Museo Carnico a rischio chiusura. "In Fvg i musei contano meno di cinema e teatro"

Si è dimesso il presidente della Fondazione che lo ha in gestione, Claudio Lorenzini. Senza un tempestivo intervento economico il museo rischia di chiudere i battenti entro dicembre. L'editoriale di un sito di promozione - che noi sposiamo - fa però notare che non si tratti di mera questione di numeri ma di mentalità culturale e turistica

La raccolta museale è ospitata nel secentesco Palazzo Campeis.

Il Museo Carnico delle Arti Popolari di Tolmezzo rischia la chiusura per fallimento. A denunciare lo stato di crisi è stata la stessa Fondazione che lo gestisce e che negli scorsi giorni ha riferito di non disporre più delle risorse economiche necessarie per garantire l'apertura al pubblico. Senza un tempestivo intervento finanziario della Regione Fvg o di altri soggetti, la struttura sarà quasi sicuramente destinata a chiudere per deficit entro l'anno. Nel frattempo, pochi giorni fa il presidente della Fondazione, Claudio Lorenzini, si è dimesso e giovedì 23 agosto è stato fissato un incontro con l'assessore regionale alla Cultura Tiziana Gibelli.

Il museo etnografico

Il Museo delle Arti Popolari custodisce le preziose testimonianze della storia, dell'arte e dell'artigianato della Carnia e fu realizzato grazie al paziente lavoro di ricerca e raccolta avviato dal Professore Michele Gortani (1883-1966) iniziato nel 1920. Attraverso le trenta stanze di Palazzo Campeis e le minuziose ricostruzioni degli ambienti dell'epoca, all'interno del museo si ripercorre la vita del territorio vissuta tra il XIV e il XIX secolo. Dentro si possono infatti ammirare la cucina, la camera, il tinello, la bottega del battirame-ottonaio e quella del falegname (Sezioni specifiche sono inoltre dedicate ai ricami, alla religione, all’artigianato, alla vita pastorale, ai costumi popolari, alle maschere, alla tessitura, alle ceramiche e ai così detti “bronzìns”, le pentole tripodate in bronzo). 

Sostenibilità difficile da raggiungere

Nonostante i preziosi cimeli custoditi e le  numerose mostre temporanee ospitate al suo interno, il Museo registra ogni anno circa 5 mila ingressi, numeri troppo esigui per permettere una sopravvivenza fatta di soli tagliandi. Sull'argomento della sostenibilità è intervenuto il sito noprofit www.museifriuliveneziagiulia.com, portale dedicato alla promozione e alla valorizzazione del patrimonio museale pubblico e privato del Friuli Venezia Giuli. "Solamente il Castello di Miramare, coi suoi 250 mila biglietti l'anni, si garantisce l'autonomia di gestione - fa notare l'admin del portale- Gli altri tre o quattro musei regionali, ad esempio, che superano i 20-30 mila biglietti non possono assicurarsi il mantenimento delle strutture. Gli altri 200 musei presenti in Fvg, invece - prosegue la nota-, sono tutti in perdita rispetto ai costi di gestione (di solito appartengono ai Comuni e i loro veri bilanci sono nascosti in capitoli che comprendono anche altre spese culturali) e non per questo sono da considerarsi un lusso o sono meno importanti degli altri. Bisogna ricordarsi - sottolinea www.museifriuliveneziagiulia.com - che questi musei sono una straordinaria ricchezza collettiva e che il profitto non deve essere considerato nella sfera economica ma in quella morale".

Musei dimenticati

“Le cause della crisi - aggiunge il sito noprofit - in genere sono attribuite agli errori di gestione, alla mancata promozione, ai pochi investimenti e a tutte quelle solite motivazioni -in buona parte vere- che si citano in questi casi. Ma conta molto anche l'inefficienza della politica museale regionale. “In altre regioni d'Italia i musei sono una risorsa fondamentale per il turismo, in Friuli Venezia Giulia, invece, contano meno. Per la nostra Regione contano molto di più i teatri e i cinema – rimarca-, come dimostrato dagli interventi legislativi e dagli investimenti (anche di salvataggio) fatti a loto favore negli ultimi decenni.Cosa c'è di più adatto dei musei per dare significato ai pacchetti turistici e che puntano ad arricchire l'offerta di mare e montagn? Certo, sarebbe necessario migliorare la qualità dell'esposizione, della comunicazione, dei servizi, visto che molti musei sono inadeguati agli standard internazionali. Però sono un'attrazione sicura, specialmente per gli stranieri, ed è proprio su questo pubblico che si può puntare per un rilancio. Ma non può essere uno sforzo lasciato completamente al singolo museo. Deve partire da una politica regionale che sostenga veramente i musei, e non solo con contributi finanziari; deve prima di tutto definire gli standard, collegare politiche culturali e turistiche, coinvolgendo possibilmente anche il mondo dell'enogastronomia. Ci vuole qualche buona idea che unisca le forze. Lasciati soli - conclude l'editoriale-, i musei invecchieranno uguali a se stessi e resteranno sempre più vuoti".

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