La friulana Ingrid Qualizza sul tetto del mondo, correrà per 360 chilometri sull'Annapurna in Nepal

Dopo l'attraversamento del lago Baikal in Siberia a -37 gradi, l'alpino affronterà in ottobre la sfida nepalese

Purché sia estrema. È con questo spirito che la Sergente Maggiore Ingrid Qualizza si prepara per la sua prossima impresa. Dopo l'attraversamento del lago Baikal in Siberia a -37° effettuata l'anno scorso, è pronta ad affrontare il prossimo obiettivo: 360 km e 18.660 metri di dislivello per l’Annapurna Mandala Trail in Nepal.

Chi è

Friulana, originaria di San Leonardo nelle Valli del Natisone, alpino e, da più o meno tutti, soprannominata la "sergente di ferro". Ingrid Qualizza è in servizio in Val Pusteria al Battaglione "Bassano" del 6° reggimento Alpini.

Le imprese compiute

La Qualizza è già protagonista di numerose imprese estreme in Sudafrica, Burkina Faso, Turchia e per ultimo in Siberia. Dopo aver affrontato la "Kalahari Augrabies Extreme Marathon" in Sudafrica, l'"Ultra Africa Race" in Burkina Faso e l'"Iznik Ultra Maratonu" in Turchia, l'anno scorso ha partecipato alla Black Baikal Race, "The strongest race in Siberia", cimentandosi in un percorso a tappe per 300 chilometri sulla superficie ghiacciata del Baikal, il lago più profondo del mondo, trainando una slitta con tutto l'indispensabile per sopravvivere a temperature che hanno raggiunto i -37°.

Il Nepal

A distanza di un anno la Qualizza è pronta a un'altra storica impresa, una massacrante corsa ad alta quota nella regione nepalese del Dolpo. I chilometri da percorrere saranno 360 in 12 tappe, superando un dislivello di oltre 18.000 metri in salita ed altrettanti in discesa. La sfida non abbisogna solo di preparazione fisica e allenamento, per l'alpina sarà fondamentale anche «saper pianificare minuziosamente attività e percorso, dosando e gestendo le forze e rimanendo lucidi a livello mentale» sottolinea lei stessa ricordando l’addestramento militare svolto quotidianamente sulle montagne dell’Alto Adige.

Il regolamento della corsa

I partecipanti avranno a disposizione una mappa con indicati il punto di partenza e quello di arrivo (oltre ad alcuni check points) e saranno liberi di scegliere da loro il percorso da seguire tenendo presente che alcune aree sono prive di villaggi abitati in cui poter trovare eventuale assistenza. Una sfida con se stessi, ma anche un modo per conoscere una parte del mondo quasi inesplorata.

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Commenti (3)

  • ma,se lo dici tu..io intanto pago

  • se tutti i militari lavorano così.....

    • Che curioso modo di pensare! Chi credi alleni gli atleti che fino ai massimi livelli tengono alta la visibilità (e l'onore per chi ci crede) dell'Italia nel mondo? i gruppi sportivi dell'esercito, Polizia, Carabinieri e quant'altro che hanno i mezzi economici per poterlo fare. Se dovessimo far affidamento sull'associazione sportiva del paese, che comunque fa un servizio encomiabile, non avremmo atleti in grado di competere.

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