Arrestata la banda del furto da "Diamante", il covo vicino al delta del Po

Il gruppo, composto da cinque uomini e una donna, faceva base nelle campagne di Argenta, in provincia di Ferrara

Parte del materiale recuperato (foto tratta da Estense.com)

Il “magazzino” della banda che ha derubato la boutique “Diamante” di Tricesimo era ad Argenta, in provincia di Ferrara, vicino al delta del fiume Po. Sono stati circa 600 i capi di alta sartoria, lavorati a mano, ritrovati nelle campagne della cittadina — in un casolare abbandonato — dai carabinieri del Norm di Portomaggiore e della stazione di Santa Maria Codifiume. 

Arresti

Si trovano ora all’Arginone (il carcere di Ferrara), in stato di fermo come indiziati per il reato di ricettazione aggravata, cinque persone. Una donna è invece stata portata alla sezione femminile del penitenziario di Bologna. Sono tutti di nazionalità romena, senza fissa dimora, incensurati e sconosciuti in Italia. Si tratta di S.M., 35 anni; C.A., (la donna), 27 anni; F.P.A., 27 anni; M.M.C. 30 anni; M.T.S. 32 anni e D.I., 26 anni.

Contanti e auto

In loro possesso — oltre a 1.300 euro in contanti —, come informa Estense.com,  sono state trovate anche due auto veloci, regolarmente detenute, oltre a delle valigie pronte per rapidi spostamenti. Uno di loro, il 26enne D.I. – come è emerso dalle verifiche dei carabinieri – ha però dei precedenti specifici all’estero: è stato arrestato in Svezia e denunciato in Belgio per furto, e conseguentemente segnalato dall’Europol. È anche per questo motivo che, come spiegato in conferenza stampa dal maggiore Marco Uguzzoni, comandante della compagnia dei carabinieri di Portomaggiore, “si consente di dire che si muovevano anche ai fini di piazzare la merce all’estero”.

L’intercettazione

Mercoledì 24 ottobre il gruppo è incappato in una pattuglia dei carabinieri della stazione Santa Maria Codifiume che ha individuato la loro auto, con targa straniera e non conosciuta in zona. Per questo i militari, insospettiti, l’hanno seguita fino a giungere al casolare. Qui i sospetti si sono fatti più forti: i carabinieri, notando una porta aperta, si sono avvicinati scorgendo la presenza di un piede di porco e oggetti utili allo scasso. Proseguendo nell’esplorazione si sono imbattuti nel gruppo, intento a sistemare in una stanza i capi d’abbigliamento rubati: jeans, maglioni, abiti completi, ma anche borsette e profumi. Nel frattempo erano stati allertati i colleghi, che sono intervenuti in forze e hanno poi proceduto con gli arresti e le perquisizioni del caso.

L’elenco

C’è voluta una notte intera poi per catalogare tutto il materiale ritrovato e cercare i legittimi proprietari degli abiti – molti con ancora il cartellino del prezzo attaccato – e dei profumi di marca ritrovati, contattando tutte le compagnie dei carabinieri del nord Italia. La maggior parte appartenevano a “Diamante”.  Altri capi d’abbigliamento provenivano invece da altri furti. “Non si esclude che abbiano effettuato dei colpi anche nel territorio provinciale”, ha afferma ancora il maggiore Uguzzoni. 
 

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