Oltre un migliaio in piazza per il 25 aprile, Honsell: «Viva la Resistenza!»

Nel centro città la tradizionale manifestazione dedicata alla festa della Liberazione

Anche Udine ricorda il 25 aprile con la tradizionale cerimonia nel centro della città. Oltre un migliaio di persone hanno partecipato al corteo, che si è snodato per le vie del centro, partendo da piazza Primo Maggio, facendo sosta per le celebrazioni in piazza Libertà e chiudendo davanti al monumento alla Resistenza di piazzale XXVI Luglio.

Il discorso del sindaco Honsell e LA REGISTRAZIONE VIDEO DELLA NOSTRA DIRETTA SU FACEBOOK

Cittadine e cittadini friulani, da 71 anni liberati, 
Partigiani e deportati, 
loro famigliari e portatori, con meritato orgoglio, di medaglie al valore,
Sindaci del Friuli, intervenuti oggi con i vostri gonfaloni in rappresentanza delle vostre Comunità, 
Rappresentanti eletti dal popolo italiano: Deputati, Senatori, Consiglieri 
Autorità, 
Sindacati dei lavoratori, 
Portatori di labari dell’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, dell’APO Associazione Partigiani Osoppo e di tutte le altre associazioni combattentistiche, 
dobbiamo far rinascere le grandi utopie di libertà, giustizia, uguaglianza che ispirarono quella pura luce, come Pasolini chiamò la Resistenza, ma che sembrano quasi non avere più spazio nel mondo contemporaneo post-moderno! La Resistenza, ci ha donato una Repubblica democratica fondata sui valori antifascisti di equità, di pari opportunità, di inclusione sociale, di pluralismo e di solidarietà dobbiamo esserne all’altezza morale e viverne la cittadinanza in modo responsabile e attivo!
Ringrazio il Comitato per la difesa dell'ordine democratico e delle istituzioni repubblicane, espressione di tante organizzazioni e associazioni del Friuli per l’organizzazione di questa manifestazione e per avermi invitato a prendere la parola, in questa giornata di festa, che è l’evento collettivo più importante nella vita democratica della nostra Repubblica, perché celebra il momento fondante della nostra Democrazia: la Liberazione. 

Questa occasione deve essere momento creatore e rigeneratore di significati politici e civili nei quale consolidare il nostro impegno nei confronti della Collettività, ovvero del Popolo, che è il solo che possa garantire i diritti per tutti e questo solamente se è libero.  
Senza timori di retorica, ritengo la Festa a cui partecipiamo oggi, uno dei pochissimi riti democratici collettivi rimasti. Non dobbiamo viverla con superficialità ipocrita, in modo convenzionale, dobbiamo sentirla invece come un momento di autentica Resistenza antifascista  contro gli egoismi, contro l’individualismo liberista, contro l’intolleranza nei confronti dei diversi, contro l’indifferenza, contro l’opportunismo vigliacco e meschino del cortigiano. Questi mali altro non sono che i volti dell’idra dell’ autoritarismo, del totalitarismo, della massificazione consumistica, insomma dei vecchi e nuovi fascismi che non si sopiscono mai, e che se non vengono contrastati troveranno terreno sempre più fertile in questa nostra grande epoca contemporanea, anch’essa secol superbo e sciocco come Leopardi nella Ginestra chiamava la sua. 
Celebriamo con gioia dunque la Liberazione, avvenuta 71 anni fa. Fu liberazione dalla feroce ma meschina barbarie della dittatura fascista, liberazione da quella carestia morale che per oltre vent’anni l’aveva alimentata, liberazione da quella banalità del male che aveva trasformato in mostri disumani persone povere di ideali. Il fascismo aveva privato gli italiani dei diritti civili e delle libertà democratiche, obbligato ad un conformismo fondato sui disvalori del bullismo, della prepotenza, dell’arroganza, dell’emarginazione e dell’eliminazione dei diversi. Il fascismo aveva soppresso i partiti e i sindacati, represso il dissenso politico, varato vergognose leggi razziali, e infine condotto l’Italia ad una sciagurata guerra di aggressione imperialista a fianco dei nazisti, fino a cedere loro la sovranità sul Friuli. 
Celebriamo la Resistenza antifascista, che fu lotta armata coraggiosa, ma anche resistenza civile. Fu nuovo umanesimo. Solamente grazie a quella presa di coscienza collettiva dal basso  a quella rivolta morale, che fu rigenerazione etica, dobbiamo la rinascita politica dell’Italia repubblicana. Così Calamendrei espresse l’importanza dell’antifascismo: nessuna vittoria militare, per quanto schiacciante, nessuna epurazione, per quanto inesorabile, potrà essere sufficiente a liberare il mondo da questa pestilenza, se prima non si rifaranno nelle coscienze le premesse morali, la cui mancanza ha consentito a tante persone di associarsi senza ribellione a questi orrori, di adattarsi senza protesta a questa belluina concezione del mondo.
Onoriamo dunque con riconoscenza e ammirazione i Partigiani, autentici profeti di civiltà, libertà e democrazia. Furono oltre ventimila: donne e uomini friulani che prima di altri capirono come l’indifferenza o il non-dissenso al fascismo e persino l’attesa fossero già complicità e scelsero di non rimanere spettatori passivi, facendosi carico del bene collettivo. Il prezzo di questa assunzione di responsabilità fu tremendo: oltre 2.600 morti, 1.600 feriti e 7.000 deportati. Furono oltre 12.000 i prigionieri politici passati nel carcere di via Spalato. 
La Resistenza in Friuli consegnò alla Storia esperienze straordinarie come la Repubblica Partigiana della Carnia e la Zona Libera del Friuli Orientale, che anticiparono il nostro stato democratico fondandosi su principi di libertà, uguaglianza e solidarietà. Si diedero forme di autogoverno che videro al voto per la prima volta in Italia le donne, promossero la tutela dei lavoratori, l’educazione pubblica e sancirono il valore dell’ambiente come bene comune. Onoriamo la memoria dei coraggiosi Gruppi di Azione Patriottica, le divisioni partigiane Garibaldi e Osoppo, l’intendenza clandestina Montes che sosteneva quei combattenti e fu tra le più grandi e organizzate d’Italia. E celebriamo le tante donne attive sia nella resistenza armata che in quella civile, il cui ruolo per tanto tempo è stato dimenticato! Per quell’epopea che sa di leggenda, come recita la motivazione, la città di Udine fu insignita della Medaglia d’oro al valor militare per la Lotta di Liberazione a nome di tutto il Friuli.
Per onorare la Resistenza friulana anche quest’anno ho voluto che il Manifesto del 25 Aprile, che viene affisso per le vie e nelle scuole della città di Udine per celebrare la Liberazione, fosse scritto anche in Friulano. Il Friulano, proprio per quelle gesta, è una delle lingue della Resistenza Europea, e la consapevolezza che anche grazie a questa lingua maturò la libertà civile deve accompagnarci ogni volta che usiamo il Friulano, e deve spingerci, proprio per questo, ad usarlo di più (questa parte in neretto è stata letta in friulano). 
Il nostro riconoscente ricordo, oggi deve andare anche ai tanti militari italiani che non vollero unirsi alle forze repubblichine e per questo furono fucilati o internati o si unirono alle forze della Resistenza, come tanti alpini al ritorno dalle sciagurate imprese nei Balcani e in Russia. La Resistenza forse non fu decisiva, sul piano strettamente militare, per sconfiggere il nazifascismo. Alle forze militari alleate va quindi la riconoscenza per la riconquista della nostra libertà. Voglio ricordare qui, il Capitano Stephen Hall, che organizzò il presidio americano in Carnia e condivise con i partigiani la delusione del proclama Alexander, e fu trucidato dai nazisti in quel terribile inverno del 1944. E Sir Thomas MacPherson of Biallid che organizzò il presidio inglese in Carnia. Saluto suo figlio Duncan e la moglie Lady Jean e i suoi familiari che oggi sono qui giunti per condividere questo alto momento. Proprio per onorare il sacrificio dei tantissimi militari alleati morti per la nostra Liberazione deporremo una corona al cimitero inglese di Tavagnacco al termine di questa cerimonia. Ma non dimentichiamo anche la tragedia dei 200.000 profughi istriani e dalmati che negli anni successivi alla fine della guerra passarono silenziosamente da Udine.
Ringrazio l’ANPI che di fronte all’emergere di serpeggianti movimenti neofascisti e delle loro vergognose e ignobili manifestazioni e insinuazioni, unica tra le associazioni combattentistiche, ha il coraggio di prendere posizione forte nella difesa della memoria dell’antifascismo, di persone invece a cui dovremmo solamente riconoscenza e ammirazione come Giovanni Padoan “Vanni” e a Mario Fantini “Sasso”. Non dobbiamo lasciare sola l’ANPI. Vergogna a chi vuole azzerare le differenze tra chi fu indifferente e quindi complice del fascismo o addirittura collaborazionista e chi invece fu Partigiano protagonista della Resistenza. Non vi è dubbio che la Lotta di Liberazione fu una guerra e che la pietà per i morti deve sempre esserci. Ma si deve condannare con forza chi si adattò al nazifascismo divenendone complice, chi non si ribellò e celebrare invece chi ebbe il coraggio di combatterlo e di opporvisi. Quasi 500 furono i morti per le torture solamente nella famigerata caserma Piave di Palmanova ad opera delle milizie naziste e repubblichine appartenenti alla X mas e alla Milizia Repubblichina per la Difesa Territoriale (MDT). Oggi paradossalmente viene data invece risonanza al vergognoso tentativo di chi vuol dimenticare questi crimini, che sono per lo più rimasti impuniti perché il nostro paese non ha mai avuto una Norimberga, e continua a mistificare ignobilmente documenti e a manipolare la memoria con chiari intenti di strumentalizzazione reazionaria. 
Riflettete sulla recentissima sentenza della Cassazione che ha dato ragione a Giulio Magrini nel processo intentato da lui ad uno storico dilettante che aveva denigrato la Resistenza e suo padre Aulo Magrini il “medico dei poveri”. Ancora un recente ignobile tentativo di infangare la memoria di un fulgido esempio di abnegazione e coraggio partigiano!
Dobbiamo celebrare i partigiani soprattutto in questa epoca così povera di autentici eroi se non quelli dell’effimero e vacuo successo finanziario. Dobbiamo conservarne l’insegnamento e l’esempio con amore e rispetto, non dobbiamo temere che diventino miti anzi dobbiamo noi stessi contribuire a quella narrativa! Voglio pertanto nominare oggi quei partigiani che ci hanno lasciati in questo ultimo anno: Lidia De Monte, Elvia Bergamasco, Pio De Luca, Orazio Marcolongo, Giovanni Battista Pazzut, Remo Sabadello, Aurelio Foghini e Valentino Filato.
Celebriamoli intonando per tutti loro liberamente  “Bella Ciao” in questa piazza!
Per onorare la memoria della Resistenza l’assessore di Udine Federico Pirone ha fatto approvare ufficialmente nel Consiglio Comunale di Udine la richiesta di eleggere a Monumento Nazionale il Monumento alla Resistenza in Piazza XXVI Luglio, che è la data nella quale il Friuli divenne Italia esattamente 150 anni fa. Ma vergogna! l’antipolitica presente nel Consiglio Comunale non ci ha permesso di votare quella richiesta all’unanimità! Ringrazio l’onorevole Gianna Malisani che ha portato tale proposta di Legge all’attenzione della Commissione Parlamentare. Oggi quel monumento, concepito dall’architetto Gino Valle nel 1969, che simbolicamente rappresenta l’utopia che qualsiasi giogo, non importa quanto pesante, possa essere sollevato dal popolo facendo appello ai principi cosmici della nostra comune umanità, quel monumento diventerà ideale palcoscenico di ideali sul quale giovani studenti interpreteranno testimonianze e pensieri sulla Resistenza. Lungo il percorso sotto la casa del pittore della Resistenza Guido Tavagnacco ci sarà anche quest’anno la pioggia di garofani rossi, ma non sarà la Signora Liliana a lanciarli. Un augurio di pronta guarigione rivolgiamo a lei riconoscenti per questa toccante tradizione del nostro corteo del 25 Aprile. E rileggete la frase di Calamandrei che ivi è scolpita: “Quando io considero questo misterioso e meraviglioso moto di popolo, questo volontario accorrere di gente umile, fino a quel giorno inerme e pacifica, che in una improvvisa illuminazione sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia, di prendere il fucile, di ritrovarsi in montagna per combattere contro il terrore, mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita cosmica, ai segreti comandi celesti che regolano i fenomeni collettivi, come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno, come le rondini di un continente che lo stesso giorno s’accorgono che è giunta l’ora di mettersi in viaggio.”
Voglio tributare adesso anche un ricordo speciale a Luciano Rapotez che negli ultimi decenni era sempre stato presente a questa manifestazione instancabile nel trasmettere a tanti giovani il messaggio di dignità e libertà della Resistenza. Rapotez si è inutilmente battuto per tutta la sua vita, affinché venisse istituito nel nostro ordinamento giuridico il reato di tortura, lui che aveva subito ingiustamente tanta violenza belluina da un’Italia liberata sì, ma ancora grondante di restaurazione.
I totalitarismi e la tortura sono però dolorosamente e drammaticamente ancora attuali nel mondo. Giulio Regeni giovane figlio di questa terra è stato selvaggiamente e crudelmente trucidato, proprio come i 500 della Caserma Piave, perché colpevole di anelare alla liberazione dei tanti popoli di questo pianeta ancora oppressi da totalitarismi. Ebbi il privilegio di premiare Giulio Regeni una decina di anni fa quale studente modello di quell’istituzione democratica che è la Scuola Pubblica italiana. Giulio maturò proprio nella Scuola quei valori di libertà e dignità per i popoli di tutto il pianeta.
Bene ha fatto il Governo italiano a ritirare l’ambasciatore per esprimere l’indignazione di fronte ai tanti tentativi di depistaggio da parte delle autorità egiziane, esattamente come aveva auspicato il Consiglio Comunale di Udine già alcuni mesi fa in una mozione approvata all’unanimità. QUANTO È RIVOLUZIONARIA LA VERITÀ!
Per onorare la memoria di Giulio Regeni e rendere perenne la richiesta di Giustizia universale fatta nel suo nome, il vice presidente del Consiglio Comunale di Udine, Franco Della Rossa ha proposto di intitolargli il nuovo terminal studenti, al quale giungono ogni giorno da tutto il Friuli svariate migliaia di giovani per studiare a Udine. Lo slancio di un giovane idealista figlio del Friuli, ma cittadino del mondo, sarà esempio così per tutte le generazioni future di studenti friulani.  
Come avrete senz’altro notato Piazza Libertà oggi è occupata da un’apparente impalcatura, in verità si tratta di una installazione artistica dell’artista giapponese, Tatzu Nishi, che cambia il proprio nome continuamente e che per Udine assume lo pseudonimo di Taturo Atzu. Ricrea intorno alla statua della Giustizia che è uno dei simboli di Piazza Libertà, a una decina di metri da terra, uno spazio interno abitativo, che spiazza paradossalmente il visitatore e lo invita a riappropriarsi anche nell’intimo del privato dello spazio urbano e dei valori fondanti di una collettività, appunto la Giustizia. La Giustizia, che sin dai tempi del sofista Trasimaco, in tante parti del mondo si concreta però solamente come “utile del più forte” e arroganza del potere. A noi il compito di continuare nell’utopia di Giulio Regeni.
Gli ideali che animarono i coraggiosi eroi della Resistenza ci obbligano oggi a porci drammatici interrogativi. Il primo riguarda proprio la tremenda e desolante mancanza nel nostro tempo di quelle utopie di cui avremmo invece bisogno estremo per fronteggiare gli epocali mutamenti demografici e ambientali che stiamo vivendo.
Ascoltate cosa scriveva Luigi Ciol,  “Resistere”, alla madre dopo aver appreso della sua condanna a morte che sarebbe poi stata eseguita quel tremendo mattino dell’9 aprile 1945 insieme ad altri 29, presso le mura del carcere di Udine: “Un’idea è un’idea e nessuno la rompe. A Morte il Fascismo e viva la libertà dei popoli.” 
Così cantarono Marco Foschiatti “Guerra” e Mario Modotti “Tribuno” e gli altri andando a morire quella mattina “Se combattendo per la Grande Causa / Morte gloriosa ci coglierà / la vita nostra non sarà sprecata / a tutti i popoli servirà!”
Così scriveva alla madre Luciano Pradolin, “Goffredo” osovano e valdese, poche ore prima di venire fucilato presso le mura del cimitero di Udine l’11 febbraio 1945 assieme ad altri 23.  “Abbi fede come sempre l’hai avuta e pensa con orgoglio a me perché ho fatto il mio dovere e faccio l’ultimo sacrificio per la Patria, per i santi ideali della verità, della libertà e della civiltà.”
Dove sono oggi le grandi Utopie? Sono state tutte abbandonate di fronte all’unico ipertrofico mito dell’eterno presente. Ne abbiamo bisogno, perché vediamo dilagare invece nel mondo solamente le distopie del terrorismo che si autodistrugge con le tremende cariche di esplosivo imbottite di chiodi e bulloni che a Parigi, a Bruxelles, a Kabul, a Istanbul, a Sanaa, a Tikrit e in tante altre città del mondo provocano innumerevoli vittime innocenti. 
Oggi non dobbiamo combattere più solamente il totalitarismo fascista, quello fondato sul mito millenarista del superuomo, il totalitarismo dello Stato che schiaccia l’individuo, che non permette la piena realizzazione della personalità, come recita invece l’Art 3 della nostra Costituzione antifascista, non dobbiamo combattere solamente il totalitarismo che azzera ogni pluralismo e diversità con crudele violenza. Oggi dobbiamo resistere ad un nuovo ma altrettanto forte e più subdolo totalitarismo di quello vecchio: quello del liberismo individualista ed egoista, del privatistico che vede nella libera concorrenza Malthusiana la panacea di ogni male. Questo totalitarismo si traduce azzerando la storia e il senso dei sindacati, indebolendo le tutele dei lavoratori e il ruolo dei partiti, proprio come aveva fatto il fascismo. Questo nuovo totalitarismo, è un fascismo alla rovescia, è il totalitarismo del privato, degli interessi personali, che schiacciano e azzerano lo Stato e disprezzano le Istituzioni e la Politica. È il totalitarismo dell’antipolitica, del non voto, che fa perdere di vista, anzi saccheggia, il bene comune, la cosa pubblica, la nostra re-pubblica. 
Con il nostro essere qui oggi noi ribadiamo il nostro impegno a contrastare ogni forma di totalitarismo, ogni disparità e a resistere per riaffermare il primato del bene comune, perché il progresso o è collettivo, o è di tutti, oppure non lo è. Dobbiamo combattere questa antipolitica attraverso una cittadinanza attiva che eserciti sempre il diritto di quel voto che la Lotta Partigiana ci ha restituito.
Nella Resistenza gli Italiani maturarono quei valori civili e politici quegli ideali che oggi sono espressi nella Costituzione che è il più alto documento morale ed etico che la Lotta di Liberazione, ci ha consegnato con il compito di far vivere. Calamandrei chiamò la Costituzione la grande incompiuta, non solamente perché non ancora attuata, ma anche perché la Costituzione è un cammino di democrazia che non deve concludersi mai, ma essere rinnovato quotidianamente dall’impegno di tutti i cittadini. La vera riforma della Costituzione, si realizza compiendola, vivendone lo slancio ideale, non riscrivendola! 
Per affrontare eticamente le formidabili sfide della contemporaneità dobbiamo ritrovare le grandi utopie resistenziali che ispirarono la nostra Costituzione. I suoi Principi Fondamentali devono essere la  nostra stella polare. 
Ripensate all ART 10 (terzo capoverso)  Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

È nostro dovere costituzionale dunque accogliere chi giunge nel nostro paese, come richiedente protezione umanitaria e asilo perché nel proprio paese non gode dei diritti e delle opportunità che vengono garantiti ai cittadini italiani. I tanti profughi che oggi incontrate a Udine con i loro vestiti a volte lunghi ed esotici, arrivano invece da quel civilissimo Nord Europa che non riconosce loro il diritto garantito dall’Art 10 e li ricaccia, indifferente alla loro umanità, verso Sud. Vergogna chi con diabolica leggerezza etica e senza scrupoli strumentalizza o mistifica questa tremenda vicenda umana.
A pochi giorni dall’esito di una consultazione referendaria dal profondo significato simbolico che non ha raggiunto il quorum ripenso all’ART 9 (secondo capoverso) La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione. La nostra Costituzione fu tra le prime nel mondo a tutelare il paesaggio, che era il lessico con il quale allora si indicava quanto noi oggi chiamiamo ambiente. 
È in nome dell’Articolo 10  che dobbiamo fare di tutto il pianeta la nostra patria e accogliere chi, profugo, fugge le miserie della guerra e della persecuzione chiedendo asilo. È in nome dell’Articolo 9, che stabilisce la tutela dell’ambiente, che dobbiamo smettere di subire supinamente le logiche perverse di profitto delle multinazionali delle fonti fossili di energia e del cibo. 
E dobbiamo rinnovare l’impegno verso quell’ulteriore meravigliosa utopia nata dall’antifascismo, quella di un’Europa dei popoli, degli Stati Uniti di Europa, concepita al confino fascista da uomini come Spinelli, Rossi e Colorni. Spinse il Sindaco di Udine Giacomo Centazzo, nel 1952 a fare del Comune di Udine un membro fondatore dell’Associazione dei Comuni e delle Regioni d’Europa insieme a Preone, Rivignano e Marano Lagunare, nella nostra Regione. Questa idea di Europa antifascista, che è alla base dell’UE è quella di un continente unito nelle diversità, diametralmente opposta dunque a quella fascista basata invece sull’omologazione e lo sterminio dei diversi. Oggi con grande preoccupazione vediamo abbandonare questa utopia, a fronte di spinte xenofobe, razziste che alzano muri e tirano fili spinati. I 70 anni di pace in Europa sono stati garantiti proprio da questo ideale antifascista di unione di popoli diversi, dobbiamo quindi difenderlo strenuamente!
Dobbiamo sempre impegnarci per promuovere l’equità. Solamente in uno stato veramente equo vi è benessere per tutti. Ma il senso di questa affermazione non è quello banale, che se in uno stato ci sono disparità ci sono allora anche tante persone emarginate. Il senso autentico è più sottile: in uno stato dove ci sono persone emarginate le stesse persone privilegiate stanno peggio. E la più grande disparità della nostra epoca è il lavoro. Non penso proprio che dall’indebolimento del sindacato possano derivare nuove strategie di dignità occupazionale. Credo invece che il lavoro possa rinascere solamente dalla solidarietà e dall’innovazione sostenibile, dall’attenzione alla salute di tutti intesa come benessere fisico, mentale e relazionale. 
Le utopie Resistenziali e Costituzionali sono le sole che possano condurci all’indispensabile equità planetaria per tutti e alla responsabilità ambientale nei confronti delle future generazioni. Questa è il nostro dovere ma anche la nostra unica speranza!
Ringrazio ancora l’ANPI per il suo ruolo di coscienza critica che ci richiama al “dovere alla Resistenza” che alcuni padri della Costituzione come Dossetti volevano che comparisse esplicitamente nella Carta, ma che di fatto ne informa tutto l’impianto. L’ultima utopia da perseguire è quella della verità. Troppi sono quegli episodi lontani e recenti, sui quali non è stata fatta luce e che sono invece stati annebbiati nella disinformazione.
Cittadini e cittadine di Udine, città simbolo dei valori antifascisti, insignita della Medaglia d’Oro a nome di tutto il Friuli per la Lotta di Liberazione, celebriamo con rinnovata emozione, gioia e orgoglio, insieme alle nostre famiglie, la Festa del 25 Aprile quest’anno che segna i 150 anni dell’unione di Udine e di parte del Friuli all’Italia e i 70 anni dal primo voto alle donne, una delle più importanti conquiste della Resistenza.
La Festa della Liberazione è la ricorrenza più significativa per ogni Amministrazione Comunale che voglia promuovere le virtù civili dei propri cittadini, e per ogni cittadina e cittadino che senta di affermare i valori antifascisti di libertà, democrazia, diritti umani, pluralismo e tutela delle diversità, che sono tanto facili da perdere ma così difficili da riconquistare!
Viva la Resistenza! Vivano le utopie!
Viva la Costituzione e la Repubblica Italiana, che da queste sono nate!
Udine, 25 aprile 2016                  

 

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