Il titolare della Dm Elektron: «Scene indecenti, dipendenti strumentalizzati»

Dario Melchior, proprietario e amministratore delegato dell'azienda che produce schede e componenti elettronici, parla di danno d'immagine incalcolabile per la sua impresa: «Nessuna delocalizzazione in atto. Solo un processo di incremento delle attività e di riorganizzazione. Quello che è accaduto mi ha amareggiato e mi fa riflettere. Difficile che mi sieda a lavorare con chi mi insulta»

 

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Una trentina di lavoratori della Dm Elektron di Buja da venerdì 8 dicembre ha iniziato a scioperare e a picchettare l'ingresso dello stabilimento per quella che temono essere una delocalizzazione a tutti gli effetti. Molti i segnali che hanno messo in agitazione una parte dei 130 dipendenti complessivi dell'azienda: i macchinari di alcune linee di produzione sono stati smontati per essere trasferiti nella sede rumena di Râșnov, inaugurata lo scorso settembre. Quegli stessi impianti, inoltre, non sono stati poi sostituiti, anzi, la gran parte dei lavoratori che operava sulle linee produttive poi dismesse è stata messa in ferie senza alcun preavviso. Oltre a questo, alcuni dipendenti parlano di un ritardo nei versamenti al fondo pensionistico "Cometa" (l'ultimo risale a fine 2017 quando andrebbe versato ogni 3 mesi  con tanto di esposizione in bacheca) e del mancato versamento delle quote sindacali dalle buste paga, ferme a marzo 2017.

Sgombero inaspettato

Una serie di campanelli d'allarme che a fatto scattare molta preoccupazione fra i sindacalisti di Fim-Cisl e Fiom-Cgil e che ha portato i metalmeccanici a bloccare venerdì scorso l'ingresso in fabbrica di alcuni camion giunti per prelevare della merce venduta (ma che si temeva potessero trasportare via altri macchinari). Questa mattina, all'alba, per evitare il ripetersi del medesimo blocco, la proprietà ha quindi chiesto l'inaspettato intervento di carabinieri e polizia che - con non poca facilità - hanno dovuto prelevare di peso alcune persone mentre provavano ad ostacolare l'ingresso dei tir. «La scena è stata drammatica - riferisce il segretario generale Fim Cisl, Marco Bentivogli - e se la situazione non è degenerata è solamente per la responsabilità dei lavoratori e del sindacato. Da mesi, senza nessun preavviso, e senza informare ne’ sindacato ne’ lavoratori, l'azienda ha iniziato il trasferimento della maggior parte delle linee produttive in Romania e alla richiesta di incontro (dal mese di novembre) per avere chiarimenti sulle reali intenzioni la proprietà non ha dato risposte. Intanto la prossima settimana inaugurerà un nuovo stabilimento in Romania con le linee prese dal sito di Buia. Si tratta di un atteggiamento inqualificabile, come le risate che il proprietario ha avuto questa mattina mentre la polizia sgomberava il presidio dei lavoratori. Ci aspettiamo che l’azienda chiarisca subito, deve presentare un piano industriale per il sito di Buia che tenga dentro tutto i lavoratori .Se non dovessimo ricevere risposte la nostra mobilitazione continuerà».

La posizione dell'azienda

In attesa del tavolo di crisi che si terrà nel tardo pomeriggio di oggi in Regione, Dario Melchior, titolare e amministratore delegato della DM Elektron, rinnega e rigetta qualsiasi intenzione di delocalizzare l'azienda. Anzi, parla di danno d'immagine, di piano di sviluppo e di crescita aziendale che vedrà sempre Buja come perno industriale. «Non c'è nessuna delocalizzazione in atto - spiega l'ad - solo un processo di incremento delle attività e di riorganizzazione. Quello che è accaduto mi ha amareggiato e mi fa riflettere. Difficile che mi sieda a lavorare con chi mi insulta»

L'intervento dei sindaci

Anche molti sindaci del Friuli Collinare sono giunti questa mattina al presidio e hanno invocato i lavoratori e l'azienda alla calma in attesa delle risposte che arriveranno dalle trattative indette con gli assessori regionali Rosolen e Bini. «Prima ci si sieda al tavolo, poi si vedrà cosa fare», spiega il primo cittadino di Buja, Stefano Bergagna. «Aspettiamo che venga effettuata la trattativa prima di spostare le macchine e i mezzi di produzione, prima di porre tutti di fronte ad un fatto compiuto da cui non si tornerà più indietro».

Rosolen: "Perchè forzare la mano?"

"Si fatica a comprendere quali siano i gravi motivi che hanno spinto la proprietà dell'azienda a richiedere l'intervento della Polizia. La Regione ha convocato, come ampiamente annunciato, un tavolo per oggi, garantendo disponibilità e sostegno sia ai lavoratori che all'impresa. Quindi perché ricorrere a metodi che rischiano di alimentare sospetti? Non si poteva aspettare qualche ora e fare chiarezza prima di forzare la mano?".  Lo chiede l'assessore regionale al Lavoro, Alessia Rosolen, commentando quanto successo stamattina a Buja quando il presidio dei lavoratori della Dm Elektron, che da venerdì staziona fuori dai cancelli dell'azienda per impedire il trasloco delle linee produttive in Romania, ha dovuto cedere alle forze dell'ordine.  Secondo Rosolen "certe situazioni risultano particolarmente difficili da comprendere, alla luce dell'atteggiamento responsabile e civile dimostrato dai lavoratori in questi giorni".  "Mi preme - aggiunge Rosolen - chiarire un punto: l'obiettivo della Regione è mettere l'azienda nelle condizioni migliori per lavorare, confermando gli impegni presi negli anni scorsi. Ci aspettiamo la massima trasparenza da parte di tutti i soggetti in campo, fiduciosi di trovare una soluzione in grado di soddisfare impresa e lavoratori".

Tensioni al picchetto della Dm Elektron, le preoccupazioni di dipendenti e sindacati 

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Commenti (4)

  • in futuro prevedo il capannone in fiamme, per pura fatalità naturalmente

  • concordo con Daniele, oltretutto fa anche l'offeso!

  • Ho come l'impressione che questo signore prenda per il culo tutti!

  • certi imprenditori non hanno gli attributi. Quando alle tue dipendenze ci sono 130 famiglie ci vuole come minimo chiarezza circa gli atti che si pone in essere. È amareggiato? Pensi alle famiglie di queste persone che vedono i camion che portano via i macchinari! Friuli pieno di grandi imprenditori e amministratori. Questo non lo è.

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