Maturità 2013, le tracce della prova scritta: è uscito Claudio Magris

L'autore di "Microcosmi" è il nome tanto atteso dai maturandi. L'autore triestino è finito nel plico telematico per gli esami di Stato con un passo tratto da "L'infinito viaggiare"

Claudio Magris è il nome uscito per l'esame di maturità alla prima prova. I candidati dovranno esaminare un passaggio tratto da "L'infinito viaggiare".

Le prime notizie sulle tracce dei temi. Magris e l'infinito viaggiare per l'analisi del testo; Individuo e società di massa con testi di Pasolini, Canetti e Montale per il tema letterario; Stato, mercato e democrazia con testi di Zingales, Pirani e Krugman per il tema socioeconomico; omicidi politici per l'articolo breve; la ricerca sul cervello per il tema tecnico; la rete della vita per il tema generale; Brics ( Brasile, India, Russia, Cina e Sudafrica) e Paesi emergenti per il tema storico. Il candidato deve parlare della storia di due di questi Paesi.

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L'infinito viaggiare: analisi critica di Leandro Piantini

Nel recensire questo libro sento quasi la tentazione di limitarmi a trascriverne dei brani, con poco o nessun commento. Magris è talmente bravo, in quello che scrive e poi nell’aiutare a capirlo e ad interpretarlo, che qualsiasi analisi io possa tentare della sua ultima raccolta di resoconti di viaggio temo risulti superflua, scolastica, inadeguata rispetto al senso complessivo del libro che ti si squaderna davanti limpidissimo a prima lettura.

Dunque il viaggio. Scrive l’autore”: Oggi più che mai vivere significa viaggiare; la condizione spirituale dell’uomo come viaggiatore , di cui parla la teologia, è anche una situazione concreta per masse sempre più vaste di persone….Viaggiare è una scuola di umiltà;fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un’altra”.

L’INFINITO VIAGGIARE si differenzia strutturalmente da DANUBIO e da MICROCOSMI, che pure nacquero da esperienze di viaggio, ma lì le cose viste e pensate erano state rielaborate a tavolino, “riraccontate”, tanto da diventare fiction, narrazione vera e propria. Mentre i pezzi di questo volume sono articoli di giornale, reportages in presa diretta intorno a luoghi e città visitate, magari per pochi giorni,  e forse appena sfiorate.

Magris s’inserisce a pieno titolo nella schiera degli scrittori-giornalisti, dei grandi reporters alla  Kapuscinski, che sanno trasformare l’esaltante avventura del viaggio in vera e propria arte letteraria, in quella che forse oggi è la forma più efficare di narrativa, di fiction, un’arte capace di fare “il ritratto del mondo e del viaggio attraverso il mondo”.

Il motivo più vibrante del libro consiste  però nel fatto che esso ripropone con cattivante intensità il Mito centrale della letteratura magrisiana: la ricerca della Vita Vera. “Il viaggio dunque come persuasione. ..il possesso presente della propria vita, la capacità di vivere l’attimo, ogni attimo e non solo quelli privilegiati ed eccezionali, senza sacrificarlo al futuro, senza annientarlo nei progetti  e nei programmi…”. Viaggiando-scrive l’autore- “vivevo persuaso come davanti al mare”.

Magris, che è il più europeo degli scrittori italiani,  racconta delle Canarie e della Spagna, della Croazia,di Londra e della Germania,della Cina dell’Australia e del Vietnam. Osserva, ascolta, interroga, con i libri alla mano ma anche lasciandosi trasportare solo dalla curiosità e dall’ozio, dall’incanto di volti, di gesti, di atmosfere colte al volo. Nel raccontare il mondo –con ammirevole competenza geo-politica- egli riesce sempre a coniugare etica e politica, cultura e natura, religione e destino.

Egli, uomo fortunato, non è della razza montaliana “di chi rimane a terra”, prigioniero delle abitudini e della propria casa: “ Ci si stanca invece a casa, nella propria città e nel proprio mondo, stritolati da assilli e doveri, trafitti da mille frecce quotidiane banalmente velenose”. Mentre “partire è anche un lasciarsi andare, mollare la zavorra, socchiudere gli occhi come quando si guarda il sole, pigliare quel che viene”.

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