Il modello Riace nelle montagne friulane, la proposta di don Di Piazza

Il fondatore del centro Balducci di Zugliano propone di ripopolare la montagna friulana esportando il modello di accoglienza dei migranti di Mimmo Lucano

Arriva da don Pierluigi Di Piazza, fondatore del Centro Balducci di Zugliano (Udine) la proposta alla cooperazione sociale di portare il modello Riace nelle montagne spopolate della Carnia, del Pordenonese e del Natisone. Intanto gli enti gestori del percorso di accoglienza in Friuli Venezia Giulia hanno presentato ricorso al Tar del Lazio per mettere in discussione la legalità del Decreto Salvini

Assemblea regionale Legacoop

«La lotta alle Ong che fanno salvataggi in mare e la lotta a chi fa accoglienza in Italia sono due facce della stessa medaglia e fanno parte dello stesso pacchetto, gestire l’immigrazione a livello emergenziale come una continua macchina della paura e del disordine».
È quanto emerso all’ex Opp di Sant'Osvaldo a Udine nel corso di “Accogliamo umani”, l’assemblea regionale di Legacoopsociali Friuli Venezia Giulia, alla quale erano presenti non solo i rappresentanti delle cooperative sociali ma anche una folta rappresentanza degli studenti del Corso di laurea Educatori Professionali dell’Università di Udine. A presiedere i lavori la vice presidente nazionale di Legacoop, Orietta Antonini. Sono intervenuti Alessandro Metz, dirigente di Legacoopsociali nazionale ed “armatore sociale” nel progetto “Mediterranea”, Franco Fullin, presidente della Cooperativa Codess Fvg, Andrea Barachino, direttore della Caritas diocesana di Concordia-Pordenone, don Pierluigi Di Piazza, presidente del Centro Ernesto Balducci di Zugliano, Enzo Gasparutti, presidente di Legacoop Fvg, Gianfranco Schiavone, presidente di Ics - Consorzio Italiano di Solidarietà, e Gian Luigi Bettoli, presidente di Legacoopsociali Fvg.

Le parole del fondatore del Centro Balducci

Pierluigi Di Piazza ha affrontato la questione culturale retrostante il discorso sull’accoglienza. «Le persone che affrontano il viaggio attraverso il Mar Mediterraneo vengono perché sono in pericolo di vita. Di queste migrazioni viene però offerta una visione distorta che viene amplificata ad esempio sui numeri». Di Piazza ha fatto riferimento ai dati del rapporto annuale dell’UNHCR sui rifugiati nel mondo, secondo il quale l’84% dei migranti forzati sono accolti in paesi in via di sviluppo e il 26% nei paesi più poveri in assoluto, mentre l’Unione Europea ne accoglie meno del 10%. Lo squilibrio nell’adempimento degli obblighi di protezione internazionale risalta considerando la classifica dei paesi più coinvolti nell’accoglienza, ai primi posti troviamo Turchia, Pakistan, Uganda, Libano e Iran. L’unico paese dell’UE che compare in graduatoria, al sesto posto, è la Germania. Dunque i dati smentiscono l’idea che l’Europa sia il principale luogo di approdo dei richiedenti asilo del mondo, e all’interno dell’UE che sia l’Italia il paese che sopporta il maggiore carico dell’accoglienza.

La proposta

«E allora penso alla Carnia da cui vengo. Perché non portare il modello Riace nelle nostre montagne disabitate, perché non pensare con la cooperazione sociale ad un progetto Riace sulle montagne spopolate della Carnia, del Pordenonese, delle Valli del Natisone. E non solo per ripopolare quei luoghi».
 

 

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