"Si vedeva che erano due bambine. Piccole, fragili, così inconsapevoli"

Il racconto dei ragazzi pordenonesi che hanno accompagnato le due giovani udinesi dai carabinieri della città naoniana per costituirsi. Sono stati rintracciati da Il Gazzettino

L'incontro con gli amici di Pordenone alla stazione di Mestre delle due ragazze coinvolte nella morte di Mirco Sacher. La ricostruzione del Gazzettino di Venezia, a firma Cristina Antonutti, che ha rintracciato i due, appare così:

Mezzanotte, stazione di Mestre. Due ragazzine camminano su e giù sulla banchina dove arriverà il treno diretto a Firenze.

Dall’altra parte ci sono Sonny Rizzetto, 21 anni, di Pordenone e l’amico di origini sudanesi Walter Wisdom, 18, anche lui di Pordenone e con un sogno da musicista nel cassetto. Le ragazze riconoscono Wisdom, l’hanno visto a Udine, hanno degli amici in comune. Si avvicinano. Scherzano. Dicono di essere scappate di casa e che andranno a Firenze. Forse anche a Roma. Sonny e Walter le guardano. «Si vedeva che erano due bambine - raccontano -. Piccole, fragili, così inconsapevoli...».

I due giovani le ascoltano, scatta un senso di protezione di fronte alle due studentesse di 15 anni che raccontano di aver ucciso un uomo e di avergli rubato la macchina. Di aver guidato alla meno peggio fino all’autogrill di Limenella, a Padova, e di non essere riuscite a ripartire perché la benzina era finita. Hanno chiuso a chiave l’auto e fatto l’autostop. Hanno trovato «uno» che poteva portarle fino a Vicenza, dove hanno preso il treno per tornare a Mestre e aspettare quello per Firenze. Credibili? «Si avvertiva che era una presa in giro - dicono i due giovani di Pordenone -. Dicevano di aver bevuto, insomma, sembrava si vantassero. A dir la verità ci siamo preoccupati perché erano da sole in una stazione come quella di Mestre, era mezzanotte...poteva succedere di tutto, poteva andare ancora peggio di come è andata».

Rizzetto e Wisdom stavano rientrando da un fine settimana trascorso con gli amici a Napoli. Si sono resi conto che dovevano convincere le due «bambine», come le hanno definite, a tornare a casa «con discorsi da persone un po’ più grandi». Wisdom racconta che è stato tutto molto veloce. «Abbiamo cercato di farle ragionare, di usare il buon senso». «Non avevano i soldi per il biglietto - racconta Sonny Rizzetto - Ma alla fine sono salite con noi sul treno diretto a Pordenone, ho pagato io il biglietto al controllore».

Il treno è arrivato in stazione a Pordenone all’1.10. Sonny Rizzetto ha trovato i carabinieri ad aspettarlo, avevano la sua fotografia in mano. Per un disguido i genitori avevano denunciato la sua scomparsa: non li aveva avvertiti che andava fuori città e aveva lasciato il telefonino scarico in macchina. Preoccupata, la famiglia si è rivolta all’Arma. Chiarito l’equivoco, il giovane ha nuovamente raggiunto le due ragazze. Perché non ha fatto intervenire subito i militari lo spiega lui stesso: «Credevo che ci prendessero in giro, non volevo far perdere tempo alla giustizia. Io e Walter ci eravamo ripromessi di controllare l’indomani se a Udine era stato veramente ucciso qualcuno. E comunque, per scrupolo, ci eravamo fatti dare il numero di cellulare e il nome delle ragazzine».

Del resto come poter credere a quel racconto esposto con tanta leggerezza, come se fosse appartenuto a qualcun altro o capitato in un film. Poi, invece, qualcosa è cambiato. Le ragazze hanno chiesto ospitalità, non sapevano dove andare. E i due giovani si sono resi conto che quel bizzarro racconto andava verificato al più presto possibile. «Le abbiamo convinte ad andare dai carabinieri, loro non volevano - dicono -. Le abbiamo accompagnate noi in macchina». Anche i due giovani sono stati sentiti in caserma. Non nascondono di essere rimasti turbati dalla vicenda. Si guardano negli occhi: «In sto’ mondo, anche se succede di tutto, non sei preparato a cose simili. Siamo choccati». Eppure riescono ancora a pensare alle "due bambine" scappate di casa con affetto.

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