Via l'aquila "friulana" dai cappelli dei vigili di Trieste, al suo posto l'alabarda

Il vicesindaco di Trieste: «Non siamo il capoluogo del Friuli e ci teniamo alle nostre specificità»

Fra un mese circa il simbolo della Regione, e il suo richiamo all'antico Patriarcato di Aquileia, sparirà dai cappelli della Polizia locale di Trieste. Come ha ricordato il collega Emanuele Esposito su TriestePrima, al momento della sua introduzione fu un cambiamento duro da accettare. Fece storcere il naso non solo a gran parte della classe politica giuliana, ma soprattutto al personale in divisa. E' proprio per questo motivo che il vicesindaco di Trieste, Pierpaolo Roberti, ha presentato una modifica all'uniforme del corpo triestino che la legge regionale aveva uniformato alle altre divise e livree presenti nelle quattro province. La modifica, neanche a dirlo, è stata votata all'unanimità da tutta la giunta e fra una trentina di giorni al posto dell aquila dorata dovrebbe fare la sua riapparizione l'amata e sospirata alabarda.

Via, dunque, il simbolo del Friuli Venezia Giulia, quantomeno dai cappelli degli agenti della Polizia locale di Tireste, per lasciare posto, ha spiegato Roberti, «al “prezioso” elemento identificativo del personale, che per noi triestini è la storica Alabarda di San Sergio, ottenuto dall'Amministrazione Comunale in deroga alla norma regionale generale. Non siamo il capoluogo del Friuli  - ha rimarcato il vicesindaco - e ci teniamo alle nostre specificità. Il nostro corpo ha una storia enormemente più complessa e lunga rispetto agli altri. «Ricordo con orgoglio la consegna nel 2007 della medaglia d'oro al merito civile - ha aggiunto il comandante del corpo Sergio Abbate -. Siamo l'unico corpo di Polizia locale d'Italia a poter vantare questa onorificenza».

«Un piccolo gesto, un ritorno al passato, ma che sicuramente apprezzeranno i triestini; serve poi a rimarcare che non esiste solo la festa della patria del Friuli, ma esiste anche un'altra parte importante, la Venezia Giulia - ha concluso Roberti -. Un orgoglio, un vanto storico di un corpo e di una città che deve mantenere la sua specificità».

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