Sostegno alle donne, la proposta di un 'codice rosa' in ogni pronto soccorso regionale

La proposta arriva dalla Commissione pari opportunità per assistere coloro che hanno subìto violenze e maltrattamenti in famiglia e fuori

Sarà necessario estendere a tutti i reparti di Pronto soccorso degli ospedali del Friuli Venezia Giulia la stanza del codice rosa, riservata alla cura e al sostegno di donne, di bambini e di tutte le persone che hanno subito violenze e maltrattamenti in famiglia e fuori.

E' questa la proposta della Commissione regionale pari opportunità, rappresentata per l'occasione dal vice presidente Paola Schiratti.

La prima struttura del genere è stata inaugurata in questi giorni nel pronto soccorso dell’ospedale di Monfalcone. Dai dottori del Pronto soccorso le vittime di violenza, dopo la visita medica, verranno avviate in questa stanza dove ci sarà il tempo per ascoltarle e dove verranno attivati insieme alla sanità tutti i servizi necessari a proteggerle, a prevenire la violenza: le forze dell’ordine, la procura, il sostegno psicologico, i servizi sociali.

"Si tratta - ha spiegato la dottoressa Doretti, l’ideatrice a Grosseto del primo codice rosa in Italia -, di allineare i binari dei tanti interventi di diversi soggetti che normalmente si attivano scoordinati. La centralità data al pronto soccorso è fondamentale perché qui tutte le donne e i bambini che subiscono violenza fisica prima o poi si recano, ma molto spesso all’assistenza sanitaria fanno riferimento anche coloro che subiscono violenza psicologica".

Il codice rosa è l’applicazione concreta dei protocolli antiviolenza che già esistono a livello delle quattro province del FVG, "ma che restano lettera quasi morta nella realtà, un elenco di impegni che non si concretizza se non si creano le strutture adatte a mettere in pratica ciò che gli operatori sottoscrivono nel protocollo, se è attivata questa stanza, che non ha costi particolari, invece nasce la collaborazione sul campo - si legge nel comunicato".

I costi economici della violenza domestica sono enormi: in Italia si calcola si aggirino sui 17 miliardi all’anno, senza contare i costi morali, la perdita di vite umane, 128 donne uccise nel 2013, il dolore causato, le ricadute gravissime sui bambini che assistono alla violenza in casa. Il codice rosa permette di intercettare molti più casi di quanto normalmente avvenga, tenendo conto che un terzo delle vittime di violenza non ne parla con nessuno. Sarà necessario che la riforma sanitaria che è approvata in Consiglio in questi giorni preveda l’inserimento del codice rosa negli ospedali regionali. 

Insieme a questo salute di genere, patologie femminili, sostegno alle donne che curano e assistono bambini, anziani, ammalati cronici, disabili sono temi che non possono non entrare nella legge e trovare precise indicazioni nei regolamenti applicativi, sono questioni di civiltà e dignità di una intera regione.

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