Kurdistan, archeologi udinesi scoprono tracce umane di 500 mila anni fa

Il lavoro è avvenuto nella regione settentrionale dell'antica Mesopotamia e si è svolto assieme ai colleghi dell'Università di Roma

Miniera di selce di Skafta Zeri

Tracce delle prime occupazioni umane preistoriche del Kurdistan iracheno, risalenti ad almeno mezzo milione di anni fa (Paleolitico inferiore), sono state scoperte dagli archeologi delle università di Udine e di Roma “La Sapienza” nella regione settentrionale dell’antica Mesopotamia.

L’ultima campagna di ricerche ha portato anche al ritrovamento di reperti che testimoniano la presenza dell’uomo di Neanderthal e all’individuazione di vaste necropoli di comunità nomadi databili fra la tarda preistoria (circa 6.000 a.C.) e l’età del Bronzo (circa 1200 a.C.). Sono stati inoltre identificati i primi villaggi del 7000 a.C. (Neolitico ceramico), scoperte tre miniere per l’estrazione e la lavorazione della selce e individuati circa 300 siti archeologici datati fra il 7000 a.C. e il 1900 d.C. Dal 2012 l’ateneo friulano è impegnato in campagne di scavo annuali nel Kurdistan iracheno con il “Progetto archeologico regionale Terra di Ninive” (PARTeN), nell’ambito della Missione archeologica italiana in Assiria (MAIA) diretta da Daniele Morandi Bonacossi.

L’occupazione preistorica più antica

La spedizione udinese dell’estate 2015, in collaborazione con le università di Milano e di Roma “La Sapienza”, ha concentrato le ricerche sull’occupazione del territorio durante il periodo preistorico che nella regione è compreso tra 1,8 milioni e 9 mila anni fa (dal Paleolitico inferiore al Neolitico). In particolare, spiega Cecilia Conati Barbaro de “La Sapienza”, «i più antichi strumenti di pietra ritrovati potrebbero risalire a circa mezzo milione di anni fa, se non a un periodo più antico». Si tratta di ciottoli che venivano dotati di margini taglienti mediante l’asportazione di schegge. Gli archeologi hanno identificato grotte, ripari e aree di frequentazione delle popolazioni preistoriche. Sono stati anche rinvenuti strumenti di selce, carboni e resti di fauna conservati all’interno di strati protetti dal crollo della volta di una grotta, tracce della presenza dell’uomo di Neanderthal, che viveva nella regione intorno a 60 mila anni fa. Ritrovate anche tre miniere per l’estrazione e la lavorazione della selce utilizzata per produrre strumenti, una scoperta unica per lo studio dello sfruttamento delle risorse del territorio e della relazione uomo-ambiente nella Mesopotamia settentrionale.

6 tumuli funerari-2Le necropoli megalitiche

Lungo i pendii della catena dei monti Zagros sono state scoperte decine di vaste necropoli a tumulo, databili fra la tarda preistoria e la fine dell’età del Bronzo (6000-1200 a.C.). Queste tipologie di sepolture, caratterizzate dalla presenza di sepolture in tombe coperte da cumuli di pietre, sono probabilmente da attribuirsi a comunità di tipo pastorale e non erano finora mai state attestate nel nord della Mesopotamia. Gli archeologi dell’ateneo friulano hanno già provveduto a schedare le necropoli inserendole in un database georeferenziato (Gis).

Con i circa 300 siti archeologici individuati l’anno scorso sono complessivamente più di 830 i siti scoperti dalla missione dell’Università di Udine in quattro anni di ricerche nel Kurdistan iracheno. L’ultima campagna si è concentrata sulla ricognizione di insediamenti di epoca preistorica e protostorica risalenti al 7.000-4.000 a.C. Di particolare rilievo è il ritrovamento di una occupazione risalente al VII e VI millennio a.C. (Neolitico ceramico), costituita da una rete di piccoli villaggi che testimoniano le primissime fasi di sfruttamento produttivo del territorio. Le ricerche hanno anche approfondito l’occupazione della regione nell’epoca in cui essa era parte dell’impero persiano dei Sasanidi (224-651 d.C.) e, soprattutto, nella successiva età islamica (651-1900 d.C.).

Il sistema di canalizzazione neo-assiro

È proseguita poi l’indagine dei canali assiri che costituisce una delle attività principali dell’Università di Udine nella regione. Lungo il sistema orientale di canali è stato effettuato un sondaggio di scavo. L’operazione ha consentito di ricostruire forma e portata di questi monumentali canali costruiti a cavallo fra VIII e VII sec. a.C. dal sovrano assiro Sennacherib per irrigare l’entroterra della capitale Ninive e portare l’acqua alla città. I dati raccolti serviranno anche ad elaborare un modello 3D digitale del sistema idraulico costruito dagli Assiri.

Ricerche e sviluppi futuri

La missione dell’università friulana nel Kurdistan iracheno prevede l’avvio nel 2016 di due nuovi scavi archeologici nei siti di Asingrian e Tell Gomel. L’obiettivo è indagare in dettaglio l’occupazione e la cultura materiale dei periodi preistorici e storici più antichi. Grazie a queste ricerche sarà possibile restituire un quadro ancora più completo dell’occupazione della regione dell’Alto Tigri iracheno e delle dinamiche sociali, economiche e culturali che l’hanno caratterizzata.

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