Inceneritore di Manzano: i comitati chiedono maggiore chiarezza sul futuro della struttura

Alcuni rappresentanti hanno incontrato il presidente del Consiglio Regionale, Piero Mario Zanin, per esporre le loro preoccupazioni

Il timore è che dietro una richiesta di variante sostanziale all’impianto di trattamento rifiuti con la sostituzione della linea di termovalorizzazione ci sia l’intenzione di utilizzare l’impianto più di quanto stabilito. 

Le preoccupazioni

“La definizione di "variante sostanziale" -  scrive Luciano Zorzenone, presidente del Coordinamento di Cittadini, Comitati ed Associazioni per l'ambiente e la qualità della vita, in un documento indirizzato al Servizio valutazioni ambientali di Trieste -  indica un intervento tecnico che va a sommarsi all'esistente stabilendo un'alternanza tecnologica, ed è proprio questo insieme che deve essere valutato e non di certo l'alternanza amministrativa. Infatti a lavori ultimati di "revamping per adeguamento tecnologico" saranno presenti due inceneritori che potranno operare singolarmente ed in totale autonomia per trattare rifiuti pari a: 20.000 tonnellate l’anno nell'impianto esistente, oltre a 34.000 tonnellate l’anno nel previsto impianto proposto”.

L'incontro

Per questo motivo, ieri mattina, i comitati ostili alla realizzazione del nuovo inceneritore a Manzano hanno incontrato il presidente del Consiglio Regionale, Piero Mauro Zanin. “Nella sua qualità di garante della massima istituzione regionale - ha commentato  il presidente del sodalizio Luciano Zorzenone -  il presidente ha accolto con grande interesse e competenza le doglianze della delegazione. In particolare la fraudolenta proposta di un semplice ammodernamento dell'impianto esistente, già causa in passato di gravi malfunzionamenti al punto da essere stato sottoposto a sequestro dal Pm Luigi Leghissa”. L'odierna protesta - prosegue - si fonda oltretutto su una inconciliabile deroga rispetto alle distanze minime dall'abitato previste dalla legge, ed in particolare dall’abitato di Manzinello, sul vincolo idrogeologico, sui vincoli di salvaguardia del Rio Rivolo e del Rio Manganizza e, trattandosi di un impianto trattamento rifiuti, oltre a chiedere delucidazioni in merito l'area dove insiste l'impianto esistente sia effettivamente adibita per tale distinazione d'uso sul Piano Regolatore Comunale Generale”. “Resta evidente - conclude  Zorzenone - il pericolo per la salute pubblica, in particolare per le fasce più deboli ed esposte nonché in relazione ad un generale degrado rispetto all'habitat circostante”.

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