Da Pozzuolo del Friuli sotto la neve arriva fino in Baviera con il suo "Ciao"

Gerardo Garcia da anni gira l'Europa in sello al suo motorino del 1986, l'ultima impresa è stata raggiungere il raduno Elefantentreffen percorrendo più di 1000 km in montagna

Gerardo Garcia all'arrivo al raduno in Baviera con il suo Ciao

Dopo aver girato mezza Europa, Gerardo Garcia è salito sul suo "Ciao" del 1986 per partecipare al difficilissimo Elefantreffen in Germania, percorrendo oltre 1000 km sotto la neve.

Il personaggio

Ha 38 anni, pesa 107 kg (lo sottolinea perché “portarsi in giro non è facile”), è argentino della Patagonia ma ora abita a Pozzuolo del Friuli dove vive con la moglie friulana e con i due figli di 8 e 12 anni. «Inoltre sono mormone e completamente astemio!», dichiara con fierezza.

La sua grande passione

La cosa che rende speciale Gerardo Garcia è la sua passione sfrenata per il Ciao. Sì, esatto, uno dei ciclomotori più venduti in Italia prodotto dalla Piaggio dal 1967 al 2006. Per Gerardo non si tratta però di possedere pezzi da collezione arrugginiti e da mostrare ai curiosi, anzi. Per lui il Ciao è ancora un mezzo di trasporto più che valido. Ma più che per muoversi comodamente in città, lui lo usa per fare dei lunghi viaggi alla scoperta dell’Europa.

L'Elefantenreffen

L’ultima avventura è stata però la più clamorosa. «Erano sei anni che mi ripromettevo di compiere quest’impresa e, finalmente, l’ho intrapresa!» Gerardo Garcia, di mestiere progettista di elettrodomestici per la ristorazione in una ditta di Mortegliano, ha deciso infatti di partecipare, in sella al suo Ciao e munito di mappe ma non di navigatori («non ho mica la possibilità di attaccare dispositivi al motore!») all’ultima edizione dell’Elefantentreffen il celebre motoraduno invernale che, dal 1956, si svolge alla fine del mese di gennaio, per una durata di tre giorni, in Germania o Austria.

La storia

La prima edizione nacque come raduno delle motociclette Zündapp -KS-601-Gespanne, le moto militari utilizzate dall'esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale e soprannominate appunto "Elefanten". La manifestazione ebbe inizio da un gruppo di amici che intendeva promuovere un raduno annuale di sidecar Zundapp, ma con il passare del tempo divenne un vero e proprio punto di riferimento per gli appassionati prima di sidecar e poi di moto in genere.

I viaggi

Fino a incuriosire anche Gerardo che dopo aver girato mezza Europa, ha deciso di intraprendere quest’avventura in solitaria a bordo del suo “Ciao” del 1986. Prima di partire per la Germania, destinazione Thurmansbang in Baviera, l’uomo ha infatti compiuto diversi viaggi. Alcuni insieme alla moglie: Bled, Londra, Valencia, il giro d'Italia, Lisbona e Marocco e uno in solitaria fino in Val d’Aosta.

L'impresa

La partecipazione al raduno in Germania però, non è stata per nulla una passeggiata, anzi. Oltre alle temperature rigidissime, anche il percorso e il meteo hanno reso l’avventura decisamente impegnativa. Garcia è partito giovedì scorso dopo lavoro, chiedendo permesso per il venerdì e per oggi, giornata prevista per il rientro. Casco con visiera, scaldacollo, giacca e pantaloni termici, copripantaloni, guanti, pellicola trasparente per impermeabilizzare i piedi, oltre che diverse paia di calzettoni non sono bastati per isolarsi dal freddo.

Il gladiatore

«Il metodo migliore per scaldarsi è stato piuttosto il dover ricorrere ai pedali del "galdiatore", come chiamo io il mio motorino, per poter affrontare certe salite!». Se all’andata Gerardo ha percorso ben 490 km, al ritorno ha preferito allungare la strada di 150 km pur di non affrontare nuovamente due passi da 1600 e 1700m. «Molte persone che son partite dal resto dell’Europa hanno dovuto abbandonare a causa del meteo proibitivo. Io sono riuscito là dove alcune moto di ultima generazione hanno fallito».

Il segreto

Oltre a conoscere molto bene il suo mezzo, a Gerardo Garcia non fa difetto un grande spirito di adattamento. «Sono nato in Patagonia, dove ogni luogo è lontanissimo. Qui in Europa è stupendo, perché tutto è così vicino che non ve ne rendete nemmeno conto! Viaggiare in condizioni estreme non mi spaventa, anzi. E poi, siccome il motore del Ciao è così scarso che fa fatica a portare anche solo me, è una buona scusa per viaggiare leggeri e godersi l'essenza del percorso».

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