Migrazioni: i diversi volti di un tema attuale. L'incontro in città

Il progetto “Soglie 2.0”, a Udine, ha raccolto una pluralità di voci in un contesto reso inclusivo dalla creatività di persone che vivono d’esperienza del disagio mentale

Le sofferenze e le tragedie dell’emigrazione italiana del Novecento raccontante attraverso il canto, chiamato a sollevare da un dolore altrimenti schiacciante; i racconti sul migrare dell’oggi, con la dovizia dei numeri che per Udine e il Friuli Venezia Giulia sconfessano la paventata invasione; la paura del diverso che non va nascosta, ma riconosciuta e “amministrata”. E anche il viaggio verso l’ignoto, che incute timore, ma fa non ritrarre dal desiderio e dall’ambizione di essere tra i primi umani a metter piede su Marte. 
Ha rappresentato tutto questo in un flusso ininterrotto e armonico durato tre ore “Migrare”, il confronto promosso nell’ambito del progetto “Soglie 2.0” dell’associazione culturale udinese Core che si è svolto sabato 24 ottobre, negli spazi della Comunità Nove di Sant’Osvaldo.
 
Marisa Sestito, direttore scientifico di “Soglie 2.0” con Daniele Zovi
Sotto la direzione scientifica di Marisa Sestito, l’appuntamento ha lanciato il suo messaggio chiaro all’insegna dell’inclusione – pensata, organizzata, amata – a partire dallo spazio dove si è svolto: la sala resa vivissima dalla creatività colorata di persone con disagio psichico che le attività della Comunità Nove riescono a far esprimere al meglio. È stato il sindaco di Udine, Furio Honsell, ad aprire il pomeriggio immettendo immediatamente il pubblico nel percorso che avrebbero idealmente compiuto. Ha raccontato infatti di quel giovane afghano incontrato sulla soglia del municipio proprio il giorno prima, arrivato lì senza nulla tranne che una piantina fotocopiata della città su cui era evidenziato in verde il tragitto dalla Questura al Municipio. Ma è anche il sindaco-scienziato, Honsell, e il viaggio su Marte lo affascina e con esso il mistero della vita che, ha detto, “mi ha sempre stupito perché, guardando alle dinamiche dell’universo, essa nasce quando sembra finire tutto”.
 
Nicoletta Oscuro, Claudia Grimaz e Massimo Somaglino in “Mamma mia dammi cento lire” e con Marisa Sestito.
Le straordinarie voci di Claudia Grimaz, Nicoletta Oscuro in trio con Massimo Somaglino hanno ridato vita alla storia cantata dell’emigrazione italiana e friulana, guidate dall’evocativo tema “Mamma mia dammi cento lire”.

Antonella Nonino, assessore ai Servizi sociali del Comune di Udine, e don Pierluigi Di Piazza, anima del Centro Balducci di Zugliano, hanno messo in evidenza le luci e le ombre del sistema d’accoglienza regionale, italiano ed europeo di fronte agli imponenti flussi migratori. “La modalità di incontro con l’altro che arriva da noi è la manifestazione delle relazioni che viviamo ogni giorno”, ha avvertito Di Piazza, che ha usato parole puntuali e dure nell’analisi della condizione contemporanea. “Ebbene – ha proseguito -, coloro che arrivano ci rivelano com’è il mondo, strutturalmente ingiusto, e ci rivelano qual è la sensibilità del Friuli e delle politiche europee”. Ha denunciato “le complicità strutturali che generano le guerre” e la mancanza di “una politica che abbia creatività, lungimiranza, capacità. Non c’è”. Punto di svolta per cambiare passo? “Essere consapevoli che siamo diversi, non superiori o inferiori l’uno all’altro. L’incontro con l’altro – ha detto citando padre Balducci – è la dilatazione della propria identità”.
Sono persone che cercano “non un futuro migliore ma un futuro possibile”, ha detto Nonino, raccontando la vita di tante persone che scappano da condizioni di guerra e approdano a Udine. Nel luglio del 2013 ne arrivarono 84, nel 2014 gli arrivi sono stati 455, nel primo semestre 2015 si è saliti a 991. In questo momento a Udine ci sono 627 richiedenti asilo, ha aggiornato, “cioè 1 ogni 157 abitanti”. E si è chiesta: “Davvero la città non può sostenere simili cifre”? Risposta scontata, la sua: “Se non c’è accoglienza, c’è massima insicurezza sul territorio”, ha concluso. 
 
Daniele Zovi, comandante del Corpo forestale dello Stato in Friuli Venezia Giulia e Veneto
Affascinante l’avvicinamento al mondo dei lupi, tornati ad abitare le Alpi, al quale ha guidato Daniele Zovi, comandante del Corpo forestale dello Stato in Friuli Venezia Giulia e Veneto. “Il lupo e l’orso sono stati raccontati nel tempo con caratteristiche che non appartengono loro, caricati di significati simbolici impropri”, ha premesso inducendo rimandi ai racconti distorti della migrazione che si fanno oggi. Indicato come la personificazione del male, in realtà “il lupo è un animale sociale, vive in piccolissimi branchi e non attacca l’uomo”.
 
Gianpaolo Carbonetto e Pietro Aliprandi in dialogo.
Ci si occupa e preoccupa della propria paura e “non pensiamo mai alla paura di chi arriva”, ha ribaltato la prospettiva Gianpaolo Carbonetto nel suo dialogo con il giovane medico – 26 anni – Pietro Aliprandi, l’unico italiano che si è imposto sui 200mila candidati al progetto “Mars One” dell’imprenditore olandese Bas Lansdrop che punta al volo sul Pianeta Rosso nel 2027. Aliprandi, dunque, sarà un migrante. Ha paura? “È una sfida che ho scelto – ha risposto il giovane – e tuttavia ciò che mi preoccupa è la paura di aver paura quando arriverà il momento”. Non lo intimoriscono le possibili fragilità della tecnologia per supportare un viaggio di sei mesi, ma “l’aspetto psicologico”. Oggi, ha considerato Carbonetto nella sua analisi-riflessione sul futuro del pianeta, “siamo stati defraudati del futuro e ci siamo anche dimenticati che la migrazione è insita nella natura umana”.
 

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