Sanità: la Cgil scende in piazza e chiede una vera riforma del settore

Belci (Cgil): "E' mancato il confronto con i lavoratori. Questa è una finta riorganizzazione con risparmi irrisori". Per il sindacato bisogna ridurre gli accessi impropri al Pronto soccorso

«Siamo in piazza per protestare contro una riforma cieca, che guarda solo ai tagli, peraltro senza grandi risparmi, e non a una logica di medio-lungo periodo. Una riforma calata dall’alto, prodotta dai burocrati senza alcun confronto con i lavoratori e i professionisti che lavorano negli ospedali e nelle strutture territoriali». Il segretario generale della Cgil Fvg Franco Belci spiega così le ragioni del presidio organizzato oggi davanti al Consiglio regionale, in occasione dell’avvio del dibattito in aula del ddl di riordino del sistema sanitario.

In concomitanza con il presidio, la Cgil ha chiesto un incontro con i gruppi consiliari per ribadire le ragioni della sua contrarietà al ddl e illustrare le sue controproposte. «Vogliamo una riforma vera – spiega Belci – per un servizio sanitario che oggi è in equilibrio economico, ma deve essere razionalizzato e riorganizzato per migliorare le risposte ai cittadini. Tondo non ha mai voluto confrontarsi con questa impostazione e si è posto l’unico obiettivo di ridurre il numero delle strutture, nella presunzione di risparmiare».

Ma i risparmi, per la Cgil, saranno irrilevanti: «Con l’azienda unica inizialmente prospettata – dichiara Belci – gli unici risparmi sarebbero derivati dalla differenza tra i trattamenti dei direttori generali e la retribuzione che spetta comunque loro in quanto dirigenti del Ssr. Fatti i conti, appena 1,5 milioni, cioè lo 0,07% della spesa sanitaria, a fronte di tutte le incognite legate al nuovo assetto. Dopo la virata verso le tre aziende, il risparmio che si prospetta è di appena 500mila euro, tant’è vero che Tondo ha dichiarato che l’obiettivo non è più quello di ridurre la spesa, ma l’erogazione uniforme dei servizi sul territorio regionale. Ma l’uniformità non può essere inseguita al ribasso, come si prospetta con il taglio dei distretti socio-sanitari».

La Cgil, in ogni caso,condivide la necessità di una manutenzione straordinaria del sistema. Quindi di una riforma «che affronti i nodi veri», come spiega la responsabile welfare della segreteria regionale Orietta Olivo. La richiesta è pertanto di congelare il disegno di legge attuale, che entrerebbe in vigore solo nel 2014, per aprire un confronto vero coi sindacati e gli operatori. Un confronto, dichiara Olivo, «che parta da un’analisi precisa dei dati economico finanziari, da una ricognizione di quelli epidemiologici e da una rilevazione degli indicatori di performance, per misurare la qualità complessiva del sistema».

Quanto ai contenuti della riforma, per la Cgil «bisogna rafforzare la regia del sistema, lasciando alle Asl soltanto la gestione». Indispensabile inoltre lo sblocco del piano materno-infantile, all’interno del quale potrebbe essere risolta la questione dei punti nascita, del piano di riabilitazione, del piano emergenza e del piano oncologico, «la cui realizzazione – prosegue Olivo – comporterebbe una minore dispersione di energie e quindi risparmio».

Netta contrarietà inoltre alla riduzione del numero dei distretti attraverso l’aumento dei loro bacini: «I distretti – dichiara la segretaria – vanno rafforzati, anche attraverso il coinvolgimento dei medici di base, per favorire l’integrazione socio-sanitaria, diminuire il tasso di ospedalizzazione e ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso. Anche da questo deriverebbero consistenti risparmi nel medio-lungo periodo, come pure da una seria politica di prevenzione, anche in materia di sicurezza sul lavoro, e da un riordino della rete basato sulla riconversione degli ospedali ex articolo 21, con l’aumento dei posti in Rsa e la riduzione del tasso di ospedalizzazione. Altri obiettivi importanti come la riduzione delle liste di attesa possono essere ottenuti attraverso un più efficace utilizzo dei presidi tecnologici e adeguati investimenti su personale e mezzi, investimenti che finirebbero anch’essi per generare economie nel tempo. Questo sarebbe il vero terreno della riforma e il modo corretto di contenere la spesa. Quello di Tondo è invece un taglio lineare, una riforma alla cieca che non si pone neppure il problema di capire quale sarà il suo effetto finale sul livello dei servizi».

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