Muore in carcere a soli 22 anni, la Procura apre un'indagine

Il giovane Ziad Dzhihad Krizh è stato trovato morto nella sua cella lo scorso 15 marzo: si cerca di far luce sulle cause del decesso

Una fotografia di Ziad Dzhihad Krizh da Facebook

Si chiamava Ziad Dzhihad Krizh, aveva 22 anni, ed è morto lo scorso 15 marzo nel carcere di Udine di via Spalato, per cause ancora da chiarire. Di certo si sa che la sua morte nulla ha a che fare con il Coronavirus, visto che è stato effettuato un tampone che ha dato esito negativo. Un'indagine è stata aperta dalla Procura della Repubblica di Udine, ma a occuparsi della vicenda c'è anche il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, Mauro Palma, con cui anche l'attivista sui diritti dei detenuti del Partito Radicale Monica Bizaj ha parlato immediatamente dopo aver saputo della morte di Krizh.

L'attivista

«Ziad era in carcere da alcuni mesi per possesso e spaccio di stupefacenti – dichiara Bizaj – e una volta saputo della sua morte ci siamo attivati per capire cosa sia successo, visto che sapevamo che era un consumatore di droghe leggere, ma non pensavamo fosse in pericolo di vita per questo».

Il ragazzo

Krizh, di origine bulgara, viveva in Italia da quando era bambino, con la mamma e un fratello più piccolo. Negli ultimi anni si era trasferiti in Francia e proprio lì, da quanto appreso, il giovane era stato raggiunto da un mandato di arresto europeo lo scorso agosto. Già nel febbraio del 2016 il ragazzo era stato arrestato una prima volta qui a Udine, con l'accusa di detenzione ai fini di spaccio: addosso, l'allora neo maggiorenne, aveva 16 grammi di cocaina divisi in diverse dosi pronte per lo spaccio, oltre ad alcuni involucri contenenti marijuana. Secondo quanto riferito dalla madre, residente da anni a Campoformido insieme al figlio minore, il giovane è stato assolto per questo caso.

I dubbi

Ma sebbene le sue abitudini fossero note anche agli amici friulani, sono proprio loro a sollevare dubbi e perplessità rispetto alle circostanze della morte dopo aver letto una lettera diffusa dall'"Assemblea permanente contro il carcere e la repressione". Un'amica di Udine è in costante contatto con la mamma del giovane, in attesa di parlare con il pubblico ministero. A quanto pare negli ultimi periodi il 22enne – secondo il racconto dell'amica – accusava dolori alla schiena, per cui si sarebbe resa necessaria l'assunzione di famaci. Tutte le ipotesi relative al suo stato di salute troveranno conferma o smentita soltanto con i risultati completi dell'esame autoptico. La madre, comunque ci riferisce che aveva parlato con lui il giorno prima del decesso, sabato 14 marzo «e stava bene, con febbre da 2 giorni e aveva detto che lo stavano curando con paracetamolo».

Il Garante

«Quello che sappiamo è che Krizh è stato trovato la mattina presto di domenica 15 marzo nel suo letto ed è stata subito predisposta l'autopsia, trattandosi di morte naturale. Si trattava di un giovane in appello, con una condanna che lo avrebbe tenuto in carcere fino al 2028». Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone detenute, ha subito preso in carico la situazione. «Krizh, che non aveva ancora compiuto 23 anni, era un giovane noto al Sert ed era seguito farmacologicamente. Quello che noi abbiamo fatto è stato richiedere anche la scheda di reato, ma si tratta per certo di una situazione giudiziaria non lieve. Inoltre sono stati chiesti dati sulle condizioni di salute con cui il ragazzo è entrato alla casa circondariale: sono da capire non solo le sue condizioni all'inizio della detenzione, ma anche il percorso farmacologico che ha avuto, visto che è certo ci sia stato un aumento di terapia negli ultimi periodi».

Collaborare

Palma conferma la collaborazione con la Procura della Repubblica. «Noi approfondiamo sempre questi casi, ma affidandoci totalmente all'indagine della Procura, con cui abbiamo un buon dialogo. Nei casi cui non c'è chiarezza ci costituiamo anche persona offesa per poter avere accesso agli atti, ma in questo caso il dubbio è più che altro sul "caso umano" rispetto alla vita di Krizh». In altre parole, il Garante dichiara che in questo caso «il percorso, da quello che emerge dalle carte, è abbastanza lineare ed è classificato come decesso per cause naturali. Sicuramente si tratterà di capire meglio – continua Palma – e la questione la seguiamo per comprendere se vengono fatti tutti i dovuti approfondimenti. Sappiamo che in passato c'erano stati dei problemi di autolesionismo e quello che è certo è che non abbandoniamo il caso».

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Autopsia

Per quanto riguarda l'autopsia, la prima parte dell'esame autoptico generale che riguarda i segni esteriori è stata già effettuata, mentre i periti hanno a disposizione 60 giorni per depositare gli esami dei liquidi effettuati per capire che tipo di sostanze possono essere state assunte.

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