Eugenio Finardi: "Senza musica, tutti più sordi e poveri"

Il cantautore ha incontrato così gli 83 studiosi di italianistica giunti da 35 Paesi al Laboratorio internazionale della comunicazione in corso di svolgimento fino al 14 agosto a Gemona.

“In un mondo giusto non ci dovrebbero essere confini e barriere, ma l’identità di ogni popolo dovrebbe essere mantenuta e coltivata. L’identità rappresenta sul versante culturale ciò che la biodiversità è per la natura”.

Eugenio Finardi oggi, mercoledì 6 agosto, ha incontrato così gli 83 studiosi di italianistica giunti da 35 Paesi al Laboratorio internazionale della comunicazione in corso di svolgimento fino al 14 agosto a Gemona. Dopo aver incantato un pubblico da grandi eventi ieri sera in piazza, il cantautore ha tenuto una “lezione” di grande respiro al Lab attorno al ruolo della musica e della canzone d’autore come strumenti privilegiati per l’ascolto e il racconto delle emozioni, dei pensieri, delle prospettive di un popolo.

“L’Italia sta vivendo un momento culturalmente drammatico”, ha denunciato, e “l’analfabetismo musicale è ancora più marcato. Un popolo sordo è un popolo che disperde il proprio patrimonio, impoverendosi”, ha ammonito, sollecitando i corsisti “ad ascoltare”, almeno loro, “la musica italiana e a farla ascoltare”, perché la stessa Italia si renda conto della sua bellezza registrando l’interesse degli stranieri.

L’Italia, dunque, come un Paese che oggi non coglie l’importanza della musica nella formazione delle persone, tuttavia un Paese in cui “la canzone d’autore ha avuto un ruolo nella formazione degli italiani”, ha sostenuto Finardi, figlio di una cantante lirica statunitense e di un tecnico del suolo bergamasco che nel 1975 ha scelto l’Italia nel mentre la famiglia si trasferiva negli States. “La canzone d’autore è diventata il luogo dell’anima, in cui si è sedimentato l’inconscio collettivo – ha sottolineato – e la produzione cantautorale ha raccontato la maturazione emotiva degli italiani”. Ecco perché Finardi ha raccontato della sua emozione quando alla fine dei concerti, compreso quello di ieri a Gemona, la gente si avvicina per dirgli “quella canzone mi ha insegnato.... quella canzone mi ha fatto capire”. E’, ha affermato, “un enorme privilegio essere entrato nella vita di così tante persone e sono grato all’Italia di avermi dato questa possibilità”.

Nato bilingue e diventato sin da piccolo trilingue, ha cantato in 9 lingue e ha ricordato “la ricchezza di questa terra in cui si parla la lingua, e non il dialetto, friulano”. Se avesse la lampada di Aladino, uno dei tre desideri “sarebbe quello di poter conoscere tutte le lingue del mondo” - ha confidato -, perché la lingua di un popolo “è simbolo di identità, ma è anche forma mentis. I nostri pensieri sono parole”.

Dando prova di spaziare con agilità nella conoscenza della tradizione musicale di gran parte dei Paesi del mondo Finardi, che in questo periodo è in tour con la sua nuovo lavoro “Fibrillante”, ha definito il Lab “un’occasione straordinaria di conoscenza tra culture, lingue e musicalità. Scambiatevi la musica, le parole”, ha detto ai corsisti, sollecitandoli anche “alla contaminazione” ma contemporaneamente “a preservare la cultura classica, compresa quella musicale, di ogni Paese”.

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