Franco Belci lascia la segreteria regionale della Cgil

Entro un mese verrà stabilito il successore. Nel frattempo sono partite le consultazioni

Franco Belci non è più il segretario generale della Cgil Friuli Venezia Giulia. Le dimissioni, giunte per il raggiungimento del limite massimo di otto anni previsto dallo statuto, sono state formalizzate ieri davanti all’assemblea regionale, riunitasi al centro convegni dell’Enaip di Pasian di Prato alla presenza del segretario confederale Nino Baseotto. Belci, che guidava la Cgil Fvg dal maggio del 2008, quando succedette a Ruben Colussi, fungerà da reggente (per l’ordinaria amministrazione) fino all’elezione del nuovo segretario, mentre le deleghe “politiche” (politiche generali, industria, contrattazione, riforme istituzionali) passeranno agli altri due componenti della segreteria, Emanuele Iodice e Orietta Olivo, sommandosi a quelle già loro affidate (organizzazione, immigrazione, legalità e sicurezza, energia, artigianato per Iodice, welfare, politiche del lavoro, appalti, casa, pari opportunità per Olivo).
I NUMERI. «Si è chiusa un’esperienza molto bella e molto impegnativa, che mi ha fatto incontrare tante persone. Le ringrazio tutte, a cominciare dai nostri delegati». In un post sulla pagina Facebook il primo saluto del segretario uscente, rivolto in primo luogo alla base del suo sindacato, che in regione conta 107mila iscritti e nel quale Belci milita dal 1981. L’uscita dalla segreteria regionale chiude un percorso che lo ha visto guidare prima la Funzione pubblica regionale, dal 1998 al 2001, quindi la Cgil di Trieste dal 2003 al 2008, dopo la prima esperienza nella segreteria regionale, allora retta da Paolo Pupulin, dal 2001 al 2003.
LA CRISI. Nel suo ultimo intervento da segretario, ieri a Pasian di Prato, Belci si è soffermato sulle principali vertenze che hanno caratterizzato i suoi otto anni da segretario, segnati dalla crisi più dura dal dopoguerra. «Una crisi che ha assorbito gran parte delle nostre attenzioni e delle nostre energie – ha detto Belci nel suo commiato – e purtroppo ancora lungi dall’essere superata, come dimostra una situazione occupazionale ancora pesantissima, soprattutto per i giovani». Ma nella sua relazione non è mancato un allarmato passaggio sull’emergenza profughi. «Un’emergenza umanitaria – queste le parole di Belci – che sta mettendo in luce una volta ancora, anche a livello locale, una mentalità non così diversa da quella espressa da troppi Paesi europei che hanno pensato bene di ripristinare i confini nella forma peggiore: con sbarramenti di filo spinato. Un segnale di decadenza da parte di quel continente che si vanta di essere stato la culla della civiltà, ma anche un cupo avviso del riemergere di incubi che mettono in discussione le fondamenta dell’edificio europeo».
LE VERTENZE. Il confronto con Electrolux sui “salari polacchi”, che mise il Friuli al centro delle cronache sindacali e portò a Pordenone la manifestazione nazionale del Primo Maggio 2014, lo scontro con Fincantieri per la legalità nel sistema degli appalti, la battaglia per il futuro della Ferriera di Servola: queste le battaglie simbolo di un mandato nel corso del quale la Cgil ha anche saputo costruirsi il ruolo di interlocutore autorevole della Giunta, rivendicando e interpretando nei fatti la sua autonomia dalla politica, come hanno dimostrato i confronti spesso duri con la Giunta di centrosinistra guidata da Debora Serracchiani.
SERRACCHIANI E BONO. Nella valutazione dell’operato della Giunta, secondo Belci, «le luci prevalgono sulle ombre, dall’avvio della misura di sostegno al reddito, fortemente sostenuta dalla Cgil, fino al ruolo svolto nelle tante crisi industriali di questi anni». Un impegno che la Cgil sollecita oggi su Wärtsila, «che con esuberi immotivati, visto che continua a fare utili, vuole privare lo stabilimento di Trieste delle intelligenze tecniche e progettuali che hanno contribuito in maniera decisiva alle buone performance dell’azienda». La vicenda Wärtsila è anche lo spunto per una critica, l’ennesima, all’inerzia di Confindustria Fvg: «Giudico inaccettabile il “no comment” del presidente regionale di Confindustria, che, guarda caso, è anche amministratore delegato di Fincantieri, tra i clienti privilegiati della multinazionale finlandese. Anche Confindustria è prigioniera del conflittodi interessi, a conferma di quello che abbiamo sempre detto fin dall’insediamento di Bono: un manager pubblico estraneo al nostro territorio non ha le motivazioni giuste per difenderne gli interessi».
LA SUCCESSIONE. Quanto al futuro della segreteria regionale, contestualmente alle dimissioni di Belci ieri si è aperto l’iter per la successione. Il primo passaggio formale si è compiuto con l’elezione dei dieci membri del comitato dei saggi, che dopo il 20 maggio avvieranno le consultazioni con i 133componenti dell’assemblea, l’organo designato all’elezione del segretario generale, prevista entro la prima metà di giugno, con largo anticipo dunque rispetto al periodo massimo di tre mesi di “vacatio” previsti dallo statuto Cgil.

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