Madre aggredita verbalmente perché la figlia autistica non porta la mascherina

Da fine febbraio la 18enne Martina, affetta da una grave forma di autismo, è chiusa in casa con i genitori, rifiutandosi di usare la mascherina e vivendo una drammatica situazione di isolamento. Ieri un uomo davanti a un negozio ha chiesto con veemenza di coprirle la bocca

Renata Di Bella con la figlia Martina

Uno dei problemi nascosti di questo difficile periodo è quello delle famiglie di persone con disabilità intellettiva e relazionale: con la chiusura delle scuole e dei centri socioassistenziali, la routine di queste famiglie è drasticamente cambiata. Il carico di problematiche che ne consegue è drammatico ed estremamente diversificato da persona a persona. A raccontarci un episodio che riguarda sua figlia Martina, una ragazza di 18 anni con una grave forma di autismo, è Renata Di Bella, residente a Pasian di Prato.

La vita in emergenza 

«In questo momento è tutto difficile, difficile e basta, fuori e dentro casa. Martina è a casa da fine febbraio, da quando sono state chiuse le scuole: frequenta l'istituto di Fraelacco, dove c'è una sezione dell'istituto comprensivo di Tricesimo e il prossimo anno entrerà nel centro socio-assistenziale». Più di un mese e mezzo, questo è il tempo in cui Martina ha dovuto cambiare radicalmente la routine a cui era abituata. Prima, infatti, il pulmino la recuperava alle 7.30 per portarla a scuola dove rimaneva ogni giorno fino alle 15.30. Ora invece passa tutte le giornate chiusa in casa.

Le conseguenze della quarantena

«Martina non è una ragazza violenta, al massimo trasforma le sue ansie in auto aggressività. La sera, però, arriva ormai con un sovraccarico sensoriale pazzesco: è regredita non dal punto di vista cognitivo ma da quello della gestione delle emozioni». Benché le insegnanti inviino i compiti a casa e la madre la aiuti a svolgerli, Martina piange ogni sera e non dorme più a causa di una situazione che lei non può comprendere. «La paura più grande rispetto a questo periodo di chiusura è che le persone come Martina perdano capacità sociali che con tanta fatica sono state insegnate e che si imparano solo fuori casa. Questa temo sarà una conquista che si perderà perché si è acquisita solo con la vicinanza dal punto di vista umano. Più di così gli istituti al momento non possono fare, e la rete e i servizi sono fermi perché è una situazione così nuova che neanche loro sanno come muoversi».

L'appello

«Non ci manca l'energia o il tempo, almeno non sempre, per stare con i nostri ragazzi. Quello che ci manca davvero - ci racconta la Di Bella - è la qualità della vita. Non ci interessa un servizio di parcheggio, ci interessa che ci siano dei progetti che rendano la vita delle persone con disabilità dignitosa». Parole che nascono non soltanto a margine di anni di lotte, ma anche a seguito di un episodio capitato proprio ieri. 

Il fatto

«Ieri mattina sono uscita a fare delle commissioni in paese con Martina. Mio marito lavora e se io esco sono obbligata a portare con me mia figlia». Martina, come capita spesso alle persone autistiche, non riesce però a sopportare di avere qualcosa addosso e quindi è impossibile per lei indossare anche la mascherina. «In fila al supermercato un signore mi ha detto in maniera piuttosto veemente che avrebbe dovuto tenere almeno la sciarpa davanti la bocca. Io gli ho risposto che sono d'accordo, ma purtroppo mia figlia non tiene niente. Ha provato a metterle una sciarpa, per farglielo vedere, e Martina ha reagito malamente. Gli ho spiegato che è autistica, che ho persino parlato con i carabinieri, che hanno capito la situazione e che la cosa che posso fare e mantenere delle distanze di sicurezza maggiori, ma lui ha insistito».

Nelle parole della mamma di Martina c'è amarezza ma anche comprensione. «Io capisco quel signore e vorrei rispettare le regole. Ma Martina non capisce perché deve mettere la mascherina, ha gravi problemi cognitivi. A me dispiace, l'unica cosa che posso fare è stare molto lontana dagli altri. Forse facendo gli sceriffi crediamo di fare qualcosa di buono, ma stiamo perdendo anche il buon senso e l'empatia».

Lo sfogo

«Martina non porta la mascherina: per lei è impossibile avere addosso qualsiasi cosa, dalla forcina nei capelli ad un cerotto, ma in queste uscite cerco di non essere in nessun modo fonte di pericolo per gli altri, mantenendo una distanza superiore ai 5 metri. D’altra parte, diciamocelo sinceramente e con grande amarezza da parte mia, anche in tempi diversi quasi tutti si mantengono lontani da mia figlia ben più di 2 metri. Almeno, se ci vedrete, saprete chi è la strana coppia, di cui una con la bocca scoperta».

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