Le porte aperte su Borgo Stazione, come un'inaugurazione ha cambiato volto al quartiere

Aperto uno spazio sfitto tra via Percoto e via Battistig, il quartiere sta riscoprendo il piacere della condivisione e dalla collaborazione

A volte ci vuole poco, molto poco per cambiare punto di vista rispetto a una situazione. A volte basta avvicinarsi, per vedere le cose come sono realmente. Altre volte basta accendere una luce o aprire una porta. Questo è quello che sta accadendo in questi giorni in via Percoto a Udine, una delle strade di Borgo Stazione a Udine. Una di quelle strade che si leggono nei verbali della polizia e che si identificano con il degrado e la delinquenza. Una di quelle strade che si dovrebbero frequentare di più, prima di poterne parlare… un po’ come succede con tutto. In questi giorni è successo un fatto, piuttosto banale, preso nella sua non specificità, ovvero come inaugurazione di una mostra fotografica. Eppure, se ristretto il campo e contestualizzato l’evento, i colori si saturano facendo assumere alla cosa un significato socialmente molto più profondo.

L'evento scatenante

L’idea è venuta ai ragazzi di Constraint Magazine, un sito che parla di Udine attraverso la sua cultura e che già negli anni scorsi avevano collaborato con il festival vicino/lontano. A differenza delle altre volte, però, l’idea vincente è stata quella di coinvolgere un soggetto diverso, insolito e benché presente a Udine da 84 anni, per certi versi “nuovo”. La Tipografia Marioni è stata fondata infatti nel 1935 da Torribio Marioni e da allora si affaccia attraverso le sue grandi porte proprio su via Percoto, essendo situata al piano terra di un bellissimo edificio risalente agli anni ‘20. La famiglia ha deciso poi, intorno agli anni ‘90, di acquistare anche un'ulteriore superficie sempre al piano terra del palazzo, non per allargare l’attività tipografica, ma per mettere in affito i circa 200 mq che fanno angolo con via Battistig. I più attenti si ricordano che, fino a quattri anni fa, trovava spazio qui la scuola di danza Axis. Da allora, però, nessuno ha più voluto riappropriarsi di quello spazio e le pesanti serrande metalliche sono rimaste abbassate, arrugginite e impoverate, fino a mercoledì scorso. Un incessante viavai di giovani, scope e spazzoloni alla mano, ha caratterizzato le ultime settimane di via Percoto e pian piano i residenti hanno cominciato rivedere un angolo della propria strada nuovamente pieno di vita. Mercoledì sera, al momento dell’inaugurazione, l’apice. Un angolo normalmente usato solo per il transito di pedoni si è riscoperto crocevia di storie e racconti. Il confine tra luogo chiuso e dai tratti persino misteriosi e la strada spesso denigrata è caduto, abbattuto dal suono delle serrande finalemente alzate. Entusiasti i residenti, incuriositi gli altri udinesi, totalmente sorpresi i proprietari della Tipografia Marioni.

L'entusiasmo

«Non ci aspettavamo che questa iniziativa potesse riscuotere tanto successo – racconta Giulia, la titolare – e dalla titubanza iniziale rispetto alla proposta, ora non possiamo che definirci felicissimi per aver accettato l’idea di ospitare questo evento». La soddisfazione non arriva solo per il successo della mostra fotografica “Manifesto popolare Roma/New York” di Veronica Andrea Sauchelli e Michele Biasutti, ma dirompe soprattutto per l’effetto che l’apertura di questo spazio ha avuto sul quartiere. «Moltissime persone non avevano mai visto queste porte aperte e il solo fatto di aver alzato le serrande ha generato un senso di accoglienza e serenità. Sono stati tantissimi a venire a curiosare contenti di scoprire un angolo di Udine a cui non avevano mai fatto caso». L’effetto si è in breve tempo moltiplicato, tanto che a molti artisti e soggetti della cultura cittadini, è parso normale interessarsi sul futuro di questi 200 mq che si affacciano su via Percoto e via Battistig. «Già dalla sera dell’inaugurazione – continua la Marioni – abbiamo cominciato a ricevere proposte per altre attività, da presentazione di libri all’allestimento di altre mostre. E da quando abbiamo aperto lo spazio, seppur provvisoriamente, le richieste sono continuate a pervenirci ogni giorno». Un banale sillogismo suggerisce che a Udine manchino spazi con queste carattersitiche, ma un pensiero semplicemente più profondo indica che gli udinesi vogliono vivere e far rivivere Borgo Stazione.

La storia della Tipografia Marioni

Domani la mostra chiuderà i battenti e con lei si abbasseranno, fino a quando non si può sapere, anche le serrande che in questi giorni si sono alzate facendo scoprire una nuova faccia di questa zona. Ma qualcosa in via Percoto è cambiato. L'evento ha fatto riscoprire il piacere e la facilità della collaborazione. Da una parte i ragazzi di constraint Magazine, dall'altra l'esperienza di vicino/lontano, ma soprattutto la vicinanza di alcuni storici residenti ed esercenti, tra cui il bar da Tommy, la vineria Peccol e, appunto, la tipografia Marioni. L'attività è stata fondata nel 1935 da Torribio Marioni, che, avvicinatosi al mondo della grafica a soli 13 anni, ha deciso di dedicargli la sua intera esistenza fino oltre i 100 anni. Mancato serenamente nel 2010, Marioni ha continuato a presenziare nelle stanze della tipografia, per accertarsi che tutto filasse sempre liscio. Successivamente l’attività è stata ereditata dalla figlia Giulia Marioni, che tutt’oggi porta avanti l’azienda di famiglia. È un’antica tipografia che, pur avendo le sue radici nella tradizionale stampa tipografica in uso agli inizi del secolo scorso, ha saputo evolversi seguendo lo sviluppo delle nuove tecnologie, con la stampa offset e la stampa digitale. Chi si rivolge, varcando la grande soglia che si affaccia su via Percoto, ha la fortuna di fare veramente un salto nel passato, sapendo di poter contare anche sui più moderni strumenti del mestiere. Ma un consiglio è d'obbligo, se mai vi dovesse servire un lavoro tipografico, chiedete cortesemente a Giulia di farvi vedere le antiche macchine, ancora funzionanti, che fanno la loro bella e imponente mostra all'interno della sede. Sono macchinari di inizio secolo, per manovrare i quali non ci sono più corsi e gli operai si contano sulle dita di una mano. «Questo è un mestiere affascinante ma che sta scomparendo, perché oggi si usa la tecnologia, più snella e rapida e per usare queste macchine ci rivolgiamo a operai ormai in pensione perché quest'arte non si insegna più, e l'unica speranza di vedera sopravvivere è che si atramandata».

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