In finanziaria il progetto “Udine città del cibo”, l'Eataly in salsa friulana

La sede prevista sarebbe nella riqualificata Caserma dei Pompieri di via Cussignacco. Il capogruppo di Alternativa Popolare, Alessandro Colautti: “Si ipotizza la sua realizzazione ma andrebbe spiegato di che cosa si tratti”. Leoncini: “Progetto noto”

Il Mercado de San Miguel di Madrid. Immagine tratta da www.cellartours.com

"All'interno della finanziaria regionale che andrà in discussione nel mese di dicembre si scopre una voce di tre righe in cui si ipotizza la realizzazione, per adesso mai pubblicizzata, di una cosiddetta 'Città del Cibo' ”. A segnalarlo il consigliere Alessandro Colautti, capogruppo di Alternativa Popolare, che oltre ad aver appreso direttamente dal Disegno di Legge l'importante novità che riguarderebbe il capoluogo friulano, avanza diversi interrogativi in merito al contesto e alle specifiche dell'importante progetto in potenza.

I dubbi di Colautti

Caserma dei Pompieri di via Cussignacco.-2L'Eataly made in FVG, o il Mercado de San Miguel in salsa friulana – per citare gli esempi più famosi - avrebbe infatti la sua sede nella riqualificata Caserma dei Pompieri di via Cussignacco. Il comma 14 dell'art. 5 infatti afferma che la Regione potrà erogare un contributo di 200.000 euro alla Camera di Commercio di Udine per “le spese tecniche e di progettazione” della nuova struttura udinese.  “Cosa sarà la Città del Cibo, quale sia il piano strategico di integrazione con l'offerta turistica e economica della città, chi se ne occuperà, chi ci metterà i soldi, chi alla fine lo popolerà e gestirà, ebbene, non è dato sapere. Il comma infatti si esaurisce lì e lascia molti interrogativi e dubbi – osserva Colautti -. Ben venga una valorizzazione del patrimonio agroalimentare della nostra città e del nostro territorio più in generale, ma ai cittadini forse andrebbe spiegato di che cosa si tratti, considerato anche che entrambe le amministrazioni, cittadina e regionale, sono in scadenza”.

Colautti-2Continua Colautti: "C'è bisogno di comprensibili chiarimenti per capire cosa verrà realizzato, con quali intenti, quale sarà il ruolo strategico della 'Città del Cibo' nel contesto complesso e articolato del centro storico udinese, come conviverà con gli altri mercati già presenti nelle piazze e soprattutto quali benefici porterà all'economia cittadina. Sarà solo un mercato? Proporrà anche un'offerta di degustazione? Ci sarà il coinvolgimento degli imprenditori locali? Tutti quesiti più che legittimi a cui l'amministrazione regionale dovrebbe rispondere per la considerazione che la città di Udine merita. Auspico quindi che prima dell'approvazione in aula ci sia il tempo per un confronto aperto anche agli attori coinvolti, che illustri nel dettagli il progetto e perché no, permetta a tutti di dare il proprio contributo”.

 Le risposta del Pd locale

Scalettaris_Leoncini_Giacomello-2“Stupisce e dispiace l'intervento del capogruppo in consiglio regionale di Alternativa Popolare Alessandro Colautti, possibile candidato sindaco a Udine, in merito al progetto della Città del cibo. L'iniziativa della Camera di Commercio e appoggiata dalla Regione merita il sostegno di tutti gli udinesi e di tutti friulani, perché è un’occasione di sviluppo della filiera del gusto che tanti proseliti sta mietendo con importanti ricadute economiche”.  Commenta così il segretario dell'unione cittadina del PD Enrico Leoncini che continua.  “Un esempio in regione lo offre Trieste, con il successo di Eataly: perché almeno per una volta non è possibile anche a Udine fare squadra per realizzare un progetto qualificante che, tra le altre cose consentirebbe il recupero di un sito particolare come quello della ex caserma dei Vigli del Fuoco? Non si capisce, infine, la sorpresa del consigliere Colautti visto che il progetto era già noto essendo stato presentato ufficialmente alle autorità e ai cittadini la scorsa estate in Camera di Commercio”

A fargli da eco la capogruppo PD in consiglio comunale Monica Paviotti. “Non si sta parlando solo di un “mercato coperto” dove i prodotti vengono venduti e consumati, ma di un luogo in cui viene fatta cultura del cibo e dell'enogastronomia, attraverso mostre, presentazione dei prodotti del territorio, corsi tematici. Insomma un luogo in cui "mettere in bella mostra" il grande patrimonio agroalimentare e la grande tradizione culinaria del Friuli”.

La controreplica di Colautti

"Fino a ieri il progetto Città del Cibo non era sconosciuto solamente ai cittadini di Udine, me compreso, ma non ne avevano sentito parlare nemmeno alcuni autorevoli esponenti della giunta comunale che siede ancora a palazzo D'Aronco”. Risponde così Alessandro Colautti al PD locale. “Se Leoncini e Paviotti avessero letto in maniera completa la mia nota, avrebbero capito che non sono certamente contrario a prescindere. Anzi, ho auspicato un confronto aperto sul tema e la possibilità di contribuire allo stesso progetto. Ciò che mi ha sorpreso invece è riscontrare la segretezza che ha circondato questa importante riqualificazione e che nessuno, né l'amministrazione comunale, né le categorie economiche, né la cittadinanza in generale, sia stato coinvolto per lavorare su un asset strategico per il futuro di Udine e la sua offerta economica e turistica”. "Ribadisco la scarsezza delle informazioni fino ad ora trapelate" conferma Colautti. "Il convegno - puramente tecnico - organizzato in Camera di Commercio il 4 luglio era dedicato a Udine Mercati e ai suoi progetti di sviluppo, non certo alla presentazione del progetto “Città del Cibo”, tanto che ad esempio la stampa locale non ne ha nemmeno parlato. Non mi sembra certo si possa definire una presentazione alla cittadinanza". Continua Colautti: “La giunta regionale ha il dovere di fornire tutte le spiegazioni del caso, magari ad un incontro pubblico che invito lo stesso Leoncini ad organizzare. Sarebbe opportuna la presenza, oltre che della cittadinanza e delle parti politiche, anche delle categorie economiche. Sono sicuro che in quell'occasione sarà chiara a tutti la strategia macro che si cela a monte di questo intervento. Un “Eataly” friulano deve essere per forza integrato in una visione d'insieme del centro storico, dell'offerta turistica e della fruibilità di tutti i vari aspetti”.

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