornano i dubbi sulla detenzione per le persone Lgbt

Sono emersi ulteriori particolari in queste ultime ore riguardo al decesso di una persona che da pochissimi minuti si trovava agli arresti nella Casa Circondariale di Udine. A privarsi con un lenzuolo della sua vita in una toillette del carcere non sarebbe stato un detenuto qualsiasi, ma una trans trentatreenne straniera residente in città, detenuta da sole 4 ore per alcuni episodi di estorsione avvenuti nell'Isontino. 

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L'atto di autolesionismo si è verificato martedì 31 luglio nel bagno di una zona protetta dove la trans era stata trasferita proprio per la sua sicurezza. Dopo la scoperta del corpo, a nulla sono valsi i tentativi di rianimazione effettuati dal personale medico e penitenziario giunto sul posto in breve tempo. La 33enne non era la prima volta che finiva nel carcere maschile di via Spalato. E molto probabilmente proprio questo suo ritorno ha fatto scattare quella molla mentale che l'ha convinta al gesto estremo.

La denuncia 

Simone Alliva, giornalista molto attivo nella difesa dei diritti del mondo Lgbt, ha ritwittato questa mattina la notizia pubblicata dal giornale Il Dubbio, sottolineando la situazione in cui vengono sottoposte le trans e i trans in Italia. "Una donna trans si è impiccata nel bagno del carcere di Udine. Era detenuta in un istituto maschile. Come tutte le persone transessuali attualmente censite, tutte collocate in sezioni che non rispettano il genere sentito come proprio  Lgbt"



 

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