Da Manzano a Milano, il rapper friulano Il Guru si racconta

E' uscito venerdì 25 gennaio il nuovo disco del rapper Il Guru, "Bombe a Mano 3". Molte le collaborazioni per il nuovo progetto, compreso un pezzo con Doro Gjat

Il Guru nella foto di Fabio Zito

Da Manzano a Milano, passando per Londra. Papà friulano, mamma colombiana, nato e cresciuto nella città della sedia, Il Guru presenta il suo nuovo progetto "Bombe a Mano tre", uscito venerdì 25 gennaio. Il lavoro vede diverse collaborazioni con artisti friulani e non, compreso Doro Gjat. Anche se non più domiciliato a Manzano, il giovane artista si sente ancora rappresentato dal Friuli quando fa musica. A Milano ha conosciuto molte persone che credono in lui, e che lo rispettano, ma il Friuli rappresenterà sempre il suo zoccolo duro, la sua casa e la sua famiglia, che è sempre felice di vedere ogni volta che torna. 

Cosa ti aspetti da questo nuovo album?

"Questo album non è uscito come un gioco, ma quasi. Volevo fare delle collaborazioni che non avevo ancora sperimentato. Nei miei lavori precedenti, avevo creato una sorta di viaggio personale, mentre adesso ho creato questo nuovo progetto assieme ad amici e a persone che rispetto e che mi rispettano. Ho iniziato a lavorarci sù un anno e mezzo fa, anche se pensavo fosse un lavoro più veloce da portare a termine. Grazie alle varie collaborazioni è nato più di un mix-tape, ma pezzi seri. Il tutto è nato quindi casualmente. Mi aspetto di suonarlo parecchio, è il mio obiettivo principale. Per me è come un punto di partenza, la mia carta d'identità per farmi riconoscere per poi fare cose ancora più fighe".

Hai collaborato con molti artisti per le tue tracce. Con Doro Gjat hai in comune il Friuli, e con gli altri cantanti?

"Kappah, per esempio, è un produttore di Udine, con cui ho creato Cemento Verde. Assieme a Dj Park, anche lui di Udine, invece porterò in giro Bombe a Mano Tre. G-Dot, con cui ho suonato a Milano durante il loro tour, sono americani ma di origine latina, come me. Shadai è di Gorizia. Insomma, per questo album ho collaborato con gente di Milano (conosciuta qui), ma anche del Friuli. Tutto il lavoro è stato molto naturale, era come trovarsi con degli amici a fare rap. Si tratta di gente che conosco personalmente, e secondo me questo è un valore aggiunto, anche perchè non ci sono state forzature di alcun genere". 

Come mai hai optato per un disco più vario rispetto al precedente?

"Sentivo la necessità di far capire al mio pubblico che posso far musica rap in qualsiasi modo possibile, far vedere che sono un'artista poliedrico. Nel disco infatti sono presenti molti pezzi old scool, mentre altri più freschi. Non sono contro a nessun genere, per me l'importante è fare le cose bene. Ho optato per un disco più vario anche in funzione delle nuove piattaforme, come Spotify. Se in passato infatti le persone si compravano un disco intero, oggi la musica ti arriva direttamente addosso, e te ne arriva così tanta che non ascolti un disco intero, ma ti salvi e ascolti la traccia che più ti piace".

Meglio il Friuli o Milano?

"Dipende. In Friuli si mangia, si beve meglio e si sta più tranquilli. Tutti credono che siano cose scontate, ma le capisci solo quando te ne vai. Qui in città ci sono sia pro che contro. Per quanto riguarda la musica, sicuramente è più semplice conoscere gente e lavorarci assieme se ti trovi dove gira l'economia. Da noi Doro ce la fa perchè ha testa ed è bravo, però è molto difficile. Per il mio rap "crudo" il Friuli era limitante, e non mi ha fatto crescere molto. Qui invece, in solo un paio di anni, ho notato la differenza".

Quale canzone del nuovo disco senti più tua?

"Nord Est e Slidind Doors. La seconda parla di tanti amici che sono mancati, è un pezzo di storytelling sull'abuso. La prima parte infatti parla di un ragazzo eroinomane che cade nel baratro, mentre nella seconda parte della canzone la situazione si ribalta e prende una piega migliore. Questo pezzo mi ricorda sempre il fratello di un caro amico. Aveva ascoltato questa canzone già nel 2013, e ancora mi ricordo i suoi occhi colmi di emozione, perchè l'avevo toccato nel profondo. Ora lui non c'è più. La musica è questo per me: lasciare qualcosa, un messaggio per la gente, anche un invito a migliorarsi".

E' stato difficile essere un rapper nato e cresciuto a Manzano?

"Da un certo punto di vista, è stato limitante. Per l'altro lato invece, è la mia forza, perchè ho fatto una gavetta bella grande in Friuli. Ho suonato infatti anche nelle sagre più disparate. E la gavetta vale molto qui a Milano. Ho imparato cosa vuol dire rapportarsi con il palco e con il pubblico. Mi sono trovato infatti a cantare davanti a 20 persone, e quando sei lì sei obbligato a caricarli. Tutto questo mi ha reso migliore come rapper, mi sono fatto le ossa. Contro: se non me ne fossi andato, non avrei potuto fare quello che sto facendo ora".

Bombe a Mano Tre

L'album de Il Guru su Spotify qui.

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