"Kabul House" chiusa, il gestore scrive al Questore: «Ha fatto bene»

Il testo della lettera di Toriale Hashemi diretta a Claudio Cracovia. «Mi assumo le mie responsabilità, ma chiedo anche a lei di riflettere»

Gli uomini della Questura all'esterno della Kabul House

Toriale Hashemi, uno dei tre soci della Brothers Sas, la società che gestisce la "Kabul House" di via Roma  locale sottoposto a sospensione della licenza nella giornata di ieri  ha voluto scrivere una lettera, fatta avere alla nostra redazione, per dira la sua sulla vicenda al Questore Claudio Cracovia.

Caro Questore,

mi chiamo Toriale Hashemi e sono uno dei tre soci del ristorante afghano Kabul House di via Roma a Udine. Ieri per un provvedimento della Questura il mio locale è stato chiuso per sette giorni. Penso che abbia fatto bene.

È da quando abbiamo aperto il locale, a maggio, che abbiamo a che fare con gruppi di persone che hanno fogli di via, spacciano o sono state arrestate. Lo so bene perché, oltre a essere un imprenditore, sono  anche un mediatore culturale e lavoro in tribunale,  con la Questura di Gorizia, con la Caritas e Diocesi di Udine.

Queste persone, oltre a radunarsi in strada, spesso consumano nel mio locale. Ogni volta che mi sono accorto della loro presenza, oppure ho notato qualcosa di strano, ho richiesto l’intervento delle autorità. Non ho potuto farlo sempre, perché il mio lavoro mi tiene lontano dal locale durante il giorno. Quindi penso che abbia fatto bene, perché sicuramente qualcosa ci è sfuggito: come sicuramente riesce a immaginare, non possiamo controllore ogni persona che entra.

Mi assumo le mie responsabilità, ma chiedo anche a lei di riflettere. In questi mesi abbiamo avviato un progetto imprenditoriale serio. Abbiamo investito dei soldi, assunto dei collaboratori, pagato le tasse. Come tutti , abbiamo a cuore questa strada e vogliamo che sia uno spazio vivibile e piacevole per abitanti e passanti. Questo richiede un percorso lungo e condiviso: da una parte noi, che stiamo lavorando per attirare una clientela diversa. Dall’altra voi della Questura, cui chiediamo misura efficienti per gestire il problema.

Approfitteremo di questi sette giorni per migliorare il locale. Siamo sicuri che quando riapriremo avremo una marcia in più, con il supporto della comunità di cui ci sentiamo parte.

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