Il consorzio della Piasentina denuncia: «Non è nostra la pietra del lungomare a Lignano»

La polemica sui lavori di riqualificazione della strada

Il lungomare Trieste, la via simbolo di Lignano Sabbiadoro, sta rapidamente cambiando pelle grazie al maxi-cantiere che interessa per ben due chilometri l’asta stradale. Un cambio pelle che però non rispetterebbe il progetto. Lo rileva il Consorzio produttori pietra Piasentina, presieduto da Gianni Guerrino Bini, dopo aver avuto un colloquio con il Rup (responsabile unico di procedimento) e il direttore dei lavori. 

La pietra utilizzata non è quella locale delle valli ma un materiale di non meglio precisata provenienza in base a quanto osservato. «Stanno posando un altro materiale – afferma a nome del Consorzio il presidente Bini -, che è diverso da quello previsto dal progetto. La difformità ci è stata segnalata e abbiamo voluto fare chiarezza. La pietra non è la nostra».

Un doppio danno a sentire il consorzio: economico da un lato, d’immagine dall’altro. L’opera da 20 milioni di euro complessivi avrebbe potuto portare una boccata d’ossigeno alle imprese che cavano e lavorano la Piasentina e che sono invece rimaste inspiegabilmente escluse. Le imprese estrattive, supportate da Confartigianato-Imprese Udine e da Confapi Fvg a cui aderiscono, hanno chiesto per il tramite del consorzio di provvedere al ripristino del cartello informativo dedicato all’opera pubblica con l’indicazione corretta del materiale utilizzato, così come di avere un campione per farlo analizzare a proprie spese ed eliminare ogni dubbio sulla provenienza.

Il timore dei produttori è che a Lignano possa verificarsi in futuro un problema alla pavimentazione del lungomare realizzata con un altro materiale e  che il problema possa erroneamente essere imputato alla Piasentina. Per questo, oltre alle spiegazioni del caso, il consorzio chiede all’appaltatore – e cioè il Comune di Lignano – e alla ditta esecutrice dei lavori che sia chiarito qual è il materiale utilizzato.

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