Riforma Pubblica Amministrazione, i sindacati in presidio all'Ospedale

Blocco contratti, retribuzioni del pubblico impiego e sanità. Volantinaggio e presidio questa mattina all'Ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine da parte dei tre sindacati di Funzione Pubblica, Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl

Presidio e volantinaggio questa mattina da parte dei sindacati all'ingresso dell'Ospedale Santa Maria della Misericordia per un confronto aperto tra lavoratori dei servizi pubblici e cittadini sulla riforma Pubblica Amministrazione. Un confronto che è mancato con il Governo Renzi e la Ministra Madia su una riforma necessaria al Paese, quella della riorganizzazione dei servizi di pubblica utilità. Da qui alla manifestazione nazionale dell'8 Novembre, Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl saranno nelle piazze italiane per informare e sensibilizzare i cittadini sul lavoro di chi offre servizi, tanto nell'ambito pubblico quanto in quello privato. Maestre, educatori, tecnici, polizia locale, operatori di front-office, funzionari, amministrativi, insieme ai lavoratori di tutti i servizi pubblici locali porteranno in piazza, fuori dall'orario di lavoro, la loro professionalità. Con i cittadini si confronteranno su una crisi di sistema che rende tutti più deboli e più soli.

La spesa delle autonomie locali nel 2013 ha raggiunto 234 miliardi di euro e si stima che nel 2018 toccherà il picco di 241 miliardi. Un aumento trainato dai consumi intermedi, in costante e inarrestabile crescita. Pesano per il 45%. Una sola voce ha contribuito al contenimento, il personale, che con oltre 3000 euro di mancati rinnovi ha visto ridursi il proprio potere d'acquisto, di fatto azzerata la formazione, asciugati gli organici: dal 2001 al 2012 le unità tagliate sono state 49 mila e, all'orizzonte del 2018, questa cifra triplicherà.

Un paradosso, perché proprio a questi lavoratori, le cui retribuzioni erano basse già prima del blocco della contrattazione, oggi si chiede un'enorme sforzo di modernizzazione. Senza contratto da 5 anni, senza mezzi,senza adeguate risorse per migliorare l'offerta dei servizi e realizzare una vera riorganizzazione che faccia leva sulle competenze. I 33,1 miliardi di euro di tagli effettuati dal 2010 al 2013 non hanno di fatto scalfito gli sprechi veri, le sacche di inefficienza e di cattiva spesa, ricadendo principalmente sull'offerta di servizi, quindi sui lavoratori che li offrono e sui cittadini che ne sono stati privati. A pagare sono come sempre le fasce deboli: l'infanzia, la disabilità, gli anziani, i giovani e i disoccupati. Una situazione che richiede un'alleanza tra chi vede il proprio lavoro umiliato e chi, nonostante continua a pagare maggiori tasse e tributi locali, vede ridursi la propria rete di protezione.

volantino 1-2

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