Morte Rizzetto, l'investitrice denuncia il padre del giovane

Rosanna Tabino, già condannata a 21 mesi per omicidio colposo, ha denunciato il padre del giovane, che la chiamerà in causa anche per l'omissione di soccorso

Il padre di Giorgio Rizzetto, il giovane di 23 anni ucciso in un incidente stradale, è stato denunciato da Rosanna Tabino, la 45 enne di Ronchis coinvolta nel sinistro stradale e già condannata a 21 mesi per omicidio colposo.

«Con relativa sorpresa, conoscendo il “personaggio”, il genitore si è ritrovato iscritto nel registro degli indagati presso la Procura della Repubblica di Udine a seguito di una denuncia presentata dalla Tabino, con procedimento affidato al Pubblico Ministero Claudia Danelon - scrive lo studio legale 3A che segue il caso a difesa della famiglia della vittima - . L'ipotesi di reato per la quale si procede è ai sensi dell'articolo 612 del Codice Penale: minacce. Che cosa esattamente la signora imputi a Rizzetto, tuttavia, ad ora non è dato di conoscere: è tutto coperto dal segreto istruttorio. Si sa solo che ci si riferirebbe a fatti avvenuti lo scorso aprile. “Non so davvero cosa si sia inventata ancora” ha commentato il papà del giovane».

La Tabino per l'omicidio colposo ha già patteggiato 21 mesi, condanna comminatale in virtù della grave condotta tenuta durante e dopo il sinistro e tuttora pendente, ma non ha fatto un giorno di carcere. Tuttavia, è rimasta aperta la vicenda giudiziaria legata a tutte le omissioni, i ritardi e i depistaggi messi in atto per coprire la “tresca”: su questo si sta battendo la famiglia di Marco, assistita da Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, a cui i Rizzetto si sono rivolti, attraverso il consulente personale Diego Tiso, per avere giustizia.

Colautto è stato rinviato a giudizio e condannato a quattro mesi ma solo per l'omissione di soccorso nei confronti dell’amante che ha causato l'incidente e la morte del 23enne. Il Pm della Procura di Pordenone che segue l'inchiesta per l'omissione di soccorso nei confronti del giovane, infatti, la dott.ssa Monica Carraturo, ha chiesto già due volte l'archiviazione a fronte del fatto che Marco sarebbe morto sul colpo e quindi verrebbe meno l'oggetto del reato: interpretazione che però non è condivisa da tutta la giurisprudenza, non mancando le sentenze di condanna anche in questa circostanza.

Nell'udienza del 12 luglio, in cui è stata discussa la seconda opposizione all'archiviazione, ci si è battuti per il rinvio a giudizio di Colautto e, in second'ordine, è stato chiesto alla Procura di Pordenone di effettuare ulteriori accertamenti medico legali per stabilire con certezza se la morte del ragazzo sia sopraggiunta o meno sul colpo: i familiari, sia pur in modo molto sofferto, hanno anche dato il loro assenso alla riesumazione della salma. Il giudice, dott.ssa Piera Binotto, si è riservata la decisione, che i familiari e Studio 3A, dopo aver portato il caso anche a “Chi l'ha visto?”, stanno (ancora) attendendo con ansia.

Tutto questo clamore, tuttavia, evidentemente non è gradito ai responsabili della tragedia. «Queste persone vorrebbero che su questa vicenda scendesse un silenzio “tombale”, ma nella tomba c'è mio figlio. Io non mi fermerò finché non sarà chiarito una volta per tutte come sono andati i fatti di quella sera e non avrò ottenuto giustizia per mio figlio: gliel'ho giurata al capezzale della sua bara” asserisce Giorgio Rizzetto. E aggiunge, con amara ironia. “Violare l’articolo 612 del codice penale, questo sì è un reato gravissimo. Al confronto, la morte di mio figlio con tutte le omissioni e i depistaggi che ne sono seguiti, per non parlare delle lacune nelle indagini, è niente. Sono io il colpevole, non chi salta gli stop e uccide, non chi abbandona un ragazzo al suo destino, peggio di una bestia: queste persone non devono neanche essere indagate. Per noi genitori di Marco è inaudito e incomprensibile che Colautto, rimasto illeso, venga condannato per omissione di soccorso solo nei confronti dell'amante, che i due che gli hanno ammazzato il figlio non debbano rispondere di questo reato, anzi, abbiano anche la baldanza e la sfrontatezza di denunciarmi. A parti invertite, loro ci avrebbero già messo al muro. Di fronte a questa nostra giustizia, che è malata, come padre non dovrei forse invocare la giustizia divina? O gridare al cielo: sporchi assassini?».

Il papà di Marco, dunque, va avanti per la sua strada e anzi contrattacca, preannunciando un’altra querela per omissione di soccorso dopo quelle già presentate nei confronti di Colautto e della dottoressa Scibetta, questa volta contro la stessa Tabino, “che non si è mossa dalla sua macchina, pur non essendo immobilizzata né bloccata dentro - accusa -, e, soprattutto, non ha chiamato i soccorsi, che la legge impone sempre di allertare, anche se uno non fugge, come confermato da più sentenze”.
 

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